Recovery Plan: risorse insufficienti per un’economia circolare

FISE Assoambiente e FISE Unicircular denunciano la riduzione dei fondi che invece sarebbero fondamentali. Le loro proposte sono chiare.

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Recovery Plan

I fondi inizialmente previsti dal Piano Nazionale Ripresa e Resilienza per l’economia circolare e la gestione dei rifiuti sono stati significativamente ridotti nella nuova bozza del Recovery Plan. Le risorse messe sul piano sono insufficienti per una transizione italiana verso l’economia circolare.

Recovery Plan: cosa manca?

“Il Piano prevede oggi 1 miliardo di euro a fronte dei 10 necessari solo per adeguare
la dotazione impiantistica del nostro Paese per un’efficace gestione dei rifiuti. Mancano, inoltre, strumenti necessari per rafforzare il mercato del riciclo
“. Ecco quanto viene denunciato dalle associazioni FISE Assoambiente e FISE Unicircular.
I fondi ad oggi previsti nella nuova architettura del Recovery Plan per l’economia circolare e la valorizzazione del ciclo dei rifiuti sono insufficienti. In questo modo, non è possibile garantire la transizione del nostro Paese verso un modello di economia circolare. Questi fondi non sono neanche sufficienti per colmare il gap impiantistico che ogni giorno ci costringe a esportare rifiuti. Questo ovviamente perdendo materia prima, energia e risorse economiche.

La bozza attuale è inefficiente

L’attuale bozza di Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rischia di essere una clamorosa occasione persa, non individuando strumenti economici per rafforzare il mercato del riciclo e del riutilizzo. “Servono misure di incentivazione, anche tramite credito d’imposta,
all’utilizzo di prodotti “circolari”. Queste sono le proposte rivolte al Governo da FISE Assoambiente e FISE Unicircular, due associazioni che rappresentano il mondo delle imprese che raccolgono, gestiscono, riciclano e smaltiscono i rifiuti urbani e industriali del nostro Paese.

Il Recovery Plan è un’occasione da non sottovalutare

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) costituisce un passaggio cruciale e un’occasione irripetibile per accompagnare il nostro Paese verso modelli di produzione, sviluppo e consumo più sostenibili e circolari. È per questo che l’Europa, per accedere ai fondi messi a disposizione, ha fissato il paletto del 37% come quota minima rivolta a sostenere gli obiettivi del Green Deal.

I limiti del piano

L’attuale bozza di PNRR, elaborata dal MEF, è però inspiegabilmente monca. Il piano destina al tema “economia circolare e valorizzazione del ciclo dei rifiuti” risorse limitate (a quanto risulta, 1 miliardo di euro). Inoltre, non individua concreti strumenti economici per l’industrializzazione del settore della gestione dei rifiuti. In sostanza, il Piano si limita ad una serie di interventi estemporanei, non coordinati e privi di un chiaro disegno di stimolo, accompagnamento e supporto alla transizione verso modelli di produzione, distribuzione e consumo “circolari”.

Le parole delle associazioni

“Siamo ben lontani dai 10 miliardi di euro di investimenti necessari solo per sanare il gap impiantistico del nostro Paese che ci obbliga ogni giorno ad esportare decine di migliaia di tonnellate di rifiuti che potremmo trasformare a livello nazionale in materia riciclata ed energia. Nel Piano, inoltre, manca il riferimento a una seria programmazione della gestione dei rifiuti con l’individuazione delle tipologie impiantistiche necessarie e dei progetti da realizzare, se si esclude un vago richiamo ad una futura possibile strategia nazionale sull’economia circolare. La bozza è priva di una precisa visione industriale del settore e di ogni indicazione degli strumenti economici da introdurre per rafforzare il mercato del riciclo e del riutilizzo; anche il quadro delle ‘riforme’ di accompagnamento al capitolo economia circolare appare decisamente debole”.

Cosa bisogna fare?

Affinché l’economia circolare non rimanga soltanto un titolo accattivante, ma vuoto di contenuti, è necessario prevedere ulteriori strumenti. Si tratta di mezzi che incentivino il mercato, le imprese e i prodotti “circolari” riducendo il differenziale di costi e di prezzi rispetto alle produzioni “lineari” (materie prime vergini).

Quali sono le proposte di FISE Assoambiente e FISE Unicircular?

Le Associazioni sottopongono al Governo e al Parlamento in particolare tre proposte, da applicare nell’immediato, per tradurre l’economia circolare in risultati tangibili. La prima è l’applicazione di una aliquota IVA ridotta ai prodotti costituiti (interamente o in parte) da
beni certificati riciclati o preparati per il riutilizzo. La seconda consiste nella concessione di contributi, sotto forma di credito d’imposta, alle imprese che acquistano
prodotti certificati riciclati per poterli utilizzare direttamente nei propri cicli di produzione. Infine, la terza è l’estensione di agevolazioni fiscali alle imprese in possesso di certificazione ISO 14001. L’obiettivo è incentivare quei soggetti che investono in sistemi di qualificazione ambientale. Il risultato sarebbe quello di sostenere l’imprenditoria più attenta agli impatti sull’ambiente.


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