Romania – Primi sequestri all’estero: bloccati immobili della Camorra

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L’impero dei Casalesi in Romania, sigilli a 400 appartamenti e due arresti In codice l’hanno chiamata “Operazione Transilvania”: nella cittadina romena di Pitesti, poco più di 166 mila abitanti, la fazione Zagaria del clan camorristico dei Casalesi aveva realizzato un imponente insediamento imprenditoriale.

Gli investigatori della Dia di Napoli diretta da Giuseppe Linares hanno sequestrato in Romania oltre 400 appartamenti, una società per azioni e imprese edili. A Pitesti è stato arrestato l’imprenditore originario di Aversa Nicola Inquieto, 43 anni destinatario di un mandato di arresto europeo chiesto dal pm Catello Maresca, del pool anticamorra della Procura diretto dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli con il procuratore Giovanni Melillo. Anche il fratello di Inquieto, Giuseppe, 38 anni, residente ad Aversa, è stato arrestato.

I due sono indagati per associazione di stampo mafioso. Le indagini sono state condotte in collaborazione con le autorità romene e con la Procura europea Eurojust. Nelle carte, intercettazioni anche telematiche e centinaia di documenti bancari.

E’ il tesoro che il super boss dei Casalesi, catturato dopo tre lustri di latitanza in una villa bunker di Casapesenna il 7 dicembre 2011, avrebbe tenuto per anni nascosto allo Stato e sui cui, secondo gli investigatori della Dia, erano finiti fiumi di denaro di provenienza illecita.

Operazione congiunta questura-procura

La divisione anticrimine della questura campana ha eseguito invece un provvedimento di sequestro di prevenzione emesso dal Tribunale di Salerno – sezione misure di prevenzione, ai sensi della normativa antimafia, su proposta congiunta del procuratore della repubblica, Giuseppe Borrelli, e del questore Maurizio Ficarra: colpisce beni di associazioni di soccorso pubblico e ulteriori assetti societari, riconducibili agli accusati, per un valore di circa 16 milioni di euro. Alcuni sono dislocati in Romania dove erano stati sviluppate società di attività imprenditoriali del clan. Così, a distanza di una settimana, è già il primo atto operativo dopo la circolare inviata dal direttore centrale dell’Anticrimine, Francesco Messina, a tutti i questori.

Tra le priorità del Viminale

L’azione di polizia, d’intesa e in coordinamento con gli uffici giudiziari, ha previsto un modello operativo innovativo, caratterizzato dallo svolgimento in parallelo delle indagini penali e di prevenzione antimafia. Ma la novità maggiore, dunque, è la prima esecuzione concreta delle procedure disposte dal Regolamento (Ue) 2018/1805 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 14 novembre 2018, per il riconoscimento reciproco dei provvedimenti di congelamento e di confisca. Intende superare lungaggini e resistenze all’estero contro le misure di contrasto antimafia più letali contro la forza economica dei clan sempre più delocalizzata e sviluppata oltre confine.
Nella pratica, quando in Italia è disposto un sequestro o una confisca in uno stato dell’Unione, da quest’anno la nazione interessata dà seguito in automatico alla misura decisa in Italia (e viceversa). Lo stesso ministero dell’Interno, guidato da Luciana Lamorgese, lo ha voluto mettere in evidenza sul suo sito.