Venerdì 20 ottobre 2017, ore 16:00, il teatro delle fiamme gialle ha spalancato i portali alla cittadinanza per farla assistere ad un convegno sulla violenza sui minori.

Tema delicato su cui conferire e altrettanto necessario da affrontare.

Sono intervenuti:

Alessia Micoli (Criminologa CTU del Tribunale di Latina)                                     

Monica Sansoni (Garante infanzia e Adolescenza della Regione Lazio)                             

Tommaso Malandruccolo (Ispettore Superiore della Questura di Latina)          

Gianfranco Pinos (Ispettore Capo Polizia Postale di Latina)                                      

Sara Teresa Mariani (Avvocato)                                                                        

Paolo Picchio (padre di Carolina)

Il convegno è iniziato con l’osservare la sala semivuota, ci si aspettava di vedere più persone data la natura del convegno stesso, che è stata la naturale prosecuzione di un incontro specifico nel corso della mattinata nel liceo Giulio Cesare che ha coinvolto: alunni, genitori e insegnanti della scuola.

Il tema trattato infatti è sempre attuale e attraversa epoche e nazioni, adoperando nuove tecniche e tecnologie per essere perpetuato ai danni di chi psicologicamente viene percepito debole e ammaestrabile. Ovvero assoggettabile.

Quando un  bullo prende di mira una persona lo fa perché percepisce che può fargli fare quello che vuole, come quando vengono ammaestrati gli animali; in fin dei conti il bullo nella sua vittima non vede una persona, un essere umano come lui, davanti a sé è come se ci fosse un oggetto.

Se ricordo bene un concetto espresso da Maria Rita Parsi (psicologa) riguardo l’aggressività umana recita così: “quando un uomo, una donna, infieriscono (agire brutalmente come una fiera) su un soggetto che non può tutelarsi è perché in quel momento non lo percepisco come un essere umano, ma come qualcosa di diverso da loro. Quindi tendono ad annientarlo rendendolo schiavo, poiché il meccanismo di immedesimazione in quell’istante viene censurato”.

E forse per alcun persone, soprattutto per quelle in età evolutiva che per altro non sono persone fino al sedicesimo anno di età, secondo la nostra giurisprudenza, l’unico modo per sottrarsi al bullo, e comunque al proprio carnefice, è quello di uccidersi.

Carolina Picchio non ce la faceva più a sopportare tutte quelle chiacchere su di lei e si buttò, come si può buttare ciò che non serve più, dalla finestra di casa sua a Novara alle tre di notte del 05 gennaio del 2013.

Era questa l’idea che maturò in lei? Di non essere più utile? Certamente quando qualcuno/a commette quel gesto lo fa perché ha la sensazione di essere scartato, quindi di non essere utile, di non servire alla comunità per i propri valori, ma servire quale strumento di divertimento ai propri danni.

“Carolina è diventata un’icona del primo atto di istigazione on line al suicidio. Questo perché nella storia Italiana di atti delittuosi come questo, riferiti ad istigazioni on line, nessuno prima di lei lasciò scritto niente circa il motivo del suicidio; si poteva supporre che alcuni ragazzi/e si uccidessero per motivazioni del genere, ma non si poteva averne la certezza. Invece lei con il suo scritto inchioda tutti/e i suoi social-assassini:

Scrittura di Carolina Picchio. Non è possibile analizzare questa scrittura poiché la risoluzione della foto non lo permette. Però esaminandone la struttura si deduce che ha agito con consapevolezza e determinazione.

«Le parole fanno più male delle botte», scrive la ragazza. «Spero che         adesso sarete un po’ più sensibili sulle parole».”

Questo il sunto di Paolo Picchio, suo padre.

Il quale è riuscito a far legiferare  contro il cyberbullismo una legge specifica: la 71/2017 entrata in vigore il 18 giugno 2017. Questa legge è importantissima per il minorenne fino al quattordicesimo anno di età  poiché lo svincola dalla patria potestà e gli permette di chiedere ai social network di rimuovere contenuti per lui lesivi, prima di questo eventuali richieste e denuncia dovevano essere effettuate di genitori.

La legge sul cyberbullismo spiegata ai ragazzi

Parla Elena Ferrara senatrice ed ex professoressa di Carolina (video della durata di soli 00:11 minuti, Per favore condividi) Ci sono poi due lettere che diventeranno oggetto di indagine e permetteranno di ricostruire tutto quello che accadde a fine novembre del 2012 e che poi la portò al suo atto delittuoso.

“Simamo noi” Intervista al Papà di Carolina, vittima di cyberbullismo durata 03:16

In questo video viene messo in evidenza che Carolina non ha mai parlato ai genitori di quello che le stavano facendo. In sala il signor Paolo Picchio esclama: “Dobbiamo ascoltare i nostri figli, sempre! Dobbiamo capire che quando non vogliono parlare delle loro cose è perché hanno difficoltà a farlo. Dobbiamo capirli. Io non sapevo niente di quello che le stava accadendo”.

Continua:

“Sono sempre in giro per l’Italia per divulgare la pericolosità del cyberbullismo, e per dire che i genitori devono aprire un dialogo con i figli sempre, anche quando sono stanchi. Adesso c’è una legge specifica sul cyberbullismo, che deve  essere spiegata anche nelle scuole”.

