L’arte di Jurgen Lingl-Rebetez approda in Italia e si prepara a fare il suo debutto nel nostro Paese con la prima mostra che verrà inaugurata il 14 giugno alle ore 18 al MUSE-Museo delle Scienze di Trento. Wildlife sarà aperta al pubblico dal 15 giugno 2019 al 12 gennaio 2020 e darà a tutti i visitatori l’opportunità di ammirare da vicino le suggestive sculture di animali in legno realizzate proprio dall’artista tedesco. Ciò che ha reso il 48enne bavarese famoso in tutto il mondo, oltre alla bellezza e alla carica emozionale delle sue opere, è l’utilizzo della motosega per scolpire diverse specie animali, soprattutto quelle in via di estinzione.

L’allestimento del MUSE accoglierà 30 sculture lignee suddivise in quattro grandi nuclei tematici. Ci sarà, infatti, uno spazio dedicato ai Grandi Carnivori, uno alle specie artiche, una sezione comprendente gli animali che vivono in ambienti temperati e, infine, un’area che metterà in evidenza il tributo artistico dello scultore tedesco al cavallo, un mammifero che, seppure al momento non rischi di sparire dal pianeta, è stato comunque gradualmente messo da parte dall’uomo dopo averne fatto un punto di riferimento fondamentale nella sua storia.

La mostra italiana non solo metterà in luce le peculiarità estetiche ed emozionali delle opere di Rebetez, ma sarà utile anche per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla precarietà in cui vivono attualmente alcune specie, grazie ad una serie di informazioni che consentiranno di apprenderne lo stato di conservazione, il presente complicato ma soprattutto un futuro piuttosto inquietante e incerto.

Animali a rischio estinzione tra le opere di Rebetez.

L’artista bavarese nei suoi lavori è supportato da una profonda conoscenza anatomica che gli permette costantemente di tener conto degli esatti rapporti dimensionali, delle proporzioni e armonie tra corpi e crani, degli occhi e delle narici, delle mandibole e delle mascelle, nel momento in cui si appresta a dar vita alle sue sculture in legno. Da qui scaturisce il profondo iperrealismo degli animali lignei dello scultore, il quale fin da subito ha voluto dare maggiore importanza alle specie la cui sopravvivenza è attualmente in bilico: dunque fra i suoi lavori si annoverano orsi, lupi, grandi felini e anche degli animali meno conosciuti che comunque potrebbero sparire da un momento all’altro in seguito ai cambiamenti climatici, alla distruzione del proprio habitat o per le scelleratezze degli esseri umani.

«L’arte di Rebetez esalta l’essenza del soggetto rappresentato»

Michele Lanzinger, direttore del MUSE di Trento, nel descrivere l’opera di Rebetez ha spiegato che rappresenta il giusto punto d’incontro tra un «approccio anatomico» e la libera interpretazione dell’artista che riesce a cogliere e a rappresentare con profondo realismo l’essenza del soggetto prescelto. Il dirigente ha aggiunto che questa è l’ennesima dimostrazione di come l’arte sia un linguaggio in grado di costituire una «relazione trasfigurata con il vero» – che in questo caso è data dagli animali raffigurati – riuscendo al contempo ad esaltarne le principali caratteristiche.

Proprio grazie a quella che Lanzinger ha definito una «realtà trasfigurata», gli osservatori hanno la possibilità di creare una sorta di connessione tra le proprie esperienze personali e precedenti e una re-interpretazione dell’opera che fornisce quel senso di arricchimento interiore che solitamente viene chiamato «esperienza artistica».

L’innovativa tecnica scultorea dell’artista tedesco

Jurgen Lingl-Rebetez è nato in Baviera nel 1971: fin dall’infanzia ha manifestato una profonda passione per il disegno e la pittura che lo hanno spinto a raffigurare i soggetti più svariati tra persone, paesaggi e animali. A 20 anni ha esposto per la prima volta i suoi studi artistici di nudo in una galleria d’arte di Dachau, a pochi chilometri da Monaco di Baviera. Nel tempo è riuscito a specializzarsi in scultura lignea svolgendo un apprendistato presso il maestro Hans-Joachim Seitfudem, fino a quando nel 1966 non ha deciso di andare a vivere in Svizzera dove ha cominciato a lavorare come artista indipendente, iniziando a studiare le potenzialità di un utilizzo particolare della motosega nell’arte. Nel 1999 approda in Francia, e oggi le sue numerose sculture di animali in legno vengono esposte in tutto il mondo tra collezioni pubbliche e private, spaziando dagli Stati Uniti all’Europa, passando per il Canada, la Russia e l’Australia, fino ad arrivare a Hong Kong e Singapore.

Rebetez grazie ai suoi studi, alla sua passione e ad un talento innato, è riuscito ad elaborare una innovativa tecnica scultorea mediante l’utilizzo della motosega. Innanzitutto lo scultore tedesco riesce a catturare lo «spirito», l’anima dei suoi soggetti basandosi su una serie limitata di gesti essenziali che tendono a spazzar via il superfluo e a concentrarsi soprattutto sui tratti di forza dell’essere vivente che va a rappresentare. La motosega, dunque, viene usata principalmente per dare una prima forma al legno, dando sempre la priorità alla raffigurazione dell’interiorità, dell’essenza che compone il soggetto.

La rivoluzionaria tecnica scultorea di Rebetez.

In un secondo momento, dopo aver dato corpo alla sua opera d’arte, lo scultore ricorre a tecniche più tradizionali per fornire ulteriore vitalità e verosimiglianza al corpo dell’animale, usando scalpelli e sgorbie che permettono di addolcire quei tratti su cui non si può intervenire con la motosega. Infine i pennelli con i colori a olio forniscono quel tocco di realismo in più che rendono davvero originali ed emozionali tutte le sculture di animali in legno di Rebetez.

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