Renzi dice addio al Pd, il giorno che tutti temevano è arrivato

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È con un’intervista al quotidiano “ la Repubblica” che l’ex premier e ex segretario Pd, nonché colui che ha aperto le porte alla trattativa Pd-M5s, saluta definitivamente quello che è stato il suo partito per molti anni. 

La notizia non è stata una sorpresa per nessuno, visti già i tanti disaccordi, in ultimo la polemica sollevata da Maria Elena Boschi a proposito dell’assenza di sottosegretari toscani (regione dove ancora l’influsso populista sembra non essere così prepotente).

Renzi racconta alla giornalista di Repubblica Annalisa Cuzzocrea  che il suo “strappo” è un bene per tutti, in questo modo i gruppi parlamentari saranno “derenzizzati” e Zingaretti avrà il controllo su quello che è il nuovo esecutivo. Secondo l’ex segretario questa mossa allargherà anche il consenso parlamentare, cosa che lui stesso a riferito in una telefonata al premier Conte, telefonata nella quale ha assicurato che il governo no subirà nessuna modifica.

Nel corso dell’intervista, ribadisce di essere colui che ha dato vita alla trattativa tra Pd-M5s e che grazie ha questa mossa Salvini è stato messo all’angolo, ma che il populismo non è battuto e che :”le liturgie di un Pd organizzato scientificamente in correnti e impegnato in una faticosa autorefenziale ricerca dell’unità come bene supremo non funzionano più”. Ci tiene a puntualizzare di non avere alcun problema con Zingaretti, ma nel partito ci sono troppe correnti e vuole dire “basta al fuoco amico.”

Confessa di essere stanco di sentirsi etichettato come colui che ha distrutto il Pd e dice “mi hanno sempre trattato come estraneo e abusivo anche nel momento in cui ho vinto le primarie”. Nonostante tutto è orgoglio di quello che ha fatto con il “suo Pd” di averlo spinto fino al 41% e di aver “portato a casa” le unioni civili, le leggi sul sociale, gli 80 euro…

Quando la giornalista gli chiede quando ha deciso la scissione, lui racconta che è stato nel momento in cui ha visto i ragazzi della scuola di formazione “Meritare l’Italia” , le sue parole sono state: “ Mi interessa costruire una casa dove i millenials possono fare la differenza. E se questo mi costringe a ripartire da zero, lo faccio col sorriso. Riparto con lo zaino per una strada meno battuta: parlando con la gente non con gruppi dirigenti” 

Narra quello che sarà il suo nuovo partito, definendolo come una casa, “femminista con tante donne di livello alla guida. Teresa Bellanova sarà la capo delegazione nel governo.”  

Infine da appuntamento alla Leopolda, sede in cui verrà presentato il nuovo simbolo e il partito prenderà ufficialmente il via.

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