Sabaudia: quando “le quattro zampe” diventano terapia, seconda parte

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Quattro zampe sabaudia convegno

Nell’articolo precedente ho illustrato come in una conferenza tenuta a Sabaudia sia stato messo in evidenza l’utilizzo degli animali domestici per terapie. Questa è la seconda ed ultima parte.

Ore 10:33 Antonella Cerquiglini ASL LT neuropsichiatria infantile introduce il discorso sul paziente assistito dal cane:

“É dimostrato che il cane sollecita la comunicazione nel bambino innescando processi psicologici affinché egli possa trovare un modo per comunicare con gli altri, inoltre il cane, ed anche altri animali, può essere impiegato come mezzo in psicodiagnostica esaminando la relazione che il bambino instaura con l’animale. Non sempre un bambino che subisce violenza in famiglia l’adopera sugli animali; a volte è vero che il bambino ripercuote sull’animale quello che subisce in famiglia, ma questo può essere letto e codificato come una spiegazione di quello che accade a  lui nella sua famiglia e questo può essere verificato osservando gli adulti che hanno un comportamento violento sugli animali, e che non sono stati affiancati da una corretta psicoterapia e far capire loro che l’animale è amico. Già nell’antica Roma il cavallo veniva usato dagli antichi romani per riabilitare i reduci  di  guerra, poiché con il suo movimento particolare induce il giusto movimento per riabilitare le ossa. Si è scoperto da qualche anno che il cavallo aiuta a curare tutte le sindromi metaboliche. È importante seguire le procedure del personale pet therapy specializzato nella scelta dell’animale giusto per la terapia, solo dopo che si sono fatti test opportuni viene indicato un animale adatto che verrà fatto introdurre nella sfera sociale dell’individuo in una struttura adeguata.

Marianna Totani ore 11:23 esperienza del gruppo terapeutico con il cane

La dottoressa spiega il modello di lavoro che ha proposto insieme alla collega dottoressa Crescimbene e alla collega dottoressa Masotti, basandosi sulla teoria dell’attaccamento di John Bowlby .

Il metodo che le dottoresse hanno utilizzato è quello di usare la figura del cane dove il bambino/a trasferisce l’attaccamento (Il legame affettivo tra cane e uomo: l’attaccamento della dott.ssa Emmanuela Diana) affettivo, che poi sarà trasferito agli esseri umani.

Il cane deve essere addestrato per leggere le emozioni degli essere umani,  seguendo gli studi dell’etologo Konrad Lorenz (bibbliografia).

“Il cane nell’immaginario collettivo oltre ad avere un valore fisico, reale, tangibile, ha anche un valore simbolico che ci permette di entrare nella nostra parte istintuale.”

La dottoressa Marianna Totani spiega:

“Anche i cani hanno i tic, in questo modo i bambini che ne soffrono possono confrontarsi e liberasene”

Io aggiungo che più che un confronto è una vera e propria immedesimazione. Quando siamo bambini non abbiamo tutte le sovrastrutture che abbiamo in età adulta, quindi cogliamo quello che ci “assomiglia” anche in chi non è del nostro genere. È il principio dell’empatia che lega l’essere umano a tutta la natura circostante e all’umanostesso. Il principio dapprima scoperto  e codificato dai filosofi è divenuto di importanza vitale in psicologia e indica la capacità di sentire dentro di sé, o semplicemente di percepire su di sé, l’animo di un nostro simile.

11:41: La dottoressa Marianna Totani asserisce:” È importante assumere uno stile impersonale nelle conduzione del colloquio tra cane e bambino, in modo che egli possa sentirsi a proprio agio, inoltre si deve spiegare ai bambini che essi hanno gli stessi loro problemi: tic, timidezza, irrequietezza, in questo modo i bambini parleranno dei loro problemi con più rilassatezza”.

Riporta un esempio di una bambina di 8 anni che accusava dei tic e che creavano in lei momenti di sconforto. Si sentiva osservata dai coetanei e dagli adulti anche se questi non giudicavano, lei però sentiva di non essere approvata, forse perché vedeva le differenze che si facevano inconsapevolmente tra lei e gli altri bambini e le prendeva come decisioni volontarie per cui lei non poteva essere come gli altri bambini. Aveva costruito quindi una paura verso il mondo degli adulti, meccanismo di difesa, che le impediva di andare addirittura serenamente a fare la spesa.

La dottoressa Marianna Totani prosegue nella spiegazione del metodo. :”Ho spiegato alla bambina che anche il mio cane ha dei tic nervosi, la prima cosa che ha detto è stata:“Oh che sfortuna pure lei!”, quindi ho fatto in modo che i due venissero a contatto e la bambina a cominciato a relazionarsi con il cane e a verificar che quanto le dissi era vero. Si è aperta e mi ha confidato mole delle sue cose, sentendosi sicura perché il cane era lì con lei a rimandarle una immagine di protettore nei confronti di chi volesse farle del male. Abbiamo ottenuto in circa otto mesi di duro lavoro che la bambina prendesse sicurezza per confrontarsi col mondo esterno. Dapprima con il cane per andare a fare la spesa, poi senza visto che lei era cresciuta in termini di sicurezza, e, semmai ne aveva bisogno, richiamava a sé l’immagine del cane e ne traeva sicurezza.”

Forse perché aveva imparato che se il cane riusciva ad andare avanti nella sua vita poteva farlo anche lei, questa è empatia uomo/natura.

A conclusione del suo rapporto la dottoressa MariannaTotani riporta una frase meravigliosa della bambina che dice al cane.

“Noi nell’angolo non ci facciamo mettere”.

11:55: Analisi di un caso clinico. La dottoressa Lucia Masotti  spiega come un trauma causato da un animale possa nasconderne un altro e come risolverlo insieme a lui.

