Risorse naturali 2021: un super metabolismo insostenibile

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risorse naturali 2021

Le risorse naturali saranno sufficienti nel 2021? Di certo, le premesse non fanno ben sperare. Il rischio è che si ripeta il trend negativo degli ultimi decenni. Ma avanti così non si può andare. Pertanto, i decisori politici dovranno trovare soluzioni innovative per rendere il più sostenibile possibile l’impatto delle attività umane sull’ambiente. In caso contrario, ci sarebbe troppo da perdere.

Basteranno le risorse naturali nel 2021?

L’umanità sta semplicemente chiedendo di più di quanto la terra possa offrire”. Nel 2012 questa osservazione sintetizzava il contenuto del rapporto annuale di Global Footprint Network. Purtroppo, il fatto che l’umanità consumi più di quanto si possa permettere non è una novità. Eppure non fa più notizia, anzi. Se si trattasse di un film al cinema, gli dedicheremmo la stessa attenzione che si riserva ai titoli di coda. A parte un po’ di risentimento, continueremmo a condurre le nostre vite. Come se nulla fosse. A passare (quasi) inosservati sono anche gli appelli lanciati in occasione dell’Earth Overshoot Day: il “giorno del sovra sfruttamento”. Cioè quando l’umanità arriva a consumare il budget di risorse a disposizione per l’intero anno, la “biocapacità”. Un appuntamento che di solito si aggira intorno alla metà di agosto. Eccetto che nel 2019, quando la fatidica data era caduta il 29 luglio. Un record mondiale.

Perché è importante?

Secondo Global Footprint Network, nel 2019 l’umanità consumava le risorse naturali 1,75 volte più velocemente di quanto la Terra fosse in grado di rigenerare. Visto che i dati più recenti delle Nazioni Unite arrivano solo al 2016, l’associazione ha dovuto considerare dei parametri complementari per calcolare questo sovra sfruttamento. Nello specifico, il computo è condizionato da una serie di fattori, come spiega Global Footprint Network sul proprio portale. In particolare, “È il risultato di quattro forze: 1) quanto consumiamo, 2) quanto è efficiente la produzione, 3) quanti siamo, 4) quanto la natura sia in grado di produrre”. Dal “giorno dell’Overshoot” alla fine dell’anno, l’umanità continuerà a impiegare risorse. Non potrebbe essere diversamente. Ma allo stesso tempo accrescerà il proprio “deficit ecologico” con il Pianeta.


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Deficit di risorse naturali ante 2021

Il trend negativo era iniziato già a partire dai primi anni 70. Lo riferisce il National Footprint & Biocapacity Accounts (NFA), i cui rapporti si basano sui dati delle Nazioni Unite. Un database che vaglia oltre 15.000 dati per paese ogni anno. Eppure, come osserva Mathis Wackernagel, non potremo ricorrere al deficit per l’eternità. “È come con il denaro: possiamo spendere più di quanto guadagniamo, ma non per sempre”. Wackernagel è il fondatore di Global Footprint Network e co-inventore della contabilità dell’Impronta ecologica. Si tratta dell’indicatore più affidabile al momento per la contabilità delle risorse biologiche. Del resto, ha fatto notare Wackernagel, “Abbiamo solo una Terra“. Oggi, le cose non sono migliorate.

Un paradosso

Piuttosto, ci troviamo di fronte a un paradosso. Da una parte, l’umanità è riuscita a sostenere il continuo aumento della propria domanda di biomassa grazie alle scorte accumulate. E nonostante gli ultimi decenni di “sforamento” ecologico globale. Dall’altra, proprio il sovra sfruttamento comprometterà la “sicurezza delle risorse” in futuro. Ossia la capacità di una popolazione di soddisfare la propria domanda di risorse naturali. Pertanto, la scarsità di biomasse limiterà lo sviluppo economico, perché le stesse saranno sempre più minacciate. Basti pensare che secondo stime prudenti nel 2020 la domanda di risorse naturali della popolazione mondiale ha superato la quantità prodotta dagli ecosistemi terrestri di almeno il 56%. Proprio questa domanda eccessiva di biomassa, detta “overshoot ecologico”, sarà il maggior freno per l’economia umana.


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Le risorse naturali saranno essenziali

Di fatto, lo sviluppo delle attività economiche richiede “input materiali”. Ad esempio l’energia. Il “metabolismo” per vivere e prosperare. Ma l’umanità sta già pagando a caro prezzo il suo “sovra indebitamento”. Non solo sotto forma di deforestazione, erosione del suolo, acidificazione degli oceani. Ma anche in perdita di biodiversità e accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera. Quest’ultima causa del cambiamento climatico e degli eventi meteorologici estremi, per altro sempre più frequenti. Per di più in un contesto delicato come quello attuale. In effetti, una recente indagine pubblicata su Frontiers in Forests and Global Change mostra che solo il 3% della Terra si classifica come “ecologicamente intatta”. Ciò significa che presenta habitat incontaminati, nei quali vivono popolazioni sane. Oltre che flora e fauna autoctone.

Perché non andrà meglio nel 2021?

