Roberto Gervaso avrebbe compiuto oggi 83 anni

Se non si fosse spento lo scorso 2 giugno, oggi Roberto Gervaso avrebbe spento 83 candeline. Allievo di Montanelli, appassionato di storia e maestro dell'intervista, raccontò vizi e contraddizioni degli italiani, "pecore anarchiche"

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Roberto Gervaso

Roberto Gervaso nasce a Roma il 9 luglio 1937. Definito dal nostro Presidente Mattarella “uomo di finissima cultura“, Gervaso si è spento a Milano lo scorso 2 giugno. Lo scrittore e giornalista è morto in ospedale a Milano, dove era ricoverato da alcuni giorni per l’aggravarsi di una malattia. Malattia che stava combattendo da un paio di anni.

Giornalista, storico e scrittore. Noto per le sue massime, i suoi aforismi, i suoi interventi precisi e taglienti.

Io sono un divulgatore e un polemista. Ho questa vena un po’ epigrammatica e aforistica. Non potrei mai scrivere non dico un romanzo, ma neanche un racconto, perché non ho il tipo di fantasia necessario. Ho bisogno di fatti e di attaccare. Sono un po’ un pubblico ministero, non sono capace di difendere nessuno salvo me stesso, e comunque mi difendo attaccando“.

Roberto Gervaso

Nato sotto il segno del Cancro, Gervaso è diventato un famoso scrittore e aforista dopo l’esordio su carta stampata, radio e tv negli anni ’60.

Ha trascorso la sua infanzia a Torino. Si è laureato in Lettere moderne, con una tesi sul filosofo Tommaso Campanella. Iniziando l’attività giornalistica nel 1960 al Corriere della Sera, introdotto da Indro Montanelli.

La vasta cultura umanistica e il senso dell’umorismo fanno di Roberto Gervaso un opinionista nato, nella politica come nell’attualità più mondana. Scrive su periodici, tiene programmi radio e infine approda in televisione. In Tv nel 1996 avrà un programma tutto suo: “Peste e Corna… Gocce di storia“, in onda per 10 anni.

L’incontro con Montanelli

Da ragazzo Gervaso ritagliava e conservava religiosamente ogni articolo del suo futuro maestro. Nel 1956, come regalo della maturità, si recò a Roma per conoscerlo. A Montanelli quel giovane piacque subito. Tanto che lo fece entrare prima al Corriere dell’Informazione e poi se lo portò al Corriere della Sera, dove ne fece un inviato. Un debito che Roberto Gervaso ha sempre ricordato con orgoglio e riconoscenza.

Tra il 1965 e il 1970 firmò, insieme a Montanelli, i primi sei volumi della Storia d’Italia, edita da Rizzoli. Volumi che vanno dall’Italia dai secoli bui del Medioevo a quella del Settecento illuminista e riformatore.

La storia è il suo grande amore. Passione che riversò in una produzione libraria sterminata e di grande successo popolare.

Gervaso ha vinto come unico autore il Premio Bancarella nel 1973 con la biografia Cagliostro, edita da Rizzoli. Poi ha pubblicato altre sei biografie storiche da Nerone a Casanova, dai Borgia a Claretta Petacci.

La sua vasta produzione letteraria

I suoi libri sono stati tradotti negli Stati Uniti, in Canada, in America Latina, Spagna, Portogallo, Gran Bretagna, Francia, Germania, Giappone, Bulgaria, Polonia, Romania. Come Storia delle crociate (Domus), Parlami d’amore Mariù. Vita, costume e storia d’Italia tra gli anni venti e quaranta (Rizzoli), Dimensione magia. Storia, tradizione, scienze nuove (Fabbri), Illusione dolce chimera. Storia, costume e malcostume dell’Italia in guerra, 1940-1945 (Rizzoli), Come una coppa di champagne. Storia, vita e costume dell’Italia del nuovo secolo. 1900-1920 (Rizzoli), I fratelli maledetti. Storia della massoneria (Bompiani), Il tempo della tavola. Il rapporto uomo cibo dalle origini all’età contemporanea (Ulisse) e Lo stivale zoppo. Una storia d’Italia irriverente dal fascismo a oggi (Mondadori).

Nel 2005 l’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” lo ha insignito dell’Ordine della Minerva. Onorificenza assegnata a personalità nazionali ed internazionali, la cui opera è ritenuta di rilevante contributo al progresso della scienza, della cultura e della società.

