Ricostruire Gaza: avviati i colloqui Egitto-Israele

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Ricostruire Gaza sarà uno degli obiettivi dei colloqui in corso per consolidare il cessate-il-fuoco tra Israele e Hamas. Il tutto grazie alla mediazione dell’Egitto. A ben vedere, lo stesso Paese nordafricano avrebbe interesse a risolvere la questione palestinese. Non solo (e non tanto) per ripristinare il ruolo ruolo di potenza di riferimento nella regione.

Ricostruire Gaza è possibile?

Egitto e Israele hanno avviato i colloqui per consolidare la fragile tregua tra lo Stato ebraico e il gruppo militante di Hamas. All’inizio di questo mese, il Paese nordafricano era stato il primo a impegnarsi per il rispetto di un cessate-il-fuoco. Ora l’obiettivo sarà ricostruire Gaza dopo che la campagna punitiva di 11 giorni ha distrutto gran parte dell’enclave costiera. Durante l’ultima offensiva, 253 palestinesi sono rimasti uccisi. Tra cui 66 bambini. I raid aerei hanno distrutto 1.800 unità abitative. Mentre altre 14.300 sono parzialmente crollate. Il che ha costretto decine di migliaia di palestinesi a rifugiarsi nelle strutture gestite dalle Nazioni Unite. Per lo più scuole. I bombardamenti hanno colpito anche 74 edifici pubblici, compresi i municipi. Mentre in Israele sono morte 12 persone in Israele, inclusi due bambini.

I colloqui

Domenica, il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shukry, ha ricevuto al Cairo il suo omologo israeliano Gabi Ashkenazi. Il tutto nell’ambito degli sforzi delle autorità egiziane per rilanciare il processo di pace in Medio Oriente. Si tratta della prima visita ufficiale di un ministro israeliano in Egitto dal 2008, come riferisce in un tweet lo stesso Ashkenazi. In arabo, inglese ed ebraico, Ashkenazi ha precisato che il suo viaggio al Cairo è “la prima visita formale di un ministro israeliano in 13 anni“. Prima di aggiungere: “Discuteremo di stabilire un cessate il fuoco permanente con Hamas, un meccanismo per fornire aiuti umanitari e la ricostruzione di Gaza“.


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Ricostruire Gaza a partire dall’Egitto

Tra le condizioni per una tregua “permanente” ci sarà il rilascio di due cittadini israeliani detenuti nelle carceri di Hamas. Nonché la consegna delle spoglie di due soldati israeliani uccisi nella guerra del 2014. Nel frattempo, sempre domenica, si sono tenuti colloqui paralleli in Israele. Il presidente egiziano Abdel Fattah el-Sisi ha inviato a Gerusalemme il capo dell’intelligence del Paese, Abbas Kamel. Il quale ha incontrato il primo ministro Benjamin Netanyahu e altri funzionari israeliani. Poco prima del vertice, un funzionario egiziano ha rivelato ad Associated Press che la discussione avrebbe riguardato anche misure idonee a consentire l’ingresso di materiali, elettricità e carburante nell’enclave. Nonché l’espansione dello spazio marittimo consentito ai pescatori di Gaza.

Benjamin Netanyahu

Dal canto suo, Netanyahu ha spiegato di aver sollevato la questione della restituzione dei resti dei soldati e dei due civili. Nonché di aver ribadito le richieste israeliane di impedire ad Hamas di sottrarre risorse destinate alla popolazione civile per rafforzare le sue capacità. Nel frattempo, un funzionario egiziano ha riferito che Kamel incontrerà anche i funzionari palestinesi in Cisgiordania. In questo senso, l’Autorità Palestinese guidata da Fatah, il movimento rivale di Hamas, svolgerà un ruolo centrale nei colloqui. Oltre che nel processo di ricostruzione. In particolare, Kamel trasmetterà un messaggio da el-Sissi al presidente palestinese Mahmoud Abbas, ribadendo “il pieno sostegno dell’Egitto al popolo palestinese“.

