Ritratti rinascimentali al Rijksmuseum: fascino del selfie

La mostra esplora il significato della raffigurazione tra potenti e mercanti

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Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte Sofonisba Anguissola_Autoritratto alla spinetta

Rappresentano il desiderio di non essere dimenticati i ritratti rinascimentali al Rijksmuseum di Amsterdam in mostra fino al 16 gennaio. Le opere di “Remember me” provengono da collezioni internazionali.


L’inquietudine di Edvard Munch negli autoritratti


Chi raffigurano i ritratti rinascimentali al Rijksmuseum?

Potenti imperatori, principi stravaganti e ricchi mercanti erano soliti avere i loro ritratti dipinti. Oltre al desiderio di tramandare la memoria ai posteri, c’erano anche altri motivi che spingevano le persone a mettere un’immagine personale su tela. La raffigurazione di una persona aveva anche lo scopo di irradiare potere, ambizione, ricchezza e saggezza. Ai pittori stessi piaceva dipingere modelli dal vivo. Sofonisba Anguissola usava le proprie raffigurazioni come mezzo di pubblicità. Anche farsi un selfie ha scopi simili, vedersi, capirsi, presentarsi, farsi conoscere.

I motivi che spingono a richiedere un ritratto

Sono esposte più di 100 delle opere di pittori come Hans Holbein, Albrecht Durer, Tiziano e Paolo Veronese. I musei di Basilea, Londra, Madrid e Washington hanno collaborato all’allestimento dell’esposizione. Il percorso individua nel periodo attorno al 1470 il momento in cui il ritratto assume un significato particolare in Europa. Nelle corti dell’epoca si diffonde la consuetudine di farsi immortalare e mostrarsi al meglio, giovani e forti. L’imperatore Carlo V si fece raffigurare da Tiziano a cavallo. Suo figlio, Filippo II, era raffigurato in un’armatura splendente. Anche i principi e i mercanti della Chiesa volevano presentarsi con dignità. Jan Mostaert dipinse il primo “Ritratto di un uomo africano” conosciuto e lo mostra come un gentiluomo autorevole. La mostra parla quindi di potere e ambizione, ma anche di bellezza.

“Ritratto di giovane donna” di Petrus Christus

Indossando un cofano demure, la giovane donna in un dipinto di Petrus Christus (ca. 1470) guarda oltre lo spettatore con uno sguardo un po’ diffidente. Dall’abbigliamento e accessori si desume che la fanciulla sia di nobile famiglia e anche l’incarnato pallido le conferisce un aspetto distinto. L’opera è di solito conservato al Gemaeldegalerie di Berlino ed è uno dei punti salienti della mostra.

L’aderenza al vero nei ritratti rinascimentali al Riijuksmuseum

Per alcuni ritratti è lecito chiedersi quanto corrispondano effettivamente alla persona raffigurata. L’ideale di bellezza cambia nel corso dei secoli e alcuni dettagli nel modo di rappresentare il modello si adattano al momento. Uno sconosciuto pittore fiorentino dipinge la “Signora in rosso” tra il 1440 e il 1450. La donna ha pelle avorio, guance rosee e bocca rosso ciliegia, oltre a un collo estremamente lungo e una fronte molto alta. Metà della testa è però rasata. I pittori spesso accondiscendevano alle richieste dei committenti di modificare la composizione del dipinto. Preziosi collari di ermellino, gemme e armi enfatizzavano lo status sociale della persona. Anche le coppie si fecero dipingere, come il riformatore Martin Lutero e Katharina von Bora di Lucas Cranach, probabilmente intorno al 1525. Da ammirare il doppio ritratto della coppia di sindaci di Basilea, “Jakob Meyer zum Hasen e sua moglie Dorothea Kannengiesser”.