Di conseguenza, la capacità degli ecosistemi di rinnovare la biomassa (la biocapacità) sarà il freno principale per l’economia umana. Sulla scorta di tali considerazioni, le risorse naturali saranno un fattore fondamentale per lo sviluppo e la prosperità dell’umanità in futuro. Nonostante la crescente dipendenza dalle biomasse delle economie mondiali, un confronto sulle strategie più efficaci per la “sicurezza delle risorse” è assente nei principali dibattiti economici. Ciò è esemplificato dall’importante rapporto annuale sulla competitività globale del Forum economico mondiale, che valuta la competitività dei paesi sulla base di 103 indicatori. Nessuno dei quali considera le risorse naturali come parametro. Quindi, cosa faremo quando esauriremo le risorse? Cioè quando dovremmo imparare a vivere solo con la biomassa che la Terra sia in grado di rigenerare?


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Risorse naturali 2021: un nuovo studio

Per evitare l’overshoot ecologico, (vivere solo delle risorse naturali rinnovate dal Pianeta), i paesi più ricchi avranno maggiori opportunità rispetto all’adottare stili di vita ecosostenibili. Questo perché oltre a consumare la propria biomassa, avranno la possibilità di acquistare quella degli altri paesi più “poveri”. Sui quali ricadranno, di conseguenza, gli effetti negativi della scarsità di biomasse. Tale argomentazione è sostenuta dal team di scienziati che di recente ha pubblicato uno studio sulla rivista Nature Sustainability. Secondo l’indagine, il 57% della popolazione mondiale nel 1980 viveva in paesi caratterizzati dalla “povertà ecologica”. Si parla di circa 2.5 miliardi di persone, che sono diventati 5.4 nel 2017.

I risultati

Per i loro calcoli, gli esperti hanno considerato proprio il deficit ecologico dei paesi oggetto di studio. Ossia il gap tra la domanda di risorse naturali e la biocapacità del proprio ecosistema. Nell’analisi, gli scienziati hanno osservato che l’umanità ha consumato il 173% della biocapacità nel 2017. Il 119% nel 1980. Inoltre, i ricercatori hanno stimato che la popolazione mondiale che vive nei paesi più ricchi (il 14%), consumi il 52% delle biomasse. Se questi standard fossero adottati dal 100% della popolazione globale, ogni anno si consumerebbe il 367% della capacità rigenerativa della Terra. Ma non finisce qui. Perché nella stessa nicchia dei paesi più ricchi si rilevano delle disparità. Ad esempio, alcuni richiedono più risorse rispetto ad altri. Come Dubai, i cui standard, se generalizzati, interesserebbero il 560% delle risorse naturali. Ogni anno.


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Un triste primato

L’umanità sta causando una rapida perdita di biodiversità e, con essa, la capacità della Terra di supportare la vita complessa“. Lo ha spiegato Corey Bradshaw, ecologo presso la Flinders University nonché autore principale della ricerca pubblicata sulla rivista Frontiers in Conservation Science. Nonostante l’esperto abbia avvertito di un “orribile futuro” caratterizzato da estinzioni di massa (tra cui la specie umana), né il mondo accademico né l’opinione pubblica sembrano dargli credito. Nemo profeta in patria sua? Di certo, alcuni effetti della sofferenza del nostro Pianeta sono innegabili. Tra cui, appunto, il cambiamento climatico e l’inquinamento prodotto dai gas serra. Eppure basterebbe poco. Ad esempio, se si riuscisse a ridurre del 50% le emissioni di anidride carbonica prodotta dai combustibili fossili equivarrebbe a posticipare di 93 giorni la data dell’Earth Overshoot Day.

Le sfide future

Secondo Bradshaw, uno dei problemi principali è rappresentato dalla miopia dei decisori politici, più propensi a concentrarsi su sfide nel breve periodo. Un approccio fallimentare in tema di sostenibilità ambientale, che al contrario necessita di una politica di più ampio respiro. Ragion per cui nascondere la testa nella sabbia non sarà la soluzione. “La portata delle minacce alla biosfera e tutte le sue forme di vita è così grande che è difficile da afferrare anche per esperti ben informati“, ha spiegato Bradshaw. E ancora. “Il problema è aggravato dall’ignoranza e dall’interesse personale a breve termine, con la ricerca della ricchezza e degli interessi politici che ostacolano l’azione che è cruciale per la sopravvivenza“.


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Cosa possiamo fare?

Alla fine, l’umanità dovrà operare nel rispetto delle risorse naturali della Terra. Ciò a prescindere dal fatto che l’equilibrio sarà ripristinato dai disastri ambientali o da una scelta razionale. Pertanto, i governi potranno utilizzare gli strumenti offerti dalla politica per migliorare la sicurezza delle risorse. Il tutto gestendo sia la domanda di risorse che la disponibilità delle stesse. In questo senso, qualche passo in avanti è già stato fatto. Ad esempio, grazie al Trattato di Kyoto del 1997. Oppure, più di recente, con gli Accordi di Parigi del 2015. Del resto, le azioni necessarie a proteggere noi stessi, le nostre case e le nostre comunità, andranno a beneficio anche degli altri. Mentre le decisioni consapevoli, a tutti i livelli, avranno un’influenza che andrà ben oltre l’immediato.

Il punto sulle risorse naturali 2021

Nell’era del sovra sfruttamento globale, un tema chiave sarà individuare quali paesi, e rispettive economie, saranno in grado di mantenere la sicurezza delle proprie risorse naturali. Finora, la maggior parte delle nazioni ha sottovalutato l’importanza delle biomasse in vista del proprio sviluppo. Inoltre, l’attuale incapacità di ottimizzare la rigenerazione delle biomasse aggraverà le sfide future in materia di competitività. Persino negli scenari più ottimistici, la transizione nazionale e globale alla sostenibilità influirà sulla sicurezza delle risorse. Come sui modelli futuri di produzione e consumo.


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