Repressione uigura: sul tavolo dell’ONU le atrocità di Pechino

La repressione uigura sul tavolo dell'ONU

0
515
Repressione uigura

La questione della repressione uigura nella regione cinese dello Xinjiang è tornata a far parlare di sé dopo che giovedì in una riunione delle Nazioni Unite 43 Paesi, principalmente occidentali, hanno denunciato la Cina. Perchè responsabile di genocidio e crimini contro l’umanità. Nei confronti dei musulmani uiguri nella regione dello Xinjiang. E’ la terza volta in tre anni che gli Stati Uniti e soprattutto le nazioni europee usano la riunione del Comitato per i diritti umani per criticare la Cina. Sulle sue politiche sugli uiguri. Durante la riunione, nella dichiarazione letta dall’ambasciatore francese Nicolas De Riviere i Paesi affermano: “Chiediamo alla Cina di consentire un accesso immediato. Significativo e senza restrizioni allo Xinjiang per osservatori indipendenti. Tra cui l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e il suo ufficio”.

Repressione uigura: cosa si denuncia all’ONU?

Intanto tra gli Stati firmatari del documento risalta la firma della Turchia, prima assente. Essi condannano le severe restrizioni imposte alla popolazione musulmana dello Xinjiang. Tra cui quelle alla libertà religiosa, di movimento. Di associazione ed espressione. Tra l’altro denunciano il vasto sistema di sorveglianza creato dalle autorità cinesi per controllare gli uiguri e le altre minoranze di origine turca. Le accuse si basano sul vaglio di documenti ufficiali di Pechino. E su testimonianze dirette di ex detenuti e guardie carcerarie. Che comprendono una serie di violazioni dei diritti umani. Tra cui la tortura e altri trattamenti disumani. Quali le sterilizzazioni forzate, con l’intenzione di ridurre il tasso di natalità. Lo stupro e la separazione forzata di minori. Dunque un’operazione imponente di de-islamizzazione. Per cancellare storia, cultura, lingua uigura. E origini di un intero popolo. Tutti elementi che sono riconducibili alla definizione di genocidio etnico.


Leggi anche – Huawei: software biometrico per scovare la minoranza etnica uigura


Scontro verbale all’Onu

Durante la sessione dell’Assemblea generale dell’ONU la quale si occupa di questioni sociali, umanitarie e culturali, si è tenuto un acceso dibattito. Sul rispetto dei diritti umani in Cina. Le dichiarazioni sottolineano la lunga tensione tra la Cina e le democrazie liberali mondiali, sui diritti umani. Tali tensioni sono aumentate soprattutto con gli Stati Uniti. E includono altre questioni, tra cui la pandemia di COVID-19, Taiwan, il commercio. E l’ampia pretesa di Pechino sul Mar Cinese Meridionale. Mentre Cuba, che fa anch’essa parte dei nuovi membri del CDH ne contrasta l’azione organizzata contro la Cina. Difatti ha immediatamente rilasciato una dichiarazione a nome di 62 Paesi. In cui affermava che ciò che accade nello Xinjiang è un affare interno di Pechino. Respingendo altresì tutte le accuse in quanto basate su “motivazioni politiche” e sulla “disinformazione”.

Secca replica da parte della diplomazia cinese

Secca la replica da parte dell’ambasciatore cinese delle Nazioni Unite Zhang Jun. Che ha respinto le accuse. Definendole infondate. Anzi ha accusato gli Stati Uniti di “usare i diritti umani come pretesto per le manovre politiche per provocare il confronto”. Il partito del presidente cinese Xi Jinping tra l’altro, ha sempre respinto le critiche internazionali. Definendo i campi “centri di formazione professionale”. Dove si cerca di combattere l’estremismo islamico, di ridurre la povertà attraverso misure soft. Ma un rapporto di Human Rights non sembra lasciare alcun margine ai fraintendimenti. Nel quale si parla di oltre un milione di detenuti. Nei cosiddetti “campi di rieducazione“.

Repressione uigura: cosa sta accadendo

Gli Uiguri appartengono a un’etnia turcofona di religione islamica. Che vive principalmente nello Xinjiang. Nel nord-ovest della Cina. L’area è attraversata dalla Via della Seta. Perciò lo Stato centrale tenta di mantenere l’ordine nella regione. Così da non perdere il controllo di un importante corridoio che collega la Cina all’occidente. Attraverso l’Asia centrale. I rapporti tra il governo centrale e la minoranza Uigura si sono esacerbati negli ultimi vent’anni. Da quando gli Uiguri sono stati etichettati dallo Stato come terroristi estremisti. Nel 2009 ci fu un duro scontro etnico a Urumqi, capitale della regione, tra la maggioranza Han e gli abitanti Uiguri della città. Le violenze costarono la vita a 197 persone. Ciò ha portato, nella regione, alla creazione di una vasta rete di campi definiti dal governo cinese di “trasformazione attraverso l’educazione”. All’interno dei campi avviene un indottrinamento politico e una assimilazione culturale forzata.

Cosa succede nello Xinjiang

Le motivazioni per cui una persona Uigura può venir detenuta sono disparate. Quali la recitazione del corano ad alta voce, indossare il velo. O farsi crescere la barba. Aver fatto visita ai parenti all’estero, ma anche smettere improvvisamente di bere o fumare sono alcuni dei pretesti. Il timore cinese nasce dal sospetto verso il sentimento indipendentista Uiguro e la radicalizzazione islamica. Anche a causa del fatto che lo Xinjiang confina con il Kazakistan, il Kirghizistan e il Tagikistan. Nazioni a maggioranza musulmana. La Cina teme anche che le influenze del medio oriente possano portare gli Uiguri ad aderire all’estremismo islamista. .