Il 22 maggio del 1813, in quel di Lipsia, nasceva Richard Wagner, compositore di straordinario estro. Non altrettanto commerciale (mi si consenta l’ardita analisi) rispetto a illustri colleghi del calibro di Mozart e Beethoven, Wagner viene tuttavia ricordato come uno dei più influenti musicisti della storia.

Ancora in giovane età, Wagner non sapeva se intraprendere una carriera di letterato, pittore o architetto. Poi, a 16 anni, restò folgorato da una rappresentazione del Fidelio di Beethoven. Da quel momento, decise di intraprendere la strada di compositore.

Autodidatta, il giovane Wagner si cimentò dapprincipio in piccole sonate, composizioni rudimentali e in un tentativo di opera teatrale, mai completato. Decise in seguito di prendere lezioni presso il direttore di un importante coro di Lipsia. Nel giro di 6 mesi creò una sonata, la sua prima vera composizione, intitolata Klaviersonate in B-Dur, poi sospese gli studi e si dedicò unicamente alla composizione.

Non ancora trentenne, Wagner ottenne il posto di direttore in un teatro di Riga. Durante questo periodo (ci troviamo intorno al 1837) iniziò a comporre il Rienzi. Dopo aver perso il posto di direttore, nel tentativo di sfuggire ai creditori si imbarcò su di un piccolo veliero diretto a Londra. Nel corso del viaggio, una tempesta sorprese l’imbarcazione. Fu in quel frangente che a Wagner venne l’ispirazione per l’Olandese Volante, opera di enorme valore, ancora oggi riconosciuta come capolavoro Wagneriano.

Il Rienzi, una volta completato, riscosse i consensi del pubblico e aiutò Wagner ad ottenere un posto come direttore d’orchestra all’Opera di Dresda.

Sembrava l’inizio di una sfavillante carriera, ma l’Olandese Volante non riscosse lo stesso successo del Rienzi, forse perché non compreso appieno. La rappresentazione teatrale messa in scena dal compositore tedesco lasciò storditi gli spettatori paganti, troppo legati al conformismo dell’epoca.

Dopo aver perso il posto da direttore a Dresda, si trasferì a Zurigo. La fama di Wagner era ormai consolidata, e il suo genio fuori discussione. Nel 1852, mentre si trovava in Italia, terminò l’Anello del Nibelungo, influenzato dalle teorie di Schopenauer, che incluse nella rappresentazione dell’opera. In questo periodo iniziò a comporre il Tristano e il Parsifal.

Nel 1861 tornò a Parigi nel tentativo di conquistare il celebre palcoscenico dell’Opéra. Mise in scena il Tannhauser, ma fu un fiasco totale. Il pubblico non gradì, ma il caos suscitato dall’indignazione generale ebbe l’effetto di rendere Wagner popolare, tanto da ottenere parole di ammirazione da Charles Baudlaire, che apprezzò il coraggioso tentativo.

Lasciata Parigi, andò a Vienna, dove mise in scena il Tristano, che non riscosse più consensi del Tannhauser rappresentato all’Opéra. I motivi dell’insuccesso furono gli stessi: l’opera venne giudicata troppo astrusa e complessa.

Ciò che differenziava Wagner da tanti altri compositori, era il fatto che il tedesco scrisse da sé il libretto e la sceneggiatura dei propri lavori. Le composizioni, poi, erano ricche di cromatismi, le armonie particolari. A Wagner, poi, si deve l’introduzione della tecnica del Leitimotiv. Questa tecnica associava un tema musicale a un personaggio, a un luogo o ad un’idea nel corso della rappresentazione. In tal modo diventava più facile raccontare una storia senza l’uso di parole che avrebbero troncato la fluidità della rappresentazione.

Wagner rivoluzionò il teatro e la musica, fornendo spunti per le generazioni a venire.

Checché se ne dica, fu un genio.

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