Record di giornalisti incarcerati nel 2020: i Paesi peggiori

Il 2020, per la libertà di stampa, e non solo, è stato un anno infausto, da dimenticare.

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Record di giornalisti incarcerati

La speranza è quella che il prossimo anno sia decisamente migliore. Sebbene questo 2020 verrà ricordato per la pandemia da coronavirus, ci sono anche altre notizie che meritano molta attenzione. Secondo quanto riferito dall’ultimo rapporto di martedì scorso del Committee to Protect Journalists (CPJ), il 2020 ha registrato un record di giornalisti incarcerati.

Cosa dice il rapporto del CPJ a proposito del record di giornalisti incarcerati?

Secondo questo rapporto, stilato ogni 12 mesi dal Committee to Protect Journalists, al 1° dicembre, erano 274 i giornalisti finiti in prigione a causa del loro lavoro soltanto nel 2020. Da questa cifra sono addirittura esclusi quelli arrestati e rilasciati. Quasi tutti i giornalisti incarcerati in tutto il mondo sono residenti che si dedicano alla cronaca locale. Eccezione per sette reporter con nazionalità straniera o doppia, imprigionati in Cina, Eritrea, Giordania e Arabia Saudita. Trentasei giornalisti, ovvero il 13%, sono donne.

I Paesi peggiori

La Cina è la peggiore della classifica con 47 giornalisti in carcere, seguita dalla Turchia con 37, Egitto con 27, Arabia Saudita con 24 e Iran con 15. Proprio in quest’ultimo Paese, il 12 dicembre scorso, è stato giustiziato Ruhollah Zam dopo aver affrontato 17 capi di imputazione tra cui spionaggio e diffusione di notizie false all’estero.

Un quadro preoccupante per la libertà di stampa

Al di là dei numeri, emerge comunque un quadro per nulla confortante. Anche il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, si è detto scoraggiato dai risultati del rapporto. Ha poi fatto un nuovo appello ai governi affinché rilascino i giornalisti detenuti. “Nella nostra vita quotidiana, i giornalisti e gli operatori dei media sono fondamentali nell’aiutarci a prendere decisioni informate. Mentre il mondo combatte la pandemia di Covid-19, quelle decisioni sono ancora più cruciali“.

Il diritto all’informazione

Essere informati è un diritto ma, al tempo stesso, un dovere. Serve ad essere cittadini consapevoli e a preservare la democrazia. Raccontare fatti, riuscire a portare all’attenzione dell’opinione pubblica le notizie, anche le più scomode, significa contribuire alla libertà di tutti. Ovviamente, questo funziona solo se, dietro a tale mole di informazione, vi è la serietà e lo scrupolo di un giornalista accompagnati dalla coscienza attiva del lettore.

Cosa dice l’articolo 21 della Costituzione italiana?

Così citano alcune parti dell’articolo 21 della Costituzione italiana.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili. […] Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni“.

Record di giornalisti incarcerati: le proteste

Dai giornalisti in carcere alle persone che trovano il coraggio di scendere in piazza e protestare, dalla Bielorussia a Black Lives Matter, non bisogna mai dimenticare chi rischia in prima persona per i diritti di tutti. Quest’anno il Parlamento europeo ha conferito il Premio per la libertà di pensiero all’opposizione democratica bielorussa, guidata da Svetlana Tikhanovskaya. Da mesi, protesta pacificamente contro la rielezione del presidente Lukashenko proprio per dare un segno di quanto sia importante tutelare e garantire sempre la libertà di espressione.


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