Ritorno a Omaha Beach

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Dove ebbe luogo lo sbarco più famoso della storia, oggi sorgono musei della memoria e rievocazioni storiche.

Non è facile, nella dolcezza del paesaggio costiero della Normandia, rievocare l’alba del 6 giugno 1944, ma ci sono luoghi ancora in grado di trasmettere le emozioni di quel giorno. Uno strano impasto di storie e di luoghi rende unico questo lungo campo di battaglia  fatto di prati verdi che finiscono sulle scogliere a picco sul mare, di stradine e di spiagge infinite.

Quella di oggi è una Normandia molto diversa da quella vissuta da Bob Capa, il più famoso reporter di guerra dell’epoca; del D-Day scriveva: “La mia bella Francia mi sembrò piuttosto squallida e poco accogliente. Le pallottole di una mitragliatrice tedesca che fischiavano intorno al mezzo da sbarco mi rovinarono completamente il ritorno a casa”. Cominciava così il giorno più lungo della Bloody Omaha, immortalato nelle foto di Capa e rievocata da film come ‘Salvate il soldato Ryan’. Dei diecimila soldati morti quel giorno, la maggior parte riposa nel cimitero militare di Colleville-sur-Mer, sulla collina che domina la spiaggia, settanta ettari di territorio americano pieno di croci bianche e silenzi. Più a ovest la Pointe du Hoc è stata trasformata dai bombardamenti in un territorio lunare di giganteschi crateri. Gli alleati dovevano distruggere una batteria costiera, ma i bunker tedeschi erano perfettamente costruiti e alcuni sono ancora lì. I loro cannoni, invece, gli americani li hanno trovati in un bosco, ancora da montare. Gli unici cannoni del Vallo Atlantico ancora al loro posto spuntano dai bunker di Longues-sur-Mer, non lontano da Arromanches. Qui dalla sabbia e dal mare spuntano gli ultimi cassoni di Port Winston che dal 1944 sfidano maree e tempeste; sono i resti del porto artificiale voluto da Churchill per rifornire le truppe alleate, un capolavoro di ingegneria navale che si alzava e abbassava con le maree. Da qui iniziano le spiagge anglo-canadesi di Gold, Juno e Sword, tra località di villeggiatura e Memoriali.

Tutti questi luoghi fanno parte della nuova generazione di “musei dello sbarco”, dove le storie quotidiane hanno sostituito un’orgia di modellini, bombe e mitragliatrici. A Utah Beach hanno speso due milioni di euro per adeguare il museo che adesso ostenta il suo aeroplano, un Martin B-26, status symbol di ogni Musée du Débarquement degno di questo nome. Un tempo dall’erba delle dune spuntavano bunker sventrati e pezzi di metallo arrugginito, poi la gente del posto ha percorso ogni spiaggia in cerca di oggetti da esporre in musei improvvisati, mentre quelli ufficiali sono diventati sempre più multimediali e i tour operator propongono ogni sorta di escursione. “Il modo di ricordare lo sbarco è cambiato nel corso del tempo” conferma il responsabile del Tourisme de la mémoire di Sainte-Mére-Eglise. “Per questo abbiamo creato un’associazione di Comuni per valorizzare un turismo culturale e pedagogico. Non è facile perchè il turismo è business mentre la memoria è un’altra cosa, più fragile e soggettiva. Ci vuole rigore storico per riuscire a trasmettere tutto questo alle ottocentomila persone che ogni anno arrivano qui”. Infatti Sainte-Mére-Eglise è il luogo di ritrovo dei ‘nuovi reduci’, quelli che ogni giungo arrivano sempre più numerosi da ogni parte d’Europa per rievocare lo sbarco del D-Day. Così le strade si intasano di convogli di Jeep, ambulanze, cingolati e carri armati Sherman, tutti diretti nella piazza del paese, dove nella notte tra il 5 e il 6 giugno alcuni paracadutisti della 82esima e 101esima erano atterrati per sbaglio. Iconica la storia di John Steele, il parà rimasto appeso al campanile gotico della chiesa mentre assiste impotente al massacro dei suoi compagni e rivisitata nel film ‘Il giorno più lungo’; Steele restò appeso per ore mentre le campane suonavano a distesa facendolo diventare sordo. Oggi, per ricordarlo, un manichino è appeso allo stesso posto. E’ così che un villaggio della Francia profonda è stato trasformato dalla storia e dalla potenza di Hollywood nella piccola capitale di un pellegrinaggio contemporaneo.

http://www.musee-arromanches.fr/accueil/?lang=it

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