Riscoprire il Salento attraverso un Educational sulle orme di Scanderbeg

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Quando il vento di Tramontana spazza ogni nube e il cielo del Salento si fa trasparente e cristallino, il sole, dal canale d’Otranto e non solo, illumina le montagne dell’Albania, e la “punta salentina” pare quasi poter toccare con facilità la terra albanese.

Ma non è solo un’impressione e nemmeno solo una leggenda, perché le due terre in passato si sono davvero abbracciate strette.

Giorgio Castriota Scanderbeg

Un nome su tutti ne porta la testimonianza storica, quello di Giorgio Castriota Scanderbeg, nobile condottiero di Kruja (cittadina adagiata sulle falde di una montagna al centro dell’Albania) le cui gesta narrano le battaglie combattute nel XV secolo contro l’esercito ottomano.

Fu principe albanese e re d’Epiro e unì i principati di Albania riuscendo a bloccare per decenni l’avanzata dei turchi-ottomani verso l’Europa. Era il 1466 quando il sultano Maometto II tentò per l’ultima volta di conquistare l’Albania; ne risultò sconfitto, ma Giorgio Scanderbeg capì che era necessario stringere alleanza con la Repubblica di Venezia per ottenere una vittoria definitiva. L’alleanza, purtroppo, non ebbe mai luogo: la malaria mise improvvisamente fine alla vita del nostro valoroso condottiero, che morì imbattuto.

Nel frattempo, Scanderbeg aveva inviato le sue truppe in aiuto al Regno di Napoli nelle lotte contro gli Angioini e i Castriota avevano così ottenuto estesi feudi. E fu proprio a Napoli, presso la corte di re Ferrante, che Giovanni, il figlio di Giorgio Castriota Scanderbeg, si rifugiò dopo la morte del padre. Scambiò le terre che Giorgio aveva avuto in dono da re Alfonso con il ducato di Galatina e la contea di Soleto. Da lì gli pareva di poter quasi respirare l’aria della sua amata Albania… È per questo che ancora oggi, in Salento, le gesta di principe Giorgio possono essere narrate dai suoi discendenti, gli Scanderbeg.

Giorgio Castriota Scanderbeg (foto web)

Dall’Avvento all’Immacolata sulle orme di Scanderbeg in Salento

Un educational sulle orme del condottiero albanese è quello che mi ha permesso di vedere coi miei occhi la terra albanese da quella salentina, guardando l’orizzonte reso limpido e terso dalla Tramontana, ma che soprattutto mi ha fatto assaporare i costumi e le tradizioni locali, enogastronomia compresa, collocandole in una figurativa mappa storica: passi, giorno dopo giorno, posati su di un percorso solcato dai segni lasciati da Giorgio Castriota Scanderbeg.

Un progetto realizzato a cura dell’ Accademiadei Volenterosi, promosso dal Comune di Bagnolo del Salento e finanziato dalla Regione Puglia coi fondi P.O.R.FESRFSE 2014-2020. Sei giorni di ospitalità per riscoprire una terra meravigliosamente ricca: di storia, di memorie, di cultura, con un’identità forte che si respira anche nei profumi delle tradizioni culinarie.

Un esempio superbo di come i territori possono promuoversi, perché in questo periodo (dall’Avvento all’Immacolata, appunto) in cui già il Salento accoglie il Natale con la magia dei presepi, la preparazione dei dolci tipici e l’ospitalità peculiare che contraddistingue questo popolo, il fascino dell’arte e della storia narrati da guide esperte hanno reso l’educational un’esperienza di viaggio irripetibile. Itinerari unici e nascosti che poi hai voglia di raccontare e di far scoprire a chi come te prima non ne ha mai sentito parlare.

Da Bagnolo del Salento alla cucina albanese

Quello tra Salento e Albania è un legame storico, scambi economici e umani che ancora oggi suggellano un’amicizia che già gli Scanderbeg avviavano e tramandavano.

E se la pizzica e il cibo mediterraneo narrano il cuore pulsante del Salento, le influenze della terra albanese si celano a fatica tra le mura di quei paesi in cui l’educational mi ha condotto.

Da Bagnolo, che in base all’etimologia del nome, Balneum, allude all’esistenza di siti termali di origine romana (come la cappella di Mater Domini, coi i suoi affreschi di S. Maria d’Idria, rivela), ci spostiamo al castello di Copertino, edificato da Alfonso Castriota Scanderbeg, discendente di Giorgio. Il castello giunse in dote a Federico d’Aragona, che poi lo ridonò alla famiglia Castriota Scanderbeg. Ed eccola la potenza del condottiero Giorgio, tramandata ai suoi discendenti, raffigurata in un dipinto di San Michele con ginocchiere, spalliere e un leone: animale che allude alla potenza degli Scanderbeg.

Ed è sempre sulla scia di re Giorgio che arriviamo a Galatina, di cui il figlio Giovanni Scanderbeg fu duca.

Favoloso che il fil rouge sia la tradizione culinaria; perché bisogna entrare in un ristorante, La Banca, per incontrare un diretto discendente Scanderbeg, Alessandro, che tra un piatto di rivisitazione salentina e l’altro, realizzati da Emanuele Specchia, ti ricorda che il suo antenato stratega parlava perfettamente quattro lingue.

Il laboratorio di metalli e monili di Pappadà Davide a Ruffano ti riporta alla tradizione tramandata, lontano lontano sino a farti pensare all’elmo di Giorgio Scanderbeg; quell’elmo che secondo la leggenda raffigura una capra perché durante una battaglia contro i Turchi, Giorgio chiese ai suoi soldati di legare delle torce accese alle corna di un gregge. Il gregge avanzò, i turchi credettero di essere attaccati e batterono in ritirata.

Il viaggio continua (MatinoPalmariggi, Maglie), tra musei, affreschi e monumenti, fino ad arrivare a PoggiardoÈ ancora una volta l’enogastronomia a unire le terre, a tirare le fila. Klejda Dilo, al ristorante La Piazza, albanese di nascita, propone piatti tradizionali della sua terra, la terra di Giorgio Castriota Scanderbeg; ma il matrimonio con i sapori tipici del Salento riporta a quell’immagine, la prima: il sole che bacia in sintonia, simmetria e in un unico istante, il Salento e l’Albania.

Da raccontare c’è molto altro, su questo Eucational Tour. Ogni notte il sonno a Bagnolo è stato costellato da riflessioni e “ricordi”. Uno fra tutti gli insegnamenti di re Scanderbeg: “Se restiamo tutti uniti nessuno potrà mai spezzarci”, ed è questa unione che permette di promuovere e tramandare i segreti e i tesori dei nostri straordinari e unici territori italiani.

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