Renato Curcio: il 23 settembre 1941 nasce il fondatore delle Brigate Rosse

0
1243
Renato Curcio: l'ex brigatista è nato il 23 settembre 1941.

Le giovani generazioni quando sentono parlare di Renato Curcio, probabilmente tendono a pensare che si tratti di un distinto saggista e sociologo, non immaginando nemmeno lontanamente che nel suo passato ci sono gli anni del terrorismo, di attentati e rapimenti. Questi è, infatti, il fondatore delle Brigate Rosse, l’organizzazione terroristica che soprattutto negli Anni ’70 ha fatto tremare l’Italia, causando la morte di almeno 86 persone fra carabinieri, magistrati, giornalisti, esponenti politici e magistrati. Nel corso degli anni, in seguito ai vari arresti operati dalle forze dell’ordine, sono stati 911 gli inquisiti che hanno fatto parte a vario titolo delle sanguinose BR.

Renato Curcio nasce il 23 settembre 1941 a Monterotondo, in provincia di Roma. La sua è un’infanzia molto difficile: la madre viene lasciata dal compagno Renato Zampa, fratello del celebre regista Luigi Zampa, ed è costretta a crescere da sola il figlio tra stenti e grosse difficoltà economiche. I primi anni li trascorre a Torino, poi il giovane Renato torna a Roma dove frequenta le scuole elementari prima di trasferirsi in Liguria, a Imperia. Consegue ad Albenga il diploma di perito chimico, quindi parte per il Trentino Alto Adige dove si iscrive alla facoltà di Sociologia presso la Libera Università di Trento.

Curcio e Moretti: i due ex leader delle Brigate Rosse.

Inizia a seguire con particolare attenzione i corsi di Romano Prodi, all’epoca assistente di Beniamino Andreatta. Durante il periodo universitario, il futuro brigatista conosce Margherita Cagol, che poi diventerà sua moglie. Intanto si appassiona alle opere e agli scritti di Che Guevara, Marcuse, Mao e Panzeri. Renato Curcio si presenta sempre come un giovane piuttosto timido e chiuso in se stesso, dunque nessuno avrebbe mai potuto immaginare che di lì a poco avrebbe seminato il terrore in Italia. Nel 1967 compartecipa alla costituzione del gruppo di studi Università negativa che approfondisce l’ideologia marxista-leninista e anche castrista.

Renato Curcio: a Chiavari il primo passo verso la fondazione delle BR

Nel 1969 Renato Curcio e Margherita Cagol si uniscono in matrimonio. Nonostante abbia completato brillantemente gli studi universitari, il futuro fondatore delle Brigate Rosse preferisce rinunciare al conseguimento della laurea per motivi politici. Insieme alla moglie dà vita al primo Collettivo metropolitano e nel novembre del 1969 a Chiavari si tiene un convegno che poi sarebbe passato alla storia come il primo atto ufficiale della nascita delle BR. Nel frattempo, Curcio comincia a stringere amicizia con Giorgio Semeria, Corrado Alunni, Prospero Gallinari e Alberto Franceschini: saranno loro a costituire di lì a poco il nucleo centrale dell’organizzazione terroristica italiana.

Nel 1969 a Chiavari il convegno che getta le basi per la fondazione delle BR.

La prima sede prescelta è Milano, e fin da subito il suo fondatore chiarisce che si tratterà di una struttura paramilitare e clandestina. Nel 1971 si verifica un avvenimento importante: nel gruppo entra Mario Moretti che, quando Curcio verrà arrestato, diventerà il nuovo leader delle BR dando loro un’impronta ancor più violenta e sanguinaria. I primi obiettivi dei terroristi sono in particolar modo i sindacalisti e i capi-reparto della FIAT: si comincia ad assistere ad auto date alle fiamme, sequestri lampo e attività di volantinaggio di protesta.

Nel frattempo la struttura organizzativa si espande e vengono aperte nuove sedi a Torino e Genova. La prima azione che balza agli onori della cronaca è il rapimento dell’ingegnere della FIAT Idalgo Macchiarini il 3 marzo 1972. Successivamente verranno catturati anche Mincuzzi, ingegnere dell’Alfa Romeo, ed Ettore Amerio, capo del personale della FIAT. Le forze dell’ordine iniziano ad entrare in azione per indagare su quest’organizzazione clandestina, e le operazioni sono guidate dal magistrato Gian Carlo Caselli. L’attacco vero e proprio alle istituzioni viene lanciato il 18 aprile 1974 quando si verifica il rapimento del procuratore di Genova, Mario Sossi, da parte di un commando armato di nove uomini.

