Recensione di La principessa rivoluzionaria – Cristina Trivulzio di Belgiojoso

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La principessa rivoluzionaria - Cristina Trivulzio di Belgiojoso

Nel grande affresco della Storia italiana ci sono figure di spicco e figure di contorno. Di alcune conosciamo ormai ogni cosa, tanti e tali sono gli scritti a descriverli: ma altre, nonostante abbiano avuto anch’esse una loro importanza nel loro tempo, sono rimaste quasi nel dimenticatoio. È il caso della protagonista del libro che oggi vado a recensirvi.

<<La principessa di Belgiojoso non ha lasciato alcuno scritto privato o personale riguardo la sua movimentata esistenza>>. Comincia così l’eccezionale biografia di Cristina Trivulzio di Belgiojoso, redatta dal diplomatico e studioso H. Remsen Whitehouse. Per poter raccontare di lei, dunque, bisogna affidarsi agli scritti di chi la conobbe, o alle numerose lettere da lei ricevute o inviate delle quali è rimasta traccia.

Tutto iniziò nel 1808. Gerolamo e Vittoria Trivulzio, coppia aristocratica vicina a Eugenio Beauharnais, ebbero una bambina che venne chiamata Cristina. Era il 28 giugno, a Milano.

Purtroppo la piccola perse prematuramente il padre, a soli quattro anni, e la madre si risposò con Alessandro Visconti d’Aragona, avendone altri figli. Erano tempi difficili per la penisola: nel 1814 Napoleone aveva abdicato, e l’Italia non ancora unita soffocava sotto il giogo di oppressori stranieri.

Il patrigno di Cristina, simpatizzante rivoluzionario, venne indagato e arrestato con l’accusa di alto tradimento, insieme ad altri compagni. Al loro contrario, però, riuscì ad essere rilasciato dopo due anni di processo, scampando alla condanna a morte.

Gli anni della formazione furono dunque cruciali per la giovane Cristina. Avrebbe maturato in seguito, oltre all’amore per l’arte in generale e la musica, anche la passione per la politica, giungendo ad avere un ruolo importante negli anni più difficili prima dell’Unità d’Italia.

A sedici anni, nel 1824, Cristina andò in sposa al principe Emilio Belgiojoso, ventiquattrenne. Egli era un bell’uomo, brillante e pieno di vita, ma i due avevano ben poco in comune, anche se riuscirono ad avere una figlia, Maria, il 23 dicembre 1838 a Parigi, dove la Principessa si era ritirata in esilio. Il suddetto marito sarebbe poi fuggito con un’amante, presto abbandonato e infine morto in solitudine, sul Lago di Como, il 17 febbraio 1858.

Tornando alla nostra protagonista, la sua passione per la politica e per la cospirazione la rese presto, dopo il matrimonio, oggetto di sospetti da parte dell’Austria, che in quel momento controllava il Piemonte. Dovunque lei andasse veniva pedinata da spie che seguivano ogni suo movimento, come durante il suo viaggio a Ginevra, dove era impegnata a curarsi dai suoi disturbi nervosi (soffriva di epilessia). Raggirando e ingannando in diversi modi i suoi nemici, infine si imbarcò in esilio volontario per la Francia, risiedendo prima a Marsiglia e poi, più stabilmente, a Parigi.

Qui la Principessa mise in piedi il suo salotto mondano, che divenne presto assai celebre, ospitando diversi nomi noti della letteratura e della musica (Vincenzo Bellini, Gioacchino Rossini, Victor Hugo), oltre che filosofi e politici. Fu inoltre molto intima della scrittrice George Sand. Per lungo tempo sostenne Giuseppe Mazzini, e oltre a sovvenzionare in diversi modi i rivoluzionari italiani, collaborò anche con Camillo Benso, conte di Cavour. Viaggiatrice e scrittrice infaticabile, fu una delle prime donne a raccontare la realtà delle popolazioni dell’Oriente, all’epoca quasi sconosciute.

La vita di Cristina di Belgiojoso fu dunque avventurosa e interessante sotto molti punti di vista, ed è un peccato che spesso non venga ricordata come sarebbe più giusto. L’umile consiglio di chi vi scrive è quindi di dare un’occhiata a questo libro, che oltre ad omaggiare una donna straordinaria, offre uno spaccato della Storia d’Italia da un punto di vista inedito. Assolutamente da non perdere.

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