Ripabottoni (CB) dice no ai migranti mandati via

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Ripabottoni

Ripabottoni, un piccolo comune di 553 abitanti, come tanti piccoli comuni della provincia di Campobasso. Come il confinante comune di Provvidenti che conta 116 abitanti appena o Morrone del Sannio che ne conta qualcuno in più, 587, stando ai dati di Wikipedia.

Ripabottoni, con i suoi vicoli e le stradine strette ad impianto medievale, la Chiesa Parrocchiale dell’Assunta e i palazzi nobiliari Cappuccilli e Franconi e con la sua bassa popolazione è in perfetta media con il resto del Molise, regione che registra una delle densità medie più basse d’Italia. L’ampiezza media dei comuni regionali non supera i 2400 abitanti e la dispersione territoriale è significativa. Invecchiamento della popolazione e calo della natalità, unitamente a fattori economico – sociali e produttivi mettono in discussione la sopravvivenza e la continuità di queste piccole comunità che si spingono verso forme di accorpamento volontario mediante fusione (come previsto dal Testo Unico sugli Enti Locali) o verso forme di  unione municipale.

Invertire la rotta non solo è possibile, ma necessario, per garantire continuità ai servizi essenziali (istruzione, mobilità, sanità) nei territori più interni del nostro Paese, attraverso nuove forme di inclusione sociale e di accoglienza.

Per questo alla comunità di Ripabottoni non è andata giù la chiusura del CAS (Centro di Accoglienza Straordinaria) dove abitavano 32 giovani africani che sono stati trasferiti come stabilito dalla Prefettura di Campobasso.

E pensare che la storia qui era cominciata al contrario, con una raccolta firme per impedirne addirittura l’arrivo. Poi l’accoglienza, la solidarietà, i valori di ospitalità della gente di montagna, autentica e genuina, pura come l’aria ad alta quota, prendono il sopravvento e oggi è la comunità stessa che si batte per non farli andare via raccogliendo altre firme, stavolta per continuare a vedere questi giovani passeggiare per il paese, giocare a calcio, chiacchierare al bar.

https://www.youtube.com/watch?v=dKNGjzRtv_Q&feature=youtu.be

Una bella storia di integrazione, un esempio positivo di accoglienza bruscamente interrotto da una questione burocratica sulla quale è intervenuto anche Danilo Leva, deputato molisano,  auspicando un passo indietro e richiamando le istituzioni a  istituzioni al “dovere di incentivare le buone pratiche, non di reprimerle applicando in maniera eccessivamente rigorosa delle disposizioni normative”.

Anche l’ex – ministro Kyenge ha fatto sentire la sua voce con un post social

RIpabottoni
Il tweet dell’Ex – ministro

E così da giovedì pomeriggio la struttura che  ospitava i ragazzi è chiusa e loro sono stati sparsi un po’ qua un po’ là. Chi a Petacciato, sulla costa non lontana da Termoli, chi a Montecilfone, nell’interno montuoso che si raggiunge curva dopo curva, salendo di parecchi chilometri dopo che hai lasciato la strada Bifernina all’uscita di Larino o ancora a Roccavivara e Portocannone.

Una vicenda che ha riunito persino le due comunità cristiane presenti in paese, una cattolica l’altra protestante, e che ha fatto mobilitare anche il parroco che ha fatto stampare e diffondere un volantino con su scritto:

“I nostri concittadini hanno iniziato a interagire con questi ragazzi stabilendo ottimi rapporti con loro. Le nostre due comunità cristiane, cattolica e protestante, li hanno inseriti nelle rispettive attività. Tante persone si sono attivate in diverse forme di aiuto. Diciamo allo Stato che l’economia non deve travalicare il bene della persona. Questi ragazzi non sono pacchi postali“.

E pare che anche gli effetti economici di questa faccenda così delicata siano da non sottovalutare: i quindici giovani che qui lavoravano, a causa della chiusura della struttura sono adesso disoccupati. Un effetto non di poco conto se si considera che qui lavoro ce n’è poco e i giovani sono costretti ad andare via.

Un paese alla ricerca di un nuovo equilibrio sociale ed economico, dunque. Come tanti sparsi sul territorio italiano. Nonostante alzino le barricate contro i nuovi arrivati. Dall’economia agricola allo spopolamento e al declino, oggi l’accoglienza dei migranti può essere occasione per dare nuovo slancio territoriale ai piccoli comuni, incentivare la rigenerazione urbanistica, riabitare le case abbandonate, rilanciare l’economia.

Gli immigrati giovani possono lavorare le terre abbandonate da chi è dovuto andare via, imparare i vecchi mestieri artigianali, i loro figli allontanano la paura della chiusura delle scuole. Ecco il circolo virtuoso tra accoglienza, integrazione, lavoro, economia e società.