Ravanusa (Agrigento) – Operazione Xydi: cade l’accusa per autista del boss Boncori arrestato

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Il 65enne Gaetano Lombardo, intercettato mentre accompagnava Luigi Boncori in svariati summit, è ritenuto un affiliato della famiglia di Ravanusa: i giudici riqualificano l’imputazione in favoreggiamento aggravato e gli applicano i domiciliari

Non ci sono sufficienti indizi per ritenere che fosse un affiliato della famiglia mafiosa di Ravanusa: i giudici del tribunale del riesame di Palermo, ai quali si è rivolto il difensore, l’avvocato Antonino Reina, hanno riqualificato l’accusa di associazione mafiosa in quella di favoreggiamento aggravato nei confronti di Gaetano Lombardo, 65 anni, di Ravanusa. 

L’indagato, finito in carcere il 2 febbraio, nell’operazione “Xydi”, eseguita dal Ros, ha ottenuto gli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico. I pm della Dda, Claudio Camilleri, Gianluca De Leo e Geri Ferrara, gli contestano il ruolo di braccio destro del capomafia di Ravanusa, Luigi Boncori, a cui, fra le altre cose, avrebbe fatto da autista. Secondo i magistrati e i gip che hanno applicato la misura, avrebbe partecipato a incontri e riunioni dei clan.

In mattinata si sono celebrate le udienze, da remoto, per decidere sulle posizioni di Calogero Di Caro, 76 anni, già condannato per mafia e accusato di essere il nuovo capo del mandamento di Canicattì; Antonino Chiazza, 51 anni, di Canicattì, ritenuto un personaggio di spicco della stidda; Santo Gioacchino Rinallo, 61 anni, killer della stidda condannato all’ergastolo che si sarebbe rimesso all’opera nel 2017, dopo avere ottenuto la semilibertà; Pietro Fazio, 48 anni, di Canicattì, presunto affiliato dello stesso clan e il poliziotto Giuseppe D’Andrea, 49 anni, anche lui in servizio al commissariato di Canicattì, finito prima in carcere e poi ai domiciliari per l’accusa, estranea al contesto mafioso, di rivelazione di segreto di ufficio e accesso abusivo a sistema informatico.

I difensori (gli avvocati Daniela Posante, Antonella Arcieri, Calogero Meli, Giovanni Lo Monaco e Giacinto Paci) hanno chiesto ai giudici del tribunale del riesame di annullare l’ordinanza del gip di Palermo.