Russia vieta la pubblicizzazione di manifestazioni illegali

0
274
Russia vieta la pubblicizzazione di manifestazioni illegali

Dopo le ultime manifestazioni di protesta contro la decisione da parte delle autorità russe di escludere i candidati dalle elezioni amministrative di settembre, l’autorità per le telecomunicazioni russa, Roskomadzor ha chiesto al motore di ricerca Google e al sito di condivione video, Youtube, di bloccare la pubblicizzazione di eventi illegali.

Secondo quanto riferiscono alcune voci, circa dieci milioni di russi combattono da otto anni per avere elezioni libere e soprattutto democratiche, internet è uno strumento utilissimo, anche grazie ai social network, per pubblicizzare, anche all’estero, qualsiasi tipo di evento.

L’autorità per le telecomunicazioni russa ha riferito che, da Youtube, sono stati acquistati degli spazi pubblicitari per diffondere notizie riguardo manifestazioni di protesta non autorizzate.

In generale, il governo russo vorrebbe evitare il ripetersi di quanto acaduto durante le manifestazioni di luglio, per questo motivo vuole che Google impedisca, che attraverso di esso, si diffondano informazioni su possibili manifestazioni, e più in generale su eventi che non hanno ottenuto il benestare dalle autorità.

Il governo russo, per parte sua, ha riferito che se Google continuerà a diffondere informazioni su eventi illegali, considererà l’operato dell’azienda statunitense di Mountain View come un’indebita interferenza nelle faccende di uno stato sovrano. In aggiunta a ciò, l’autorità per le telecomunicazione russa, Roskmadzor ha minacciato Google di pesanti sanzioni se non impedirà, come già detto, la pubblicizzazione delle predette manifestazioni.

In effetti, già da molti anni, in Russia, sono state varate delle leggi che impogono la cancellazione di alcuni risultati di ricerche internet ed inoltre i dati personali di molti utenti che usano i social network sono stati salvati all’interno di server nazionali.

Bisogna tenere presente ,inoltre, che non è la prima volta che il motore di ricerca Google finisce nel mirino del governo russo, infatti, già nel 2018, esso ebbe una multa di cinquecentomila rubli, pari, più o meno a settemila dollari, per non aver rimosso contenuti dalle sue ricerche che violavano le leggi russe.

Dopo quell’episodio, Google ha rimosso un video del leader dell’opposizione russa Alexei Navalny, perchè, secondo le autorità russe per le telecomunicazioni, esso violava le leggi elettorali.

Il pugno di ferro di Putin si può spiegare solo se si tiene presente che, nell’ultimo periodo, il suo governo sta attraversando una forte crisi di consensi, dovuta a diverse ragioni, prima fra tutte la crisi economica, cui fanno seguito gli incidenti militari e gli incidenti in Siberia.

Le manifestazioni di sabato scorso, dunque, hanno messo ancora di più sotto pressione il governo di Putin, già molto provato dalle proteste di luglio.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here