Ronin: “Bruto Minore” è il nuovo album – Intervista

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Un nuovo album per i Ronin e per l’occasione abbiamo raggiunto Bruno Dorella, che ci ha parlato del nuovo progetto discografico “Bruto Minore”.

Ronin, per chi non vi conosce perché questo nome, o meglio visti i vari significati della parola, chi vi sentite oggi? L’uomo samurai, o il mercenario? Ronin è una parola complessa che ha molte sfumature di significato. In Giappone, oltre che per il samurai che rimane senza padrone, si usa anche per uno studente che si prende un anno di pausa, o una persona momentaneamente senza lavoro. Sottintende comunque un fallimento, piccolo o grande che sia. Questo ci affascina. Se poi a fallire è un samurai che diventa mercenario, allora direi che ci siamo.

È uscito il vostro nuovo album “Bruto Minore” di cosa parla? Non parla di molto, visto che è strumentale. Cerchiamo di comunicare con la musica, sperando che le emozioni arrivino a chi ascolta. E cerchiamo di dare una direzione teorico-estetica con i titoli. In questo caso il tema forte è appunto “Bruto Minore”, una Canzone di Giacomo Leopardi in cui, con la scusa di parlare di Bruto e della congiura contro Cesare, si finisce a fare un’apologia del suicidio come libera scelta dell’uomo di valore, dignitosa uscita da un genere umano turpe, da una Natura indifferente, da una divinità capricciosa ed insensibile. Che poi, accostate, Bruto e Minore sono parole che evocano un sacco di altre cose.

Si può definire la vostra musica una colonna sonora? O meglio ogni brano si può collegare a qualche immagine? Le colonne sonore sono la nostra principale ispirazione, la scelta di fare musica strumentale deriva proprio da lì. Inizialmente volevamo proprio suonare colonne sonore immaginarie, poi, negli anni, sono arrivate le colonne sonore vere, e allora teniamo separate le due cose. Negli album non c’è un collegamento diretto ad immagini, anche se la musica resta evocativa e ognuno può sicuramente crearsi il suo viaggio.

Come vengono composte le vostre canzoni? Avete un’idea comune o parte dal singolo? Tutto parte da me, poi una volta pronto il pezzo lo presento agli altri per arrangiarlo. Un sistema abbastanza “verticale” che ha permesso però negli anni di mantenere un suono coerente e riconoscibile anche attraverso i vari cambi di formazione.

Come è cambiato il gruppo in termini di formazione e di idee rispetto al disco precedente? La formazione è cambiata tutta, sono rimasto solo io. Siamo mercenari, non dimentichiamolo. Ora ho aggiunto la perizia di Nicola Manzan (diplomato in violino al conservatorio), prezioso aiuto nei riferimenti alla musica classica. Poi Roberto  Villa al basso, fondamenta di stabilità, con esperienza come fonico e abilità pure nel clarinetto. Infine ho l’eclettismo di Alessandro Vagnoni, batterista di scuola metal, ma perfettamente a suo agio anche con noi.

Ogni disco ha una storia a sé, ma con soli 3 aggettivi come definite “Bruto Minore”? Maschio, terroso ma soprattutto minore.

Tra pochi giorni partirà un lungo tour come vi state preparando? Abbiamo fatto una full immersion di prove culminata con una prova aperta in cui abbiamo sbagliato tutto quello che potevamo sbagliare. Quindi da adesso in poi andrà tutto bene, siamo prontissimi.

Per concludere avete qualche consiglio da dare ai nostri lettori? Ascoltate musica in ogni forma, sul web, sui dischi, dal vivo. Chiedetevi cosa state ascoltando. Non lasciate che siano gli altri a decidere sempre per voi. Già lo fanno sulle cose che contano, lasciatevi almeno il gusto di scegliere il superfluo che magari vi salva la giornata. O la vita. Andate ai concerti se non volete che spariscano. E anche lì, scegliete. Pensate. E bevete tanta acqua che fa bene. 

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