Rom e sinti: in Vaticano dal Papa

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L’incontro: rom, sinti, Papa e romani.

Questa mattina (9 maggio) il Papa accoglie tra le mura vaticane 500 rom e sinti, pregherà con loro e con gli operatori pastorali. Sarà presente anche il cardinal Gualtiero Bassetti, presidente della Cei. Nel pomeriggio invece si svolgerà un incontro, tra le comunità nomadi e i cittadini romani, presso il santuario del Divino Amore, dalle 15 e 30 alle 18. La proposta di questo evento di confronto e dialogo è stata lanciata qualche giorno fa dalla fondazione Migrantes e avviene proprio in coincidenza con le vicende di tensione sociale a Casal Bruciato. “Solo parlando si supera ogni paura e si abbatte ogni muro” sostengono i responsabili dell’iniziativa, auspicando anche che il tutto si svolga “in un unico abbraccio” tra romani, rom e sinti. All’incontro è stata invitata anche la famiglia rom di Casal Bruciato. A tal proposito,
“questa è una brava famiglia rom, che lavora -dichiara il Vescovo- il papà lavora in un mercatino dell’usato. È una famiglia con tanti figli che chiaramente è balzata in avanti nella graduatoria. Non so come andrà a finire qui la situazione, ma certo va creata integrazione. Questa è una famiglia così e se nemmeno una famiglia così riesce ad essere integrata…”.

Rom: tre lettere, mille paure

In una lettera aperta ai cittadini romani, il presidente della fondazione si esprime così:
“Oggi, la parola ‘rom’ genera timore, rafforza pregiudizi e stereotipi. Dietro quelle tre lettere, invece, ci sono volti di donne, di uomini e di bambini e soprattutto ci sono persone che nella maggior parte dei casi vivono in abitazioni come le nostre, studiano, lavorano, pagano le tasse. Come per ogni comunità, anche in quella dei rom ci sono persone che vivono nella povertà e nell’emarginazione, ed altre, la stragrande maggioranza, che abita la città in una piena cittadinanza e che spesso trova nel mimetismo urbano la sola forma di difesa dall’odio generato dalla non conoscenza e dal mancato incontro”.

Un Papa-pastore

Anche il Pontefice non è nuovo a dichiarazioni di questo tipo. Più volte ha usato espressioni di condanna verso ogni forma di razzismo e xenofobia. Nella giornata internazionale dei rom, sinti e camminanti dello scorso anno, dichiarò con fermezza: “nessuno è autorizzato a calpestare la dignità e i diritti degli altri”, riferendosi appunto agli episodi di intolleranza. Conscio però del grave problema dei bambini nomadi che non frequentano la scuola, aggiunse: “i vostri figli hanno diritto di andare a scuola, non impediteglielo”. Insomma, al contrario di quello che spesso si sente dire, Francesco non sottosta facilmente a quella ambigua definizione di buonista mondialista. Il suo ruolo è quello del buon pastore, capace di indirizzare le proprie pecore verso la “retta via” ma assicurandosi che mai nessuna venga abbandonata.

Ciò che più preoccupa è la situazione delle periferie, in particolare quelle delle metropoli. I casi di violenza razziale si susseguono a intervalli brevissimi e il limite a cui ci si spinge viene sempre sorpassato. È in questa agonia del vivere civile che i movimenti neofascisti si rinforzano, assumendo sempre più forma e potenziale distruttivo. Sarebbe forse arrivato il momento, per la politica, di intervenire con progetti di riqualificazione vera, basata sull’istruzione, sul lavoro e sul rispetto dei diritti.

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