Rivolte in Cile: si contano circa 1500 arresti e più di 10 morti

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Cile Proteste
Army soldiers stop a man protesting with a Chilean flag, after a night of riots that forced President Sebastian Pinera to announce a state of emergency, in Santiago, Chile, Saturday, Oct. 19, 2019. The protests started on Friday afternoon when high school students flooded subway stations, jumping turnstiles, dodging fares and vandalizing stations as part of protests against a fare hike, but by nightfall had extended throughout Santiago with students setting up barricades and fires at the entrances to subway stations. (AP Photo/Esteban Felix)

Dopo più di quattro giorni di rivolte, in Cile si contano almeno 13 morti e più di 1500 persone arrestate. A causare vittime sono stati i vari saccheggi avvenuti tra le strade della capitale e di altre regioni cilene. Molti tra negozi e supermercati sono stati oggetto di attacco da parte della popolazione che ha causato numerosi incendi e danni.

Nel frattempo, il principale sindacato cileno ha fissato per domani, mercoledì 23 ottobre, uno sciopero generale per far sentire la propria voce contro l’aumento delle tariffe imposte dal governo.

Le scuole e le università sono ancora sospese, così come la linea metropolitana. L’unica ad essere rimasta aperta è la numero uno, seppur ad intermittenza.

Mentre per oggi era fissato l’incontro tra i presidenti dei partiti politici al fine di trovare un accordo sociale che possa mettere fine agli scontri. “Nelle circostanze in cui ci troviamo non c’è un percorso verso l’unità, l’unità è il cammino per trovare soluzioni ai problemi che stiamo affrontando. Ha dichiarato Piñera.

Dichiarato lo stato d’emergenza in Cile

Era venerdì scorso, il 19 ottobre, quando il Presidente cileno Piñera ha dichiarato lo stato d’emergenza nella capitale, Santiago. In un primo istante le manovre emesse dalla capitale erano rimaste circoscritte all’interno del confine, ma circa ventiquattro ore dopo sono state espanse ad altre sei regioni cilene.

Cile proteste
Proteste in Cile. Continua lo stato d’emergenza

Il presidente Piñera ha poi imposto il coprifuoco alla popolazione, vietando l’uscita dalle 22 di sera alle 7 del mattino. L’emergenza è stata dichiarata per circa due settimane prevedendo il riversamento dell’esercito nelle strade per mantenere l’ordine.

E’ la prima volta dopo la fine della dittatura di Pinochet nel 1990 che non viene dichiarato lo stato d’emergenza.

Il motivo delle proteste in Cile

A dare inizio all’ondata di proteste è stato l’ulteriore aumento del prezzo del biglietto della metro, proposta ritirata dallo stesso Pinera lo scorso sabato. Il cambiamento delle tariffe non è altro che la goccia che ha fatto traboccare il vaso all’interno di una società caratterizzata dal malcontento generale.

Piñera ha condannato pubblicamente le azioni di delinquenza che sono avvenute nel paese durante questi giorni di conflitto. Parlando poi alla popolazione ha aggiunto: “So che a volte sono stato duro contro la violenza e la delinquenza. Capitemi, compatrioti. Lo faccio perché mi indigna vedere il danno e il dolore che questa violenza e delinquenza provocano.”

Anche Michelle Bachelet – expresidente del Cile e Alto Commissario dei Diritti Umani per le Nazioni Unite – ha chiamato ieri Piñera: “Esorto il Governo affinché lavori con tutti i settori della società per trovare una soluzione che contribuisca a calmare la situazione”.

Settimana di scontri in Catalogna

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