lunedì, Luglio 22, 2024

Rifiutata la richiesta ai domiciliari di Brusca

La Corte di Cassazione ha respinto una petizione di Giovanni Brusca, il boss della mafia siciliana che aveva innescato l’esplosivo che ha ucciso il procuratore antimafia Giovanni Falcone nel 1992, nella quale chiedeva di essere rilasciato dalla prigione agli arresti domiciliari.

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Maria di Falcone, sorella del magistrato ucciso, ha accolto con favore la decisione, sostenendo che Brusca non meritava ulteriori benefici dopo aver “ricevuto oltre 80 permessi” in cambio della fornitura di informazioni alla polizia.

L’ex procuratore nazionale antimafia e l’ex portavoce del Senato Pietro Grasso ha affermato che, pur rispettando la sentenza, non pensava che lo Stato dovesse trattare Brusca allo stesso modo dei capi degli ultimi capi di Cosa Nostra, Toto Riina e Bernardo Provenzano.

“È giusto che Riina e Provenzano siano rimaste in prigione fino alla morte, ma qualcuno come Brusca non può essere valutato allo stesso modo”, ha detto Grasso al Corriere della Sera.

“Ha trascorso più di 23 anni in prigione e tra due anni la sua pena sarà scontata.” Ottiene i permessi che, in qualche modo, gli danno più libertà degli arresti domiciliari. “Dimostra che la cooperazione (con lo Stato) paga”.

Sowmya Sofia Riccaboni
Sowmya Sofia Riccaboni
Blogger, giornalista scalza (senza tesserino), mamma di 3 figli. Guarda il mondo con i cinque sensi, trascura spesso la forma per dare sensazioni di realtà e di poter toccare le parole. Direttrice Editoriale dal 2009. Laureata in Scienze della Formazione.

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