Sono sempre più pressanti le critiche verso la FIFA (Fédération Internationale de Football Association) e l’atteggiamento passivo che sta continuando a mantenere a pochi giorni dall’inizio dalla ventunesima edizione dei Mondiali di calcio in Russia (dal 14 giugno al 15 luglio), dopo le minacce da parte di anonimi ricevute da Pride in Football, associazione che raggruppa tifosi di calcio LGBTI, alcuni dei quali intenzionati a volare a Mosca per assistere al più importante torneo calcistico internazionale. Il silenzio sull’episodio da parte della federazione non fa altro che fomentare le polemiche di cui è protagonista da anni, motivate dall’aver scelto per ospitare il campionato internazionale per il 2018 (Russia) e il 2022 (Qatar, nazione al centro di campagne di denuncia sulle violazioni dei diritti umani) sedi che non garantirebbero a sufficienza i diritti umani dei propri cittadini e degli eventuali tifosi e tifose pronte a partire per supportare la propria squadra. Famosa é la sensibilizzazione che Amnesty International porta avanti da anni, parlando dello sfruttamento e dei rischi per i lavoratori, principalmente migranti, assunti per la costruzione delle infrastrutture utili per le due kermesse calcistiche. La Russia di Putin é sempre più al centro di accuse di violazioni dei diritti umani e di mancanza di libertà di opinione. É di poche ore fa la notizia dell’omicidio a Kiev in Ucraina del giornalista russo, Arkady Banchenko, apertamente oppositore del potere putiniano. Delitto che, l’opinione pubblica e politica internazionale, collega più o meno palesemente ad un ordine segreto del governo russo (senza dimenticare un omicidio dalle tinte simili, quello di Anna Politkovskaja nel 2006).

 

Giugno sarà anche il mese nel quale le leggi contro la propaganda lgbti (nel paese non sono illegali ufficialmente le relazioni omosessuali (l’omosessualità é stata in Russia depenalizzata nel 1993) ma il rendere visibile o diffendere argomenti pro comunità lgbti in presenza di minorenni) nel territorio governato da Mosca compiranno cinque anni, approvate qualche mese prima dell’inizio delle Olimpiadi invernali di Sochi nel 2014. Da quel momento gli atti omofobi e transofobi nel paese sembrano essere in forte aumento (senza considerare la forte situazione di violenza contro la comunità LGBTI in Cecenia nei mesi passati).

La FIFA al momento continua a non dare risposte ufficiali sul possibile grave trattamento che potrebbe essere riservato alla comunità di tifosi in visita nelle undici città che ospiteranno i mondiali. Le associazioni per i diritti umani sembrano in realtà già pronte a mobilitarsi se tra i paesi candidatisi per i Mondiali del 2026, dovesse vincere un altro paese che al momento continua ad avere una situazione critica per il rispetto dei diritti umani, il Marocco.

Nel frattempo FSF (Football Supporter’s Federation) ha pubblicato (e non sono mancate le polemiche) una guida deficata a chi partirà per Russia 2018 dove si invita esplicitamente i tifosi LGBTI a mantenere comportamenti non troppo visibili e provocatori per evitare il più possibile reazioni omofobe e/o transofobe.

La FIFA sembra al momento ancora decisa a non prendere una posizione esplicita sull’argomento e non ha come obiettivo l’abolizione degli insulti omofobi e transofobi dagli stadi, possibile primo passo di sensibilizazzione agli argomenti di genere nel maschilista mondo calcistico.

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