Riace (Reggio Calabria) – Revocato il divieto di dimora a Mimmo Lucano

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L’ex sindaco potrà rientrare “a casa” e riabbracciare il padre malato. Mimmo Lucano è coinvolto in una dibattuta inchiesta su presunti illeciti nella gestione dell’accoglienza dei migranti nel comune della Locride.

Il Tribunale di Locri ha revocato il divieto di dimora nei confronti di Mimmo Lucano che potrà dunque tornare a Riace. L’ex sindaco di Riace fu coinvolto nell’inchiesta su presunti illeciti nella gestione dell’accoglienza dei migranti.

Lucano, al terzo mandato come primo cittadino di Riace, il 2 ottobre era dapprima stato posto agli arresti domiciliari, misura poi trasformata nel divieto di dimora a Riace.

“Un risultato positivo”, commenta all’Adnkronos l’avvocato Andrea Dacqua, legale dell’ex primo cittadino.

L’assurdo esilio è finito. Una buona notizia, un po’ di umanità” scrive su Twitter l’ong Mediterranea.

Ora l’ex sindaco potrà riabbracciare il padre 93enne che si trova in gravi condizioni di salute, e che non vede dal giorno delle elezioni del 28 maggio, quando era potuto tornare a Riace per meno di un’ora: giusto il tempo di un abbraccio di fronte al seggio e l’ex sindaco ha dovuto lasciare nuovamente il paese dopo aver completato le operazioni di voto, per fare ritorno a Caulonia, dove risiede in esilio dopo la decisione del Tribunale del Riesame di Reggio Calabria.

Perché Mimmo Lucano è sotto processo

Riace nella Locride era diventata un modello di accoglienza e integrazione per far rivivere i centri spopolati e fornire un posto dove vivere a centinaia di richiedenti asilo. 

Oggi che l’impianto accusatorio intorno al modello Riace sia già enormemente indebolito e abbia sbattuto contro due “muri” di cui i giudici nel processo in qualche modo non potranno non tenere conto. Primo, c’è quello che ha stabilito il giudice per le indagini preliminari che, a conclusione dell’indagine stessa, aveva stabilito che soltanto due dei 14 capi d’accusa stavano in piedi: favoreggiamento dell’immigrazione e l’irregolarità per la gestione degli appalti per la raccolta differenziata. 

Secondo, la Corte di Cassazione aveva smontato nel dettaglio l’impianto. La Cassazione di fatto aveva demolito gran parte delle accuse nei confronti di Lucano. Dagli appalti per i rifiuti ai matrimoni di comodo, nessun indizio di comportamenti fuori dalla legge. Lucano non si è intascato alunché e non ha favorito nessuno nella gestione della differenziata. Lo stesso gip parlava di “superficialità”, di una “non trasparente gestione delle risorse” messe a disposizione per Riace, ma che non corrisponde ad un arricchimento personale del sindaco.

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