Racconta anche di come nella stessa mattina abbia visto un bambino di otto anni con lo smartphone: ‘È assurdo per la sua età poiché è uno strumento pericoloso ed attraverso il quale può essere raggiunto da tutta una serie di malintenzionati.’

Gianfranco Pinos è intervenuto sottolineando la gravità dell’utilizzo inconsapevole di internet. Precisandone l’utilizzo relativo ai social network. Egli spiega soprattutto l’importanza del conoscere i reati perseguibili penalmente, mettendo in evidenza che un genitore è sempre responsabile del figlio minorenne per qualunque reato egli possa commettere, anche attraverso la rete; ci illustra che Facebook ad esempio è proprietario di tutto quello che postiamo, immagini comprese, e può usare questo materiale come vuole, addirittura vendendolo e dando origine al mercato delle informazioni personali; addio alla privacy. Questo significa che noi diamo la possibilità a questo social di rivendere materiale contenente dati sensibili, nostri e di altri, che sono coinvolti nelle nostre chat e nei nostri album.

“È  il caso di un ragazzo laureato con 110 e lode alla Bocconi di Milano che vince un concorso per lavorare nel Regno Unito. Il quale parte felicissimo per lavorare ma dopo qualche giorno viene chiamato per qualcosa che lo riguarda personalmente. Un selfie che lo ritraeva in un montaggio con le orecchie ed il naso lunghi. Disse che era una fotto di cinque anni prima, goliardica, e che cancellò dopo pochi giorni. Gli fu detto che loro comprano le informazioni dai social network, che valgono più di un Curriculum Vitae. Se un loro committente avesse visto quella foto, la società avrebbe fatto una brutta figura. E ruppero il contratto.”

Continua:

“Se un ragazzo di quattordici anni commette un qualunque reato penale, i genitori pagano in solido. Se un ragazzo, un bambino, accedono a whatsapp (o ad altri social) e inviano immagini o scritte offensive di qualunque tipo, anche pornografiche, i genitori ne sono responsabili penalmente; e, allorché il cyberbullismo si traduce in atti di violenza fisica su altro minorenne, i genitori possono perderne la patria potestà poiché non hanno saputo educare il proprio figlio”.

Tommaso Malandruccolo spiega genericamente le dinamiche del bullismo. Ha esperienza nel campo da molti anni, maturata anche nell’attività svolte nelle case famiglia.

«Il bullismo non nasce mai dal bullo, ma quasi sempre da un’emarginazione che ne è alla base. Il bullo solitamente ha un vissuto particolare alle spalle che può avere due evoluzioni: o questo giovane rivolge verso di sé la rabbia e la depressione a cui questa porta, o diventa in un certo senso carnefice ed esprime la rabbia all’esterno».

Continua:

“Il bullo non è mai da solo, deve essere sempre circondato da gregari per poter agire. In una classe dove c’è un bullo non si ride mai, mentre in una classe dove il bullo non c’è si ride e scherza sempre. Di solito i gregari non sono bulli ma ragazzini assoggettati ed esercitano quello che il bullo vuole, ottenendo da lui di essere lasciati in pace. Sono dei vigliacchi in parole povere, che infliggono ad altri quello che sarebbe inflitto loro se non ubbidissero.”

Però, dico io, di solito i gregari non sono dei vigliacchi, ma ragazzini che non ricevono stima neppure tra le proprie pareti domestiche, e in figure quali quelli dei bulli trovano appagamento. Parlare in famiglia non è sempre semplice, le risposte  a volte sono: “ma lascia stare, tu studia e basta; se ti danno calci tu dai calci; se il tuo amico viene vessato tu allontanati da lui se no vesseranno pure te; ecc.”

A volte però il ragazzo non viene neppure ascoltato creando in questo caso una spirale del silenzio attorno a lui, il quale si svilisce chiedendosi: “Se neppure i miei genitori mi ascoltano, forse allora sono io quello sbagliato. I miei compagni hanno ragione nel pendermi in giro.” La comunicazione è il fulcro di tutto. Bisogna saper comunicare.

Sono stati proiettati il corto metraggio Il branco, realizzatodal regista Luca Argentesi centrato sul cyberbullismo;

ed il reportage di Rai 1 del 3 agosto 2016 durata 22:02. Carolina Picchio, suicida perchè vittima di Cyberbullismo.

Estate 2016, Eleonora Daniele.

 

Il primo tutto centrato sulla violenza inferta da un branco di femmine. Fino a circa dieci anni fa si parlava di bullismo al maschile, quasi non c’era il bullismo al femminile. Se oggi si è fatto addirittura un cortometraggio che illustra il branco al femminile, vuol dire che non c’è più neppure l’ostacolo culturale a fermare la violenza. Una volta infatti le ragazzine venivano educate ad essere solidali tra loro e a non commettere mai atti di prepotenza. Forse oggi con la possibilità che gli/le adolescenti hanno di imparare da internet imparano che la violenza non è solo al maschile, o forse anche questa è sempre esistita.

Il secondo racconta gli ultimi giorni di vita di Carolina Picchio e le motivazioni che l’hanno condannata all’atto delittuoso.

“Così continuano ad uccidere mia figlia Carolina”.

Testimonianza di Cristina, madre di Carolina, che denuncia a LucignoloMediaset che sua figlia viene usata per siti porno a distanza di una anno della sua morte.

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