L’arresto di Curcio e l’avvento di Moretti alla leadership delle BR

Le Brigate Rosse chiedono in cambio del rilascio di Sossi la liberazione di alcuni giovani extraparlamentari che erano stati inquisiti dal magistrato. Il mondo politico è pervaso dall’incertezza, dai dubbi e dallo sgomento, e dopo mesi e mesi di delicate trattative, nel maggio del 1974 i terroristi concedono la libertà al procuratore di Genova, esultando per quella che per loro è una schiacciante vittoria della «propaganda armata».

Il 18 aprile ricorre il rapimento del magistrato Sossi ad opera delle Brigate Rosse

Lo Stato reagisce e le forze dell’ordine lanciano una serie di blitz e di irruzioni a tappeto che portano all’arresto di numerosi esponenti del gruppo radicale di estrema sinistra. Finiscono in manette diversi militanti, ma il nucleo principale formato da Renato Curcio, dalla Cagol, da Franceschini e Moretti risulta ancora latitante. Tuttavia, l’8 settembre 1974 il Nucleo antiterrorismo del generale Dalla Chiesa riesce ad intercettare e a catturare a Pinerolo sia Renato Curcio che Alberto Franceschini. Un duro colpo al cuore dell’organizzazione paramilitare, infatti si comincia a pensare che ormai possa essere sul viale del tramonto e stia per sparire, ma non è così.

Il nuovo leader è Mario Moretti che dà una svolta ancora più radicale alle BR che sotto la sua guida diventano più spietate, implacabili e sanguinarie, dichiarando apertamente guerra allo Stato democratico. Curcio, intanto, viene trasferito nel carcere di Casale Monferrato. La moglie Margherita Cagol non si rassegna all’idea di vedere il marito in galera, e così organizza una missione apparentemente impossibile: riuscire ad assaltare per la prima volta nella storia il penitenziario per far fuggire un detenuto. Il 18 febbraio un gruppo armato di BR penetra nella casa circondariale ed effettivamente porta via Curcio, il quale si nasconde nella sede milanese di Via Maderno.

L’arresto di Renato Curcio.

Il fondatore delle Brigate Rosse però si rende conto che ormai gli obiettivi e la gestione dell’organizzazione sono profondamente cambiati in sua assenza e si vede messo sempre più in minoranza dall’ala più estremista fedele a Mario Moretti. Isolato dai suoi uomini, il terrorista romano viene nuovamente arrestato nel gennaio del 1976.

Cosa fa oggi Curcio

In seguito al secondo arresto, Renato Curcio durante gli interrogatori non tradisce mai la sua causa: non si dichiara pentito e continua a sostenere la lotta armata. Il primo processo a carico suo e di altri componenti del gruppo terroristico si tiene in un clima di tensione e paura per le minacce e le intimidazioni che erano state lanciate dalle BR. Alla fine il fondatore delle Brigate Rosse e Franceschini vengono condannati all’ergastolo. Nel 1987 il terrorista romano, insieme ad altri suoi uomini, scrive una lettera nella quale dichiara che ormai si è conclusa la stagione della battaglia armata contro le istituzioni.

A quattro anni di distanza da queste affermazioni, l’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga propone di concedere la grazia al brigatista dopo 15 anni di detenzione. L’opinione pubblica però protesta e si ribella all’idea che un uomo che ha disseminato sangue e terrore nel Paese possa lasciare così presto il carcere. Si arriva così al 7 aprile 1993 quando l’ex britagista ottiene la semilibertà, mentre a partire dall’ottobre del 1998 è tornato ad essere un uomo libero.

Renato Curcio oggi.

Dopo gli anni sanguinosi delle Brigate Rosse, Renato Curcio si è dedicato a tutt’altro. Dapprima ha fondato la cooperativa editrice Sensibili alle foglie, quindi è diventato un saggista e scrittore che si occupa di tematiche legate soprattutto al lavoro, alle condizioni dei disabili e alla situazione delle carceri italiane. Adesso, dunque, appare completamente diverso dal ribelle e sanguinario fondatore delle BR che negli Anni ’70 gettò in un vortice di paura e violenza l’Italia.

Commenti