Pisa – Un nuovo ed inquietante elemento si va ad aggiungere ad un caso già complesso e molto seguito quale quello di Roberta Ragusa, l’imprenditrice di Gello scomparsa la notte del 13 gennaio 2012, sparizione di cui è stato giudicato responsabile il marito, Antonio Logli, che sta scontando una condanna a vent’anni. Il cronista del Corriera della Sera, Fabrizio Peronaci, gestisce un gruppo su Facebook, ‘Giornalismo Investigativo’, in cui gli utenti possono discutere il caso e, all’evenienza, sottoporre nuovi elementi; in effetti, sono arrivate al giornalista delle foto scattate a circa 2 chilometri da via Dini, dove Roberta Ragusa scomparve, foto che ritraggono un telo celeste, del tipo usati per coprire le piscine in disuso.

Qui di seguito il post completo di Fabrizio Peronaci, disponibile sulla pagina del gruppo:

 “Ancora una novità, stavolta da far scorrere brividi lungo la schiena, nel triste caso di Roberta Ragusa, l’imprenditrice di Gello (Pisa) svanita nel nulla la notte del 13 gennaio 2012, per la cui scomparsa è stato condannato a vent’anni di carcere(con rito abbreviato) il marito Antonio Logli. Come gli iscritti sanno, in tempi recenti a questo Gruppo di Giornalismo Investigativo si è fatto vivo un soggetto in possesso di numerose fotografie e di notizie da sottoporre a scrupolosa verifica, tra le quali l’ipotesi (riferita in un post del 3 aprile) che il corpo della vittima possa essere stato avvolto in uno di quei teli utilizzati per la copertura delle piscine, tagliato della misura necessaria a contenere il cadavere. Colore del presunto “sudario”: celeste.

Ebbene, le novità non erano ancora finite. Nello scorse ore sono infatti pervenuti due nuovi indizi, che non è escluso possano portare a un supplemento di investigazione. Si tratta di due immagini che suscitano una certa inquietudine.

Una prima foto ritrae un tratto di terreno dalla morfologia, dal quale spuntano lembi di un telo che è stato con tutta evidenza sotterrato, non in tempi recenti, e che adesso sta venendo alla luce a causa della pioggia, del vento o di altri fattori atmosferici. Colore: celeste.
Il telo doveva essere di dimensioni abbastanza ampie, per lo meno un paio di metri, considerato che affiora da punti non vicinissimi tra loro. L’altra foto ritrae tracce di pneumatico nettamente distinguibili, quasi perfette, nelle immediate vicinanze. Nella stradina il terreno è più duro e quindi le tracce sono secche e consolidate, resistenti anche a un acquazzone.
Il luogo si trova a un paio di chilometri da via Dini, dove Roberta scomparve, quando già i bambini erano a letto, quella maledetta notte di gennaio. I nuovi indizi meritano una verifica concreta, magari solo per scrupolo, in moda da spazzare via ogni dubbio? Vedremo. Come doveroso e in linea con la missione del nostro Gruppo, pongo tali elementi a disposizione delle autorità inquirenti”. 

Il Periodico seguirà puntualmente il caso Ragusa e vi riporterà gli eventuali sviluppi.

Condividi e seguici nei social

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here