“Devo portare giocatori forti perché c’è da battere la Juventus. Sono ambizioso per natura, forse sfrontato e grazie a questo ho ottenuto risultati. Una squadra non si chiude i primi di luglio ma gli ultimi di agosto. Alla chiusura del mercato sono sicuro che avremo un’ottima squadra, che potrà lottare e sarà competitiva. Se ci vedremo al Circo Massimo non lo so, l’importante è avere argomenti per essere lì e credo che la Roma li avrà”.

Viva la sincerità! Fa bene Monchi a credere nel suo lavoro e fa bene a credere che alla fine del prossimo campionato sia proprio la sua nuova squadra a poter emergere dalla lotta scudetto.

Del resto, la Roma, è reduce da un secondo posto a soli quattro punti e il mercato, peraltro ancora nelle fasi iniziali, può favorire altri colpi importanti e funzionali al gioco di Di Francesco.

Non ci sarà Totti, che purtroppo lascerà un’eredità pesante da eguagliare, ma ci sarà la città pronta ad affiancarlo in quest’avventura sportiva.

Le sue dichiarazioni piccanti potrebbero sembrare quelle di Garzia dopo la partita allo Juventus Stadium persa tra le polemiche, ma di analogo hanno solo l’intenzione di minare, quantomeno, lo strapotere esercitato dai bianconeri nelle ultime sei stagioni.

Il campionato che verrà avrà nuovi punti di forza e la Roma, certamente, ne rappresenterà uno di indubbia rilevanza; per le abilità dirigenziali di Monchi, evidenziate a Siviglia, e per quelle dell’ex allenatore del Sassuolo, apprezzate da tutto il movimento italiano.

Il coraggio e la determinazione mostrati fino ad oggi offriranno presto spunti critici per dubitare o ammirare le qualità di questo valido direttore sportivo e, in qualche modo, daranno la misura delle capacità di gestione del gruppo romanista; abituato in passato a vivere di luce riflessa, grazie a grandi personaggi del calcio italiano che, dal mese di Agosto, saranno solo un ricordo nel quale credere ed ispirarsi per i prossimi appuntamenti.

C’è ancora tempo prima di spingersi oltre certe valutazioni; ora, serve solo impegno, sudore e fame di successi: come quella di Monchi e della capitale.

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