Passeggiare  per il centro di Napoli, passare per via Settembrini: due azioni che accompagnano immediatamente davanti al palazzo storico che ospita il Museo Madre. L’attenzione è attirata dall’installazione teatrale dell’ingresso al museo d’arte contemporanea, opera di Daniel Buren.
Ma noi vogliamo salire subito al terzo piano per goderci la mostra che sarà protagonista  napoletana sino all’8 Aprile 2019: Coreografia per una mostra di Robert Mapplethorpe. I volti e i corpi di ballerini, atleti, body-builders, modelle e modelli e personaggi famosi compongono l’esposizione dell’artista, concepita in un’atmosfera teatrale che incornicia il mondo della fotografia e quello della performance, vista dalla platea o percepita sul palcoscenico o ancora dietro le quinte.


Chi è Robert Mapplethorpe?

Prima di entrare nel vivo della mostra, bisogna però chiedersi chi è Robert Mapplethorpe. Nato a New York nel 1946, Mapplethorpe è stato un fotografo statunitense famoso soprattutto per i suoi ritratti di celebrità, per i soggetti sadomaso del The x portfolio, per gli studi di nudo maschile e omoerotico, con le notevoli eccezioni della serie di nudo femminile della culturista Lisa Lyon. Robert, in giovane età, abbandona gli studi per seguire le sue passioni più artistiche, ossessionato da una sua ancora non accettazione di omosessualità e dal consumo continuo di droghe. Nel 1967 conosce e ha una storia con Patty Smith. È di Mapplethorpe la celebre copertina dell’album di Patti Smith Horses.

Nel 1970 inizia la sua prima relazione omosessuale con David Crowland, un modello del New Jersey ma la svolta è del 1972, quando conosce e diventa l’amante di Sam Wagstaff: grazie a lui, Robert ottiene l’accesso agli ambienti della buona società e una certa stabilità economica.

Polaroids è la sua prima mostra personale, datata 1973, presso la Light Gallery di New York mentre con la macchina fotografica Hasselblad, regalo di Sam, produce quelle centinaia di capolavori che lo hanno appunto reso famoso. Mapplethorpe muore di AIDS il 9 marzo 1989; ancora una volta non ci sono parole migliori per ricordarlo di quelle che gli dedica la sua amica di sempre, Patti Smith: << Ci salutammo e lasciai la stanza. Qualcosa mi spinse a tornare indietro. Era scivolato in un sonno leggero. Restai a guardarlo. Così sereno, come un bambino vecchissimo. Aprì gli occhi e mi sorrise. “Sei già tornata?” Poi si riaddormentò.>>
La Fondazione Robert Mapplethorpe si occupa di gestire il suo patrimonio e di promuovere la fotografia e la lotta contro l’AIDS.

Entriamo nel vivo della mostra

L’esposizione conta più di 160 lavori, presentate in un ipotetico dialogo con opere archeologiche, antiche e moderne. E’ una coreografia espositiva divisa in tre sezioni. L’ouverture dell’ingresso è un gioco di sguardi fra Patty Smith e Samuel Wagstaff Jr. La prima sessione disegna la performance di palcoscenico; la seconda accompagna lo sguardo dello spettatore riportandolo a quello della decina di ritratti che riempiono la stanza; la terza diviene un teatro tridimensionale, con un tappeto rosso per danzatori e gli autoritratti del fotografo. Proprio qui, in uno dei due retro-scena, troviamo l’(Un)dressing room : il camerino dove i perfomer si scaldano prima di un’esibizione è diventato il luogo per ospitare la dinamica dello studio dell’artista. Nel secondo sono invece esposte le opere più segrete ed estreme, a soggetto erotico, fra cui la selezione del famoso Portfolio X.

La mostra, cominciata a metà dicembre al Museo Madre di Napoli, finirà l’8 Aprile. Il museo Madre, in via Settembrini n°79, è aperto il Lunedì e da Mercoledì a Sabato dalle 10.00 alle 19.30; Domenica dalle 10.00 alle 20.00.

Curiosità sul Museo Madre

La nascita del Museo Madre è stata pianificata in base al “Patto per l’Arte Contemporanea”, sottoscritto nel 2003 dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, le Regioni, le Province Autonome di Trento e Bolzano, le Province, i Comuni e le Comunità Montane con il fine di <<dare impulso alla promozione dell’arte contemporanea e incrementare il patrimonio pubblico in questo settore.>> Tale patto ha permesso alla Regione Campania di costituire nel 2004, come socio unico, la Fondazione Donnaregina con lo scopo di <<promuovere, diffondere e favorire la fruizione e la preservazione delle opere di arte visiva contemporanea […] istituire, promuovere e gestire musei, centri d’arte e di cultura nel territorio della Regione Campania.>>

Condividi e seguici nei social

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here