Ricostruire Gaza: Hamas

Dopodiché, Kamel si recherà a Gaza per incontrare i leader di Hamas e degli altri gruppi militanti palestinesi. Di solito, è proprio l’intelligence egiziana a fungere da tramite in questo tipo di negoziati. Ragion per cui non sorprende il fatto che il leader militare del gruppo, Ismail Haniyeh, si recherà al Cairo in settimana. Lo riferisce il portavoce del gruppo Abdelatif al-Qanou, che non ha fornito però ulteriori dettagli. Intanto, il presidente egiziano el-Sisi ha incaricato Kamel di porre fine alle divisioni politiche tra i rivali palestinesi. Hamas, a Gaza, e Fatah, nella Cisgiordania occupata. In questo modo, cercando di sfruttare la rinnovata coesione della comunità palestinese. Altrimenti frammentata.


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Ricostruire Gaza dopo le guerre

In effetti, le tensioni erano divampate dopo le possibili espulsioni di alcune famiglie palestinesi a Gerusalemme Est occupata. Oltre che per gli attacchi al complesso della moschea di Al-Aqsa. Intanto, el-Sisi ha promesso 500 milioni di dollari per finanziare la ricostruzione nella Striscia, densamente popolata. Eppure, l’Egitto aveva agevolato l’assedio di Israele su Gaza, Ad esempio, chiudendo il valico di Rafah. Nonostante abbia motivato la decisione per motivi di sicurezza. Ad ogni modo, il blocco di Gaza ha interrotto il flusso di beni primari. Nonché dei materiali necessari per la ricostruire gli edifici crollati durante le precedenti campagne militari israeliane. Del 2008, 2012 e 2014.

Interessi

A ben vedere, l’Egitto sta cercando di ripristinare la sua influenza nella regione mediorientale. Già nel 2014, le autorità egiziane avevano mediato un cessate-il-fuoco tra Israele e Hamas. Oltre all’Egitto, stavolta l’escalation ha messo in imbarazzo i Paesi del Golfo. Soprattutto Emirati Arabi Uniti e Bahrain. I quali avevano normalizzato le relazioni diplomatiche con Israele l’anno scorso, con la firma degli accordi Abramo. Il che aveva garantito al Cairo un ruolo di guida diplomatica. Lo ha spiegato Tareq Baconi, analista senior presso l’International Crisis Group, Tareq Baconi. “In una regione in cui gli stati in via di normalizzazione stanno espandendo le proprie relazioni con Israele, l’Egitto ha interesse a utilizzare la sua vicinanza geografica a Gaza per sfruttare il suo potere diplomatico“.


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Equilibri regionali

Egitto, Emirati e Arabia Saudita, tre stretti alleati, stanno costruendo un nuovo ordine di sicurezza regionale. La quale comprenderà anche Israele. Da una parte, le monarchie del Golfo ne hanno bisogno per contrastare l’Iran. Mentre dall’altra l’Egitto lo richiede per la sicurezza del Mar Mediterraneo. Eppure, tutto ciò non può prescindere dalla risoluzione della questione palestinese. Tanto che la recente guerra lo ha dimostrato. A tal proposito, da un lato l’Egitto vorrebbe una leadership palestinese unificata. Specialmente a Gaza. Oltre al fatto che le forze politiche a Gaza, come Hamas e Fatah, abbiano voce in capitolo nel processo decisionale palestinese. Dall’altro, il Cairo è interessato a sradicare le cellule terroristiche nel Sinai.

Ricostruire Gaza sradicando gli estremisti

I gruppi jihadisti collaborano con le loro controparti palestinesi a Gaza. Un sostegno che Hamas ha tollerato troppo spesso. O peggio, ha sostenuto. Come nel caso dell’insurrezione del Sinai. Allora, Gaza aveva fornito di armi e rifugi sicuri agli estremisti. Specialmente quando la pressione dell’esercito egiziano era troppo forte. Ora, sembra che i capi militari di Hamas abbiano cambiato idea. Mentre i gruppi jihadisti non sono più considerati uno strumento. Ma una minaccia. Ragion per cui l’Egitto è deciso a ottenere un vantaggio adesso che ne ha l’opportunità. Non solo. Ciò permetterebbe anche ad Hamas di dipendere meno da Iran, Turchia e Qatar.


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