Eros e Thanatos

Il desiderio e la morte, eros e thanatos, sembravano le due principali ossessioni del giornalista e scrittore.

La domanda che, spesso, poneva agli interlocutori nelle sue memorabili interviste era “Cos’è per lei la morte?“. E chi seguiva la sua rubrica tenuta sul Messaggero non poteva non notare come Roberto Gervaso, giunto all’ultimo capitolo della sua vita, insistesse sempre più sul tema della fine. Lo faceva con la stessa leggerezza con la quale ironizzava sulla rinuncia ai piaceri al quale lo avevano costretto la salute e l’età.

L’uomo è un condannato a morte che ha la fortuna di non conoscere la data della propria esecuzione“.

La morte, in fondo, è una tragedia solo per chi muore“.

Roberto Gervaso pubblica anche un galateo erotico e un galateo sentimentale.

La vita privata di Roberto Gervaso

La vita privata di Roberto Gervaso è sempre stata al riparo dai riflettori. La sua morte ha lasciato la moglie Vittoria e la figlia, Veronica Gervaso, nel profondo dolore. Veronica Gervaso ha seguito le orme del padre nel mondo del giornalismo. Nella sua carriera c’è un capitolo importantissimo che la vede tra i volti femminili del Tg5.

Sei stato il più grande, colto e ironico scrittore che abbia mai conosciuto. E io ho avuto la fortuna di essere tua figlia. Sono sicura che racconterai i tuoi splendidi aforismi anche lassù. Io ti porterò sempre con me. Addio“. Con questo post su Twitter Veronica Gervaso ha ricordato il padre Roberto.

Roberto Gervaso fu vegetariano per oltre quarant’anni. Al riguardo disse di esserlo diventato perché lo era sua madre. Di provare verso la carne “una ripugnanza filosofica“. Non solo, pare che arrivò a tale scelta su consiglio di un medico. Secondo il quale l’essere vegetariano lo avrebbe tenuto lontano da certe malattie. Decise, però, di ritornare a mangiare carne dopo aver contratto una malattia.

Nel 1981 venne scoperta la sua appartenenza alla loggia massonica P2. “Mi ero iscritto perché mi piaceva la massoneria e volevo scriverci un libro, come poi ho fatto. In realtà la P2 era un’entità affaristica contrapposta a quella di Cuccia e Agnelli, che aveva vinto“, dichiarò in merito Gervaso.

Amava anche la musica classica. Tra i suoi compositori preferiti Bach, Wagner, Brahms, Grieg e Vivaldi.

Nel corso della sua carriera Gervaso ha avuto modo di incontrare molti protagonisti del XX secolo. Nomi come Georges Simenon, Salvador Dalì, Andres Segovia, Arthur Miller, Lauren Bacall e Michail Gorbiaciov. 

La depressione

Nella sua vita, Roberto Gervaso, conobbe tre grandi crisi depressive: a 23, 43 e 71 anni. Una battaglia che raccontò nel libro “Ho ucciso il cane nero“.

Quale maleficio s’insinua nella depressione? Chi decide che dobbiamo passare sotto le sue forche caudine, inermi e inerti, subendo e soffrendo? Perché la natura che ho sempre amato e onorato mi diventa ostile?” scrive Gervaso.

E ancora: “Il cane nero, il male oscuro, è un’ossessione senza fine, che non ti dà tregua, non si placa mai. Una lancia che ti si conficca nel costato, un coltello che ti scalca il cuore. Chi non conosce questo morso feroce ti esorta a farti coraggio“.

L’appassionata curiosità per i vizi e le contraddizioni del nostro popolo

Ad animare la sua vasta produzione di aforismi era proprio l’appassionata curiosità per i vizi e le contraddizioni del nostro popolo. “Italiani pecore anarchiche“, come da titolo di un suo volume.

Lo stesso spirito mordace con il quale conduceva le interviste, nel quale eccelleva. Inventando uno stile fatto di scambi di battute rapidi e fulminanti, simili a incontri di scherma. Uno spirito vivace e autoironico che aveva un lato oscuro.

Ironico, colto e sempre elegante. Gervaso diventa così un volto inconfondibile anche per chi non legge i giornali. I suoi papillon (ne possedeva trecento) e i suoi cappelli Borsalino (ne aveva un centinaio) fanno di lui un’icona d’altri tempi. Appare spesso sul piccolo schermo, anche come ospite. Giocando la parte che gli piace di più, quella del “grillo parlante”. Per citare il nome di una sua celebre rubrica.