Rosario Livatino: “il giudice ragazzino” vittima di mafia

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Rosario Livatino è un magistrato italiano, che nel 1990 decede per assassinio, per mano mafiosa della “Stidda”. A fronte di ciò, la Chiesa Cattolica considera il magistrato un “Servo di Dio”. Nel 1994, nasce la pellicola televisiva “Il giudice ragazzino”, con la regia di Alessandro di Robilant. Inoltre, seguono altre produzioni cinematografiche in memoria di Livatino, tra cui: “Luce verticale, Un Giudice Ragazzino, Il Giudice di Canicattì, Testimone a rischio”.

Rosario Livatino: la biografia

Rosario Livatino nasce a Canicattì, il 3 ottobre 1952 e decede ad Agrigento, il 21 settembre 1990. I genitori sono Vincenzo Livatino e Rosalia Corbo. Inoltre, il padre svolge la professione di impiegato esattoriale, presso il comune, con una laurea in Giurisprudenza. Inoltre, Rosario frequenta gli studi presso il “Liceo Classico Ugo Foscolo”, dove consegue la maturità. Nel 1971, Rosario segue le orme del padre, con Giurisprudenza, presso “l’Università di Palermo”. Nel 1975, Livatino consegue la laurea in legge.

Rosario Livatino sostituto procuratore e giudice

Nel 1977, Livatino presta servizio come vicedirettore all’Ufficio Registro, di Agrigento. Durante lo stesso anno, Livatino vince il concorso di “uditore giudiziario”, con cui entra nella Magistratura, al Tribunale di Caltanissetta. Nel 1979, Livatino diviene sostituto procuratore, ad Agrigento. Allorché, nel 1989 Livatino acquisisce il ruolo di giudice. Durante la carriera professionale, Livatino lotta contro la mafia, a cui confisca i beni ed arriva alla “Tangentopoli Siciliana”.

L’assassinio del giudice

Il 21 settembre del 1990, Livatino è alla guida della sua Ford Fiesta rossa, quando quattro sicari della “Stidda” lo speronano. Di fatto, il giudice tenta invano la fuga a piedi, tra le campagne agrigentine, con una ferita da arma da fuoco, alla spalla. A fronte di ciò, i sicari inseguono il magistrato, fino a sparare diversi colpi di pistola, che lo uccidono. Allorché, solo in seguito l’unico testimone Pietro Nava, dichiara l’omicidio e porta all’individuazione dei sicari. Di fatto, Rosario Livatino muore ad Agrigento, come vittima di mafia, il 21 settembre 1990, all’età di trentotto anni.

Dopo la morte del giudice

Dopo quasi un anno dalla morte del magistrato, il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga dichiara: “Possiamo continuare con questo tabù, che poi significa che ogni ragazzino che ha vinto il concorso, ritiene di dover esercitare l’azione penale a diritto ed a rovescio come gli pare e gli piace, senza rispondere a nessuno…? Non è possibile che si creda che un ragazzino, solo perché ha fatto il concorso di diritto romano, sia in grado di condurre indagini complesse, contro la mafia ed il traffico di droga. Questa è un’autentica sciocchezza! A questo ragazzino io non gli affiderei nemmeno l’amministrazione di una casa terrena. Come si dice in Sardegna, una casa a piano con una sola finestra, che è anche la porta”.

La lettera di Cossiga ai genitori del giudice

Dopo dodici anni dall’ uccisione del magistrato, Cossiga pubblica sul “Giornale di Sicilia” una lettera, che rivolge ai genitori del giudice. Allorché, Cossiga sostiene che le affermazioni dispreggiative, non si rivolgono a Rosario Livatino. Inoltre, Cossiga aggiunge di ritenere il giudice un eroe e santo. Di fatto, Papa Giovanni Paolo II definisce il magistrato un “martire della giustizia ed indirettamente della fede”.

Il processo di beatificazione

Nel 1913, il Vescovo di Agrigento Ferraro raccoglie delle testimonianze, per iniziare la procedura di beatificazione a Livatino. Nel 2011, l’arcivescovo Montenegro firma il decreto per le procedure diocesane di beatificazione. A fronte di ciò, il 21 settembre dello stesso anno, inizia la beatificazione ufficiale, nella Chiesa di San Domenico, di Canicattì. In realtà, ci sono diverse persone che testimoniano sulla vita e sulla santità di Livatino. Oltretutto, tra le quarantacinque testimonianze risulta anche uno dei killers mafiosi. Nel 2018, le procedure diocesane terminano il 3 ottobre, con una messa nella Chiesa di Sant’Alfonso, ad Agrigento.