Rifugiati siriani in Libano: distrutto campo con 375 profughi

Ennesimo episodio di tensione con 75 famiglie sfollate. E dalle organizzazioni umanitarie c'è "forte preoccupazione per gli episodi di razzismo"

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Rifugiati siriani in Libano: un incendio ha distrutto un campo profughi nella regione settentrionale di Miniyeh che ospitava circa 375 persone. Acora non sono chiare le dinamiche dell’incidente che sembrerebbe essere originato da una lite. Così cresce “il muro” tra siriani e libanesi, due popolazioni stremate dalla guerra.

Rifugiati siriani in Libano: com’è la situazione?

I rifugiati siriani in Libano negli ultimi anni sono presi di mira da una popolazione libanese stremata dalle conseguenze del conflitto. Ennesimo segnale d’allarme l’incidente occorso la sera del 26 dicembre, quando un campo profughi informale è stato devastato da un incendio. Al momento non si conosce la dinamica dei fatti, ma l’incidente ha richiesto l’intervento delle autorità e costretto le 75 famiglie che lo occupavano ad abbandonare i loro ripari. Associated Press riferisce che almeno 300 persone sono state sfollate. Lunedì il ministro degli esteri di Damasco ha espresso forte rammarico per quanto avvenuto, come riporta l’agenzia ufficiale di SANA. Vediamo cos’è accaduto.

Cos’è successo?

Da quanto riferisce l’agenzia di stampa Nna l’incendio sarebbe divampato nel campo informale di Bhannine, nella regione di Miniyeh a Nord del Libano. In un primo momento, fonti interne agli apparati di sicurezza libanesi hanno attribuito l’incidente alla protesta di alcuni lavoratori siriani per salari migliori. Ma i datori di lavoro libanesi non l’avrebbero accolta. Una seconda versione della stessa fonte, invece, riferiva che alla base ci sarebbero state le molestie a una donna siriana. Secondo quanto riporta l’agenzia Nna, dei giovani libanesi avrebbero “dato fuoco ad alcune tende di rifugiati“. Le stesse informazioni sono diramate da media locali citati da The New Arab. Infatti, i componenti più giovani delle famiglie libanesi avrebbero incendiato alcune tende per ripicca. Ma le indagini sono ancora in corso.

Ulteriori dettagli

L’esplosione delle bombole a gas presenti hanno alimentato l’incendio che si è esteso poi all’intero accampamento, distruggendolo completamente. A nulla è valso l’intervento della Difesa civile se non a sedare le fiamme, mentre Esercito e polizia cercavano di riportare alla calma. Nel rogo sono rimaste ferite almeno 4 persone, ora ricoverate in ospedale. A confermarlo è l’agenzia dell’Onu per i rifugiati (UNHCR), che però non ha comunicato il bilancio dei feriti né l’entità delle lesioni. Ma l’UNHCR ha specificato che le fiamme si sono propagate facilmente nelle tende del campo realizzate con fogli di plastica e legno. Nonostante l’incendio a Bhannine sia ritenuto un episodio isolato, già a inizio dicembre alcune organizzazioni di assistenza ai rifugiati avevano avvertito dell’escalation di tensioni tra siriani e libanesi.

Rifugiati siriani in Libano: un’escalation di tensioni

Il 4 dicembre i volontari di Operazione Colomba della Comunità Giovanni XXIII avevano espresso una “forte preoccupazione per i gravi episodi di razzismo avvenuti in Libano nei giorni scorsi ai danni dei profughi siriani”. Anche a novembre, infatti, circa 270 famiglie siriane hanno abbandonato la città di Bsharre, a Nord del Libano, dopo che un loro connazionale è stato accusato di aver sparato a un residente libanese. In quell’occasione, l’agenzia Associated Press aveva riferito tensioni ed episodi di ostilità diffusi contro i rifugiati siriani. Il rischio è che possano diventare dei capri espiatori con la compiacenza di alcuni leader politici. Ad esempio, l’ex ministro degli esteri e cognato del capo dello Stato libanese che da anni insiste nel chiedere l’espulsione dei rifugiati siriani.

L’insofferenza contro i rifugiati

Il Libano conta una popolazione di tre milioni e mezzo di persone. Tuttavia, dopo il 2011 il Paese ospita circa un milione e mezzo di siriani, di cui quasi un milione registrati come rifugiati presso le Nazioni Unite. Più volte il governo libanese ha invitato i rifugiati a tornare in Siria, sebbene le organizzazioni per i diritti umani lo ritengno prematuro per via di un conflitto che non accenna a spegnersi, anzi. Quindi, i rifugiati preferiscono contare su risorse economiche limitate piuttosto che tornare in patria per rischiare di essere internati nei lager dal regime che li ha espulsi. Infatti, almeno il 70% di loro vive in condizioni precarie e sotto la soglia della povertà, in ripari improvvisati o nelle comunità rurali perché in Libano mancano campi profughi formali. Semmai, i rifugiati affittano appezzamenti privati (spesso campi di patate) per i quali pagano un canone.

La guerra civile

Il 15 marzo 2011 la guerra civile in Siria era nata in seguito alle richieste di dimissioni del presidente Bashar al-Assad. Nel corso degli anni, alcuni gruppi di ribelli anti-governativi si sono radicalizzati in gruppi fondamentalisti islamici sunniti decisi a controllare il Paese. Da subito, le milizie siriane hanno beneficiato del sostegno di Russia e Iran. Mentre il Libano era intervenuto militarmente a sostegno del regime siriano con Hezbollah. Ma quasi un decennio di conflitto ne ha causato il default economico, oltre a una crisi bancaria e inflazione senza precedenti: se fino a un anno fa un dollaro equivaleva a 1500 lire libanesi oggi ne vale appena 8 mila. A ragione, l’accreditato opinionista libanese Michel Haj Georgiou ha commentato: “Quando una vittima non può reagire contro il suo carnefice si scaglia sempre contro uno più debole di lui”.

In conclusione

Da quando è scoppiato il conflitto oltre 380 mila persone sono rimaste uccise, almeno 110 mila civili. Oltre 11 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le loro case. Al momento più di 5 milioni e mezzo di siriani hanno lasciato il Paese in cerca di protezione. Oltre tre milioni e mezzo di loro si sono rifugiati in Turchia. Certamente, creare un “muro” tra libanesi e siriani non sarà la soluzione. Perché non porterà beneficio a nessuna delle due Nazioni, ma sarebbe come soffiare sulle fiamme dell’incendio di Bhannine.


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