Rogo Thyssen: il 6 dicembre 2007 morirono sette operai

Una drammatica vicenda costata la vita a sette operai sul posto di lavoro: la ricostruzione dell'incendio alla Thyssen di Torino.

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Il 6 dicembre 2007 il drammatico incendio alla Thyssen di Torino.

ThyssenKrupp è una società tedesca, leader in Europa del settore siderurgico. Tra le varie realtà che fanno parte del gruppo c’è la Acciai Terni che, per quanto riguarda gli stabilimenti di Terni e Torino, a partire dal 1994 vennero privatizzati e acquisiti da alcuni imprenditori italiani in collaborazione proprio con il colosso di Essen. Il 6 dicembre 2007 si consumò una delle più grandi tragedie sul lavoro in Italia: a causa del rogo Thyssen, a Torino persero la vita drammaticamente sette operai, mentre un ottavo riuscì a salvarsi per miracolo. Una vicenda che scatenò polemiche e accuse e soprattutto indagini complesse e un tormentato percorso giudiziario.

Intorno all’una di notte del 6 dicembre 2007, presso l’area 5 dell’acciaieria di Torino una perdita di olio bollente prese fuoco e investì sette dipendenti che in quel momento stavano lavorando. I colleghi, accortisi del terribile incidente, immediatamente allertarono i vigili del fuoco, e nel frattempo intorno all’1:15 giunsero sul posto anche le ambulanze che trasportarono subito in ospedale i feriti. Purtroppo dopo poche ore, alle 4 del mattino circa, arrivò la terribile notizia della morte di un operaio, Antonio Schiavone. E non sarebbe stato l’ultimo.

rogo thyssen 6 dicembre
L’incendio alla Thyssen costò la vita a sette lavoratori.

Tra il 7 e il 30 dicembre 2007 persero la vita anche gli altri sei lavoratori che erano rimasti gravemente feriti dopo essere stati raggiunti dall’olio infuocato. Si chiamavano Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo e Bruno Santino. L’unico superstite e testimone oculare del rogo Thyssen fu Antonio Boccuzzi: impiegato da 13 anni presso la fabbrica torinese e sindacalista UILM, ricoprì un ruolo fondamentale nel mettere in evidenza le mancanze dei vertici dell’azienda in merito alla tragedia.

Rogo Thyssen: le denunce e la replica dell’azienda tedesca

L’incidente mortale sul lavoro nella fabbrica di Torino spinse i sindacati a scendere subito in campo per denunciare le condizioni di scarsa sicurezza in cui erano costretti a lavorare i dipendenti. Boccuzzi e gli altri operai rilasciarono diverse testimonianze in cui, tra le altre cose, misero in evidenza come nei locali ci fossero estintori scarichi, mancanza di personale per un primo soccorso immediato e idranti malfunzionanti.

Inoltre emerse che quasi tutti i lavoratori che in quei drammatici momenti erano stati investiti dall’olio e dal fuoco si trovavano nello stabilimento da ben 12 ore per accumulare quattro ore di straordinario. Dalle prime indagini si scoprì che il distaccamento torinese della Thyssen era ormai prossimo alla chiusura, e per questo motivo la società aveva preferito non spendere denaro per delle misure adeguate di tutela dei dipendenti.

ThyssenKrupp: le accuse e la replica dell’azienda.

La reazione della ThyssenKrupp alle prime accuse fu piuttosto dura. L’azienda affermò di non avere alcuna responsabilità nell’incendio, e fin da subito fu poco collaborativa con la magistratura. I vertici del gruppo tedesco attaccarono a loro volta gli operai deceduti, dicendo che erano stati loro a provocare l’incendio a causa delle proprie distrazioni. Successivamente, travolta anche dalle polemiche e dalle critiche dell’opinione pubblica sconvolta dall’accaduto, la società fece un leggero passo indietro parlando di “errori dovuti a circostanze sfavorevoli”.

Uno dei momenti più importanti delle indagini si ebbe quando la Guardia di Finanza sequestrò all’amministratore delegato Harald Espenhahn un documento nel quale, tra le altre cose, si leggeva che il testimone Antonio Boccuzzi: “Va fermato con azioni legali”. Inoltre c’erano pesanti critiche al pm di Torino Raffaele Guariniello e al ministro del Lavoro di quegli anni, Cesare Damiano, considerati poco affidabili dal dirigente perché erano palesemente dalla parte dei dipendenti.

I pubblici ministeri, dunque, avanzarono nei confronti di Espenhahn l’ipotesi di reato di omicidio volontario con dolo eventuale e incendio doloso. Altri cinque dirigenti vennero accusati di omicidio colposo e incendio colposo con l’aggravante della previsione dell’evento. Infine anche la società fu rinviata a giudizio per il rogo Thyssen come persona giuridica.

Il processo e le varie condanne

Al termine del primo processo, il 15 aprile 2011 la Corte d’assise di Torino confermò i capi di accusa mossi nei confronti di Herald Espenhahn, e lo condannò a 16 anni e 6 mesi di reclusione. Altri cinque responsabili dello stabilimento torinese vennero raggiunti invece da pene che andavano da 13 anni e 6 mesi a 10 anni e 10 mesi.

Thyssen un ricordo doloroso: le morti bianche che ancora colpiscono

Nel febbraio del 2013 la Corte d’assise d’appello rivide la sentenza di primo grado, rimuovendo l’omicidio volontario e riconoscendo quello colposo, e di conseguenza le condanne furono ridotte: 10 anni a Herald Espenhahn, 7 anni per Gerald Priegnitz e Marco Pucci, 8 anni per Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri, 9 per Daniele Moroni. La situazione cambiò ulteriormente il 24 aprile 2014 quando la Cassazione, dopo aver confermato le responsabilità degli imputati, stabilì però che si aprisse un altro processo di appello per ristabilire le pene.

Rogo Thyssen: il processo e i vari gradi di giudizio.

Si arrivò così alla Corte d’Appello di Torino che il 29 maggio 2015 rivide così la sentenza: 9 anni e 8 mesi a Espenhahn, 7 anni e 6 mesi a Moroni, 7 anni e 2 mesi a Salerno, 6 anni e 8 mesi a Cafueri, 6 anni e 3 mesi a Pucci e Priegnitz. La Cassazione nel 2016 ribadì le suddette condanne e rifiutò di accettare la richiesta di Paola Filippi, sostituto Procuratore Generale, la quale aveva presentato istanza per annullare la sentenza del maggio 2015 per far sì che il procedimento potesse finire in Corte di Assise.

Bisogna ricordare infine che il 1° luglio 2008 i parenti più stretti delle sette vittime del rogo Thyssen accettarono la proposta di risarcimento dell’azienda siderurgica pari ad una somma complessiva di 12.970.000 euro. I familiari, a loro volta, si impegnarono a non costituirsi parte civile durante il processo.