Tutto comincia nel 1997 per lo storico e attivista Jurij Dmitriev. Alle spalle ha anni di attivismo per ritrovare i luoghi dimenticati dello stalinismo. In un’escursione in Carelia, una delle repubbliche della Russia, lui e altri attivisti scoprono due grandi fosse comuni. A Krasnyj Bor e Sandarmokh trovano migliaia di corpi dimenticati, tutte vittime del Grande Terrore Stalinista. Si parla di più di novemila vittime solo nel biennio 1937-1938 a Sandarmokh, oggi divenuto uno dei tanti memoriali per le famiglie.

Le accuse a Jurij Dmitriev

Nel 2016 Dmitriev è accusato e arrestato per la realizzazione di immagini pedopornografiche della figlia adottiva. Accuse che lui rigetta e che alcuni colleghi credono sia un modo per screditare il lavoro di una vita. Nel 2017, dopo un riesame delle foto incriminate da parte di un organo nominato dal tribunale, si assoda che il materiale non è pornografico. Ad inizio 2018, solamente dopo un esame psichiatrico, Dmitriev è assolto. È però condannato a due anni e mezzo per possesso di arma da fuoco. A distanza di poche settimane dall’assoluzione, il procuratore della città di Petrozavodsk ha presentato un ricorso formale alla corte contro la precedente decisione. A giugno la Corte Suprema della Carelia ha annullato il precedente verdetto e ha ordinato un nuovo processo. Successivamente si aggiungono ulteriori accuse e Dmitriev è nuovamente sottoposto ad un esame psichiatrico. Nel 2020 è accusato di abusi sessuali verso la figlia adottiva, che poi rivela di aver subito pressioni per ammettere la colpevolezza del padre. Condannato a tre anni e mezzo per abusi, Dmitriev è però assolto per le restanti accuse. È sicuramente una vittoria visti i 12 anni di condanna minima che solitamente si hanno per reati come l’abuso sessuale.

Il nuovo processo

Per Jurij Dmitriev non è ancora finita. In appello la Corte Suprema della Carelia annulla per la seconda volta il verdetto precedentemente emesso. Condanna Dmitriev a 13 anni di reclusione in una colonia penale, inoltre chiede un terzo processo per l’accusa di creazione di materiale pedopornografico. La pandemia non hanno reso possibile la presenza in aula del difensore di Dmitriev perché malato di covid-19. Così un avvocato d’ufficio ha lavorato solamente tre giorni al caso. La difesa, viste le numerose violazioni occorse durante il processo, chiede appello alla Terza Corte di Cassazione di Pietroburgo. Questa però conferma la sentenza della Corte Suprema della Carelia.

Il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e alla Corte Suprema Federale Russa

Intanto la difesa ha chiesto un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, sebbene la sua decisione non sia vincolante per la Russia. Si rimane comunque in attesa dell’appello alla Corte Suprema Federale Russa. Tuttavia anche questa speranza potrebbe venir meno se la Corte non accettasse di prendere in considerazione il caso. Se anche questa possibilità dovesse scemare solo l’atto di clemenza di Putin potrebbe scagionare Dmitriev.

Il Premio Sakharov

È del 21 maggio la notizia del premio Sakharov a Dmitriev, proprio in relazione alle lotte per la verità sulle vittime del Grande Terrore Stalinista. Infatti tra i tanti sostenitori del caso “montato” di Dmitriev spicca l’ong Memorial, fondata dallo stesso Sakharov, per la tutela dei diritti umani. Memorial venne inoltre candidata al premio Nobel per la pace nel 2014 e lo stesso Dmitriev ne fa parte. Speriamo che il premio sia un faro verso la verità e un giusto processo per un uomo che ha tentato di ridare un nome alle vittime dei peggiori anni della Russia. Inoltre non vorremmo mai che il suo attivismo venga oscurato da accuse che sembrano ancora poco chiare.