Riforma fiscale: tra la Danimarca e la Commissione Visentini

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Riforma del fisco

Tra le riforme elencate nel suo discorso al Senato c’è anche quella del Fisco. Sulla riforma il presidente del Consiglio indica una lunga strada. Che punta a un intervento a trecentosessanta gradi per arrivare a una revisione profonda dell’Irpef, fatta di razionalizzazioni e semplificazioni in grado di ridurre gradualmente il carico fiscale.

Riforma del fisco: i modelli?

Nel suo intervento, ha indicato due modelli. Grandiosi. Poiché nascono dall’esigenza di superare la logica dell’emergenza politica e della ricerca del consenso, che in questi anni ha spesso scoordinato il nostro sistema fiscale.


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Modello Visentini

Visentini è nato a Treviso nel 1914. È tra i padri fondatori del Partito d’Azione, ma si renderà protagonista anche del Partito Repubblicano. Come ha ricordato lo stesso Mario Draghi nel discorso. Visentini, insieme all’economista Cesare Cosciani, viene considerato padre della riforma tributaria nel 1971 alla quale partecipò sia come studioso sia da politico. “il nostro sistema tributario, che non era stato più modificato dai tempi della riforma Vanoni del 1951. Si deve a quella commissione l’introduzione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e del sostituto d’imposta per i redditi da lavoro dipendente. Una riforma fiscale segna in ogni Paese un passaggio decisivo. Indica priorità, dà certezze, offre opportunità, è l’architrave della politica di bilancio

La modifica del sistema tributario italiano

La riforma concepita dalla Commissione Visentini modificava il sistema tributario nel suo complesso e non con interventi isolati o parziali. Tra gli obiettivi c’erano:

  • la semplificazione del sistema tributario;
  • l’efficientamento dell’amministrazione finanziaria;
  • una più equa distribuzione dell’onere tributario.

Tra le imposte introdotte troviamo l’IVA e l’imposta comunale sull’incremento di valore degl’immobili. Fra gli obiettivi della riforma c’era anche quello di realizzare un’imposizione sul reddito delle persone fisiche citata da Draghi ma, come scrive Il Sole 24 Ore, in fase di attuazione: “si tornò ben presto all’applicazione di imposte cedolari differenziate per categorie di reddito, con particolare riferimento ai redditi da capitale, a discapito di quelli da lavoro dipendente“.

Il modello Danimarca

L’altro modello citato da “Super Mario” è quello danese. La Danimarca, che attualmente possiede uno dei livelli di tassazione più alti in Europa, nel 2008 aveva nominato una Commissione di esperti in materia fiscale. Dopo una serie di incontri con le parti sociali, aveva presentato un programma che prevedeva un taglio della pressione fiscale pari a 2 punti percentuali del Pil. Nel suo discorso Draghi ha fatto riferimento proprio a questo: “l’aliquota marginale massima dell’imposta sul reddito veniva ridotta, mentre la soglia di esenzione veniva alzata“.


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