Rivolta del Politecnico di Atene: il 17 novembre 1973 la violenta repressione del regime greco

Un carro armato sfondò l'ingresso del Politecnico, con i militari greci che posero fine con la forza alle proteste degli studenti contro il regime dittatoriale.

0
372
Il 17 novembre 1973 un carro armato greco sfondò le porte del Politecnico di Atene.

Il 17 novembre 1973 la Dittatura dei colonnelli greca decise di soffocare nel sangue la protesta di numerosi studenti contro il regime guidato in quegli anni da Georgios Papadopoulos. Tutto era cominciato qualche giorno prima, il 14 novembre, quando scattò la rivolta del Politecnico di Atene, con diversi giovani che manifestarono contro il governo dittatoriale, occupando l’edificio per lanciare a tutta la popolazione un messaggio forte di lotta per la libertà.

Tra i motivi che avevano scatenato la vibrante protesta degli universitari ellenici, ci fu la decisione da parte della Giunta militare di vietare le associazioni studentesche ed anche le libere elezioni dei consigli universitari. I giovani greci già da tempo stavano manifestando il proprio malumore nei confronti del potere politico, scendendo in piazza e rendendosi protagonisti di clamorosi gesti di protesta. Tra questi, ricordiamo quanto accadde nel 1970, quando un ragazzo ellenico si diede fuoco a Genova nella speranza che il suo sacrificio potesse dare forza al movimento di opposizione al governo di Papadopoulos. Nel febbraio del 1973, invece – dunque prima della rivolta del Politecnico di Atene – alcuni universitari avevano occupato la facoltà di Giurisprudenza della capitale della Grecia, e anche in questa circostanza erano intervenute le forze dell’ordine per porre fine all’attivismo politico studentesco.

Atene: la rivolta del Politecnico finì nel sangue.

Il 14 novembre dello stesso anno furono proprio gli iscritti al Politecnico di Atene ad indire uno sciopero. Dopo aver occupato l’Ateneo riuscirono a mettere in piedi una stazione radiofonica ricorrendo alla strumentazione presente nella facoltà, e da lì iniziarono a trasmettere messaggi a tutti i connazionali affinché si ribellassero al regime. “Popolo greco – annunciavano – il Politecnico è la bandiera della vostra sofferenza e della nostra sofferenza contro la dittatura e per la democrazia”. L’iniziativa nel giro di poche ore raccolse copiosi consensi e furono numerosi i greci che si organizzarono per ritrovarsi dinanzi al palazzo dell’università per unirsi alla lotta degli studenti.

La fine della rivolta del Politecnico di Atene e la morte di 24 persone

La Giunta militare greca attese appena tre giorni prima di intervenire duramente. Il 17 novembre 1973 fu inviato un carro armato al Politecnico di Atene che, senza alcun indugio, intorno alle tre di notte sfondò l’ingresso del palazzo, schiacciando e passando sopra le porte. Nel frattempo, il governo si appellò alla legge marziale e introdusse il coprifuoco, facendo staccare l’illuminazione in tutta la città. Favoriti dalla totale oscurità, i soldati ebbero gioco facile nel fare irruzione nell’università dove si vissero ore di violenza e scontri che coinvolsero anche i manifestanti che si trovavano all’esterno dell’edificio.

All’epoca dei fatti fece scalpore il reportage di un giornalista olandese che in quei drammatici momenti si trovava insieme agli studenti. Il cronista mostrò le immagini dei giovani che imploravano i militari di non proseguire nell’azione di repressione, puntando invece a disertare per unirsi alla loro lotta. Altri invece con orgoglio intonarono l’inno nazionale greco mentre i soldati avanzavano armati verso di loro.

L’ex dittatore greco Papadopoulos.

La reazione del regime fu durissima: al termine degli scontri per sedare la rivolta del Politecnico di Atene il bilancio fu di 24 vittime, e si trattava di cittadini che in quei momenti si trovavano fuori dal palazzo della facoltà. Tra i morti ci fu anche un bambino di appena cinque anni e l’uccisione a sangue freddo di un civile da parte di un militare.

La Guerra Oscura: storia della campagna di Grecia

Dimitrios Ioannidis approfittò della ribellione per organizzare un colpo di Stato che il 25 novembre 1973 portò alla caduta di Papadopoulos che, secondo lui, era stato fino a quel momento troppo cauto nella gestione del regime. Subito dopo nominò Phaedon Gizikis come presidente della repubblica e puntò a confermare il potere della Giunta militare, nonostante si stessero ormai ingrossando le fila dell’opposizione alla dittatura. Il 14 gennaio 1975, dopo la fine del governo militare, Ioannidis fu arrestato e sottoposto a processo con le accuse di alto tradimento e compartecipazione al massacro durante la repressione della rivolta del Politecnico di Atene. Fu condannato a morte, ma successivamente la pena fu commutata in ergastolo.

Commenti