Ritrovata la copia del Salvator mundi di Napoli

Il quadro attribuibile a Giacomo Alibrandi era sparito nei mesi scorsi.

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Copia del Salvator mundi
Il recupero dell'opera d'arte (immagine della Polizia di Stato)

Riuscita operazione di recupero di un’opera d’arte a Napoli. La Polizia ha ritrovato la copia del Salvator mundi di Leonardo conservata nella basilica di San Domenico maggiore. Il quadro è di un artista attivo tra 15° e 16° secolo.


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Dov’era la copia del Salvator mundi?

Il quadro di scuola leonardesca era in possesso di un 36enne che afferma di averlo acquistato in un mercatino dell’usato. La Polizia stava indagando per altri reati ed una soffiata ha però portato la squadra mobile nell’abitazione di periferia. L’olio su tela del Cinquecento fa parte del museo della chiesa ed era sistemato in una sala chiusa da mesi per l’emergenza sanitaria. Il Procuratore Giovanni Melillo ha definito la localizzazione del quadro un’operazione complessa, svolta scrupolosamente. Secondo gli inquirenti sarebbe un’organizzazione del commercio internazionale d’arte ad aver commissionato il furto.

L’opera d’arte trafugata

Il dipinto è attribuibile al pittore Giacomo Alibrandi vissuto a Messina tra il 1470 e il 1524. L’artista riprende l’insegnamento di Leonardo da Vinci e Raffaello e lo diffonde in Sicilia, ma lo interpreta con uno stile personale. Forse è allievo di Cesare da Sesto. Il soggetto raffigurato è lo stesso dell’originale, Il Cristo benedicente che tiene in mano una sfera, tuttavia differisce in alcuni dettagli. Infatti, la scelta dei colori, le trasparenze del maestro si smorzano in Alibrandi, creando una divinità umana.

Il quadro di Leonardo da Vinci

Il Salvator mundi leonardesco è databile al 1499 e dal 2011 è ufficialmente ritenuto del pittore fiorentino. I restauri hanno messo in luce degli aspetti caratteristici dell’artista, lo studio delle espressioni e il cromatismo, la resa della profondità della sfera. Pure lo sfumato del volto, i capelli e la luminosità non lasciano dubbi sulla paternità dell’opera. Nel 2017 un’asta ha poi sancito definitivamente il valore del quadro a 400 milioni di dollari.