Riconoscimento facciale: l’ambizioso progetto indiano per la sicurezza

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India: riconoscimento facciale per combattere il crimine.

Tutelare i minori e combattere il crimine con gli ultimi ritrovati della tecnologia. È questo, in sintesi, il grande progetto al quale si sta lavorando in India che prevede la realizzazione e l’utilizzo di un’innovativa piattaforma di riconoscimento facciale. Bhuwan Ribhu, attivista dell’associazione Bachpan Bachao Andolan, ha affermato che un primo test è stato avviato circa 15 mesi fa, quando numerose fotografie di bambini scomparsi sono state associate ad una serie di immagini di minorenni che vivono negli istituti, creando così un database per la polizia.

Il promotore di quest’importante iniziativa ha spiegato alla CNN che grazie a questo sistema è stato possibile identificare più di diecimila bimbi dichiarati scomparsi che, invece, erano ospitati proprio nelle strutture di accoglienza. Quasi tutti questi giovani erano stati sottratti alle proprie famiglie allo scopo di costringerli a lavorare nei campi, a prostituirsi oppure a lavorare duramente nelle industrie. Adesso che sono stati ritrovati, per fortuna potranno ricongiungersi con i loro cari. Ribhu ha sottolineato che questi significativi risultati sono stati raggiunti proprio con l’ausilio del riconoscimento facciale.

India: riconoscimento facciale per individuare i malviventi.

Ovviamente l’introduzione di questo strumento tecnologico potrebbe essere utile anche per altre finalità. Attualmente in India ci sono soltanto 144 poliziotti ogni centomila abitanti, numeri insufficienti se si considera che in Europa ogni centomila cittadini si contano ben 318 rappresentanti delle forze dell’ordine. Per cercare di sopperire a questa grave lacuna si è pensato di ricorrere alle nuove funzioni messe a disposizione dal settore dell’hi-tech.

Le tecnologie del 2020 a cui dobbiamo essere pronti

Per il momento il riconoscimento facciale è disponibile per gli agenti di Nuova Delhi e ha già dato delle ottime risposte non solo per ritrovare minori svaniti nel nulla, ma anche per combattere la criminalità e per garantire una maggiore sicurezza durante gli eventi che si tengono in piazza o per le strade cittadine. Il governo locale, però, punta decisamente più in alto e intende realizzare una grande piattaforma digitale che sia disponibile per la polizia di tutti i 29 stati e 7 territori sindacali indiani.

India: come dovrebbe funzionare il riconoscimento facciale

La CNN ha potuto consultare e divulgare un testo di 172 pagine redatto dal National Crime Records Bureau che descrive il progetto tecnologico dettagliatamente e per il quale si prevede che siano aziende specializzate a lavorarci. Il termine ultimo per presentare delle offerte era l’11 ottobre, ma finora non è stato ancora deciso quale società avrà il compito di approntare il database indiano più grande del mondo.

La polizia indiana potrebbe usufruire della tecnologia.

Nel documento si legge che la piattaforma dovrebbe essere in grado di associare le immagini raccolte dai sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso alle foto segnaletiche dei malviventi oppure a quelle dei documenti e gli scatti raccolti da alcune istituzioni che si occupano della tutela delle donne e dei minori. Dopo aver effettuato questa grande operazione, dal dispositivo partirebbero degli avvisi ogni volta che verrebbe completata l’identificazione di un determinato soggetto. Inoltre i militari avrebbero in dotazione degli strumenti tecnologici che gli darebbero la possibilità di catturare le sembianze di un volto e di avviare una ricerca istantanea nel database.

L’obiettivo, ovviamente, è quello di facilitare tramite il riconoscimento facciale l’individuazione di delinquenti, ma anche di persone date per disperse e apparentemente introvabili. In questo modo si potrebbe dare un grosso contributo alla lotta alla criminalità dilagante in India, la cui escalation negli ultimi tempi risulta a dir poco preoccupante. Solo nel 2016, ad esempio, sono stati segnalati più di 7.000 reati per 100.000 cittadini nelle grandi città, con una media nazionale di 379,3.

Dubbi sulla tutela della privacy

Vige il più assoluto riserbo sulle aziende che sarebbero in lizza per avere in concessione la gestione del progetto. L’unica certezza è quella relativa ad un vertice tenutosi nel mese di luglio presso la sede centrale di Nuova Delhi del National Crime Records Bureau al quale hanno preso parte circa 80 imprese. Dal verbale della riunione consultato dalla CNN emerge che nel corso della riunione è stato illustrato l’intero prospetto volto a creare un database nazionale che, tramite riconoscimento facciale, dovrebbe essere connesso con le stazioni di polizia locali.

Inoltre si è discusso sull’eventuale inserimento di una funzione che consentirebbe al riconoscimento facciale di identificare sospettati che si sarebbero sottoposti ad interventi di chirurgia plastica.

Riconoscimento facciale: rischi per la privacy.

Intanto la ONG Internet Freedom Foundation ha presentato un esposto per chiedere l’annullamento della gara di assegnazione del progetto. L’associazione contesta il requisito che prevede che una società, per fare la sua offerta, debba necessariamente aver già portato a termine tre interventi di introduzione del riconoscimento facciale. Apar Gupta ha spiegato che questo punto escluderebbe automaticamente tutte le aziende locali, favorendo solo quelle straniere. Dunque si prevede che la società vincitrice venga associata ad un’impresa indiana, anche perché il bando riporta che una delle parti coinvolte abbia la propria sede in India.

Nel frattempo sono emersi i primi dubbi da parte di coloro i quali ritengono che questa sistema rischia di violare la privacy dei cittadini. Si lamenta, in particolare, la mancanza di una legge specifica che tuteli la sfera privata delle persone, soprattutto in vista dell’eventuale introduzione del riconoscimento facciale che potrebbe essere utilizzato senza alcun limite giuridico. Infatti gli oppositori di questa proposta tecnologica temono che l’innovativo strumento possa essere usato in maniera impropria, per rintracciare e punire soprattutto le persone che commettono piccoli reati oppure per risalire alle minoranze etniche.

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