“Una bambina ha paura dei cani dopo un evento  traumatico, ma in verità dietro la paura del cane c’era un trauma differente. Me ne accorsi poiché la bambina sceglieva fattezze del cane e colore del manto, rifiutandone delle tipologie, ad esempio bianco e non nero.”

Tramite il dialogo la dottoressa si è accorta che il trauma avuto dalla bambina dopo un aggressione del cane ne nascondeva uno più profondo (più lontano nel tempo), ed ha potuto eseguire una terapia mirata, proprio con l’ausilio di un cane. La dottoressa Lucia Masotti spiega l’importanza di gratificare il cane ogni volta che esegue un lavoro terapeutico, come quando lo si fa nei giochi di bellezza e prestanza fisica a lui dedicati.

“Dobbiamo sempre gratificare il cane che lavora con noi sia per fargli capire che quello che fa è giusto, sia per sua soddisfazione emotiva. L’animale d’affezione lavora per noi e dobbiamo ringraziarlo.”

È importante che il cane sia sempre accompagnato dal  suo coadiutore, spiega la dottoressa Lucia Masotti, poiché egli deve capire se è stanco o se può continuare a lavorare con il paziente.

12:11: Professor Fausto Preticola, hospice e cure palliative

Il professore spiega:”L’hospice è un centro dove le persone vanno a finire gli ultimi loro giorni. Non è un luogo di morte, ma un luogo dove le persone vengono assistite per morire in modo meno atroce. Alcuni degenti vorrebbero entrare in hospice prima della dichiarazione “non c’è più niente da fare”, in modo che possano vivere meglio gli ultimi mesi di vita, e non gli ultimi giorni, che rimangono loro.

In esso vengono eseguite tutta una seria di metodiche che vengono chiamate sotto il nome generico di cure palliative. Queste sono cure utili al benessere del paziente, oggi si tende a diventare specialista nel settore e quindi nel futuro un qualunque medico non potrà improvvisarsi palliati-vista, dovrà essere specializzato in quel settore se vorrà somministrare quel tipo di cure.”

Interessante questa informazione, poiché ci si è resi conto nel mondo dell’importanza di morire con dignità e senza dolore. Infatti la malattia devastante toglie la dignità dell’ammalato, che spesso preferisce morire piuttosto che vivere in quelle condizioni; la fuga verso Nazioni dove l’eutanasia è permessa nasce proprio da questa esigenza di dignità e dal del dolore che la malattia comporta: fisico e psicologico. Sia per come cambia il corpo da malato, sia per il senso di abbandono che l’ammalato ha quando ad esempio nessuno va a trovarlo.

‘’Ricordiamoci che pallio viene da palio, nome greco di un mantello che gli antichi greci usavano per proteggersi dal freddo, da lì vieni il termine palliativo per intendere placebo.

Il tutto per intendere una serie di meccanismi che introducono un innesco nel paziente e che quindi viene stimolato psicologicamente per vivere più attivo.

Un effetto strepitoso lo si ottiene portando al paziente il suo animaletto. Da anni ho deciso di far portare tutti gli animali domestici dei pazienti in ospedale per dar loro motivo di vivere, ma pure per far vedere ai pazienti che i loro animali stanno bene. In questo modo si stimola l’organismo a produrre gli ormoni della felicità che rafforzano lo spirito del paziente: endorfine, ossitocina.

12:27: Carlo Pireda psicologo sistemico relazionale presso hospice

“Gli animali sono degli psicoterapeuti naturali. Se voi mi portaste il vostro animale sicuramente risparmiereste soldi. Questo perché quello che si instaura tra un animale d’affetto e il suo padrone non è soltanto un rapporto di padrone/schiavo, è un rapporto sociale che coinvolge tutta la psicologia dell’uomo e dell’animale. Osservando il rapporto che c’è tra l’essere umano ed il suo animale possiamo capire molte coso dell’umano. Spesso osservo che quando i pazienti sono visitati dai loro animali hanno momenti di gioia impensabili, che prendono forma solo quando si ricongiungono a loro.”

A tal proposito mi sono ricordato di Candy Candy, un cartone animato degli anni ottanta, oggi si direbbe un film di animazione, oppure arte in movimento. In una puntata di questo cartone animato la protagonista, Candy Candy, portò in ospedale un cane sanbernardo per risollevare un vecchietto dalla sua tristezza. Questo la dice lunga sul rapporto uomo-bestia.

Prosegue il dottor Carlo Pireda “Questo vale più di una psicoterapia di dieci sedute. Fino all’ultimo momento c’è la vita e c’è il paziente, un animale riesce a stimolare le endorfine nei pazienti e far passare loro giornate emozionanti e gioiose fino al momento della morte che sarà certo meno sofferta.”

Questo è stato l’ultimo relatore a parlare. La sala è rimasta gremita dall’inizio della conferenza fino alla fine, decretando successo di interesse per questa tematica e la facilità di comunicazione che i relatori hanno avuto verso il pubblico.

Una donna interviene alla fine delle relazioni e chiede:”  perché a volte il cane aggredisce i propri padroni? A risponderle è Tommaso Stagno educatore cinofilo, noto ospite a I fatti vostri su rai due:

“il cane aggredisce perché spesso si crea un disequilibrio del gruppo sociale in cui egli si trova, la nostra famiglia, che per lui è il branco. Noi, secondo la sua logica, facciamo parte del suo branco non è lui che fa parte della nostra famiglia; spesso non sa gestire il comportamento è scambia una risata di gioia per un’aggressione, un abbraccio per un tentativo di colpirlo, quindi agisce per istinto difendendosi.”

leggende e leggi sulla pet terapy

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