La giornata di repressione al referendum sull’indipendenza della Catalogna di ieri, ha sancito una spaccatura profonda tra popolo catalano e il resto della Spagna. La sorpresa per la violenza degli scontri che hanno visto la Guardia civil usare la forza nei confronti dei cittadini catalani che si recavano ai seggi, è stata tale da riportare alla mente di molti le dure e sanguinose repressioni del dittatore Francisco Franco, “el Generalísimo Franco”.

Anche l’Italia ha seguito con attenzione ciò che è successo ai nostri vicini spagnoli. Oggi il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, da Cagliari, ha commentato: “In questi giorni, ieri particolarmente – riferendosi a quanto avvenuto a Barcellona –  in tutta Europa, abbiamo ancora una volta verificato che quando prevalgono scontro ed esasperazioni di posizioni si allontanano le soluzioni positive: diviene più difficile ogni positiva posizione e la cultura può essere l’unica a fornire supporto per il dialogo e il confronto che consenta di addivenire a soluzioni condivise”.

Il portavoce dell’esecutivo comunitario U.E. Margaritis Schinas ha lanciato un appello “a tutte le parti in causa, a passare dallo scontro al dialogo”. “La violenza non può mai essere uno strumento nella politica” ha detto Schinas ammettendo anche l’impotenza dell’esecutivo Ue in questo frangente: “Non abbiamo un ruolo da esercitare in questo momento, il nostro è un invito al dialogo”.

Una tabella con i sondaggi prima del referendum di ieri

Gli esiti del referendum catalano sono abbastanza chiari. Oltre il 90% di chi si è recato alle urne. 2,02 milioni a favore dell’indipendenza, contro 176.000 che hanno votato per rimanere nella repubblica spagnola. L’affluenza – unico punto a sfavore del referendum catalano – si attesta però al di sotto del 50%. Questo dato ci porterebbe a pensare che i catalani non siano poi così convinti di voler abbandonare la “madre patria” e di volersi togliere dalle spalle il suo giogo economico.

Votare a questo referendum, che questa volta non era consultivo come nel 2014, bensì vincolante e senza quorum, ha comportato notevoli difficoltà per i cittadini della regione autonoma di Catalogna.

Il leader e presidente della Generalitat de Catalunya, Carles Puigdemont, dichiara, serio, ma soddisfatto: “In questa giornata di speranza e sofferenza i cittadini della Catalogna hanno vinto il diritto a uno Stato indipendente in forma di Repubblica”. Per il presidente Puigdemont l’Europa “non deve e non può continuare a guardare dall’altra parte”.

Una situazione difficile, complicata dall’intervento dello stato centrale che, con l’invio della Guardia civil, ha di fatto comportato una notevole pecca nel sistema di risposta alla crisi da parte del governo di Madrid.

Il Premier spagnolo Rajoy durante il discorso alla nazione di ieri, dopo il referendum

Da un punto di vista meramente mediatico, le violenze della polizia spagnola contro i manifestanti paradossalmente regalano un punto prezioso agli indipendentisti catalani. Il primo ministro Rajoy si sarebbe quindi trovato per sbaglio, a dare un’ulteriore mano agli indipendentisti.

Dall’Europa la Commissione europea conferma la posizione già assunta da diverse stettimane secondo cui il referendum di indipendenza della Catalogna è illegale. Così come aveva sentenziato il Tribunal Constitucional spagnolo. Oggi, dopo gli scontri sul voto, l’U.E. continua a ribadire la sua fiducia nel premier spagnolo Mariano Rajoy nel gestire quello che considera “un problema interno” allo Stato spagnolo.

Nonostante la “sconfitta mediatica” il premier Rajoy, è stato categorico. Continua a parlare di una “messa in scena” e rincara la dose affermando che “non c’è stato nessun referendum per l’autodeterminazione della Catalogna”.

Oggi il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker si è incontrato con il premier spagnolo. Quel che manca è una gestione politica della vicenda, una gestione necessaria per riportare serenità nella regione più ricca della Spagna.

Ma l’ultima parola non è ancora detta, perché domani, la città di Barcellona e la Regione della Catalogna vivranno una nuova giornata di alta tensione con lo sciopero generale proclamato da oltre 40 sigle sindacali. Nella speranza, questa volta, del rispetto per i diritti umani degli scioperanti.

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