La rapidità secondo Italo Calvino: perdere il filo

Nelle sue "lezioni americane", Italo Calvino ci spiega il significato e il valore della rapidità.

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La settimana scorsa abbiamo parlato della leggerezza in termini calviniani. Oggi, per continuare il ciclo, tratteremo della rapidità secondo Italo Calvino. Quest’ultima, è il tema centrale della seconda delle sue lezioni americane, tenutesi alla Harvard University nel 1985.

La rapidità secondo Italo Calvino: non è sinonimo di velocità

Tutti noi siamo abituati a collegare autonomamente il termine “rapidità” con la parola “velocità”. Essere rapidi significa affrettarsi, correre, sbrigarsi. Ebbene, forse resterete stupidi dal fatto che per Calvino, non è affatto così. Egli dà importanza alla rapidità in quanto essa riesce a scandire il ritmo. Lo scrittore, sostiene che nel narrare un racconto, sia fondamentale spostarsi nello spazio e nel tempo continuamente e da un istante all’altro. La scrittura, per essere scorrevole, dev’essere ritmica. Deve tralasciare i tempi morti e la pesantezza.

rapidità secondo Italo Calvino

Calvino, inizia la sua tesi sulla rapidità citando una vicenda riguardante Carlo Magno, il quale, innamoratosi follemente di una donna, viene coinvolto in una serie di eventi inaspettati. La giovane amata, incontrerà di seguito la morte. Italo Calvino si rifà a questo mito per elaborare l’importanza e il significato della rapidità. Non a caso, il tempo narrativo che scorre tra un evento e il successivo, ha la peculiarità di dimostrarsi efficace e breve.

Lo scrittore, sostiene che sia proprio l’accavallarsi degli avvenimenti, a tenere incollato il lettore al libro. Lo scorrere del tempo crea nella persona che legge un senso di curiosità e aspettativa, che viene poi soddisfatto col finale. Il quale, non dev’essere necessariamente positivo: basti pensare alla morte della giovane donna nel racconto di Carlo Magno. Il termine della storia però, deve essere inaspettato. Calvino ripudia la banalità, in quanto non concorde col fluire della vita.

L’avarizia del tempo

Nella vita pratica il tempo è una ricchezza di cui siamo avari; in letteratura, il tempo è una ricchezza di cui disporre con agio e distacco: non si tratta d’arrivare prima a un traguardo stabilito; al contrario l’economia di tempo è una buona cosa perché più tempo risparmiamo, più tempo potremo perdere.

Sebbene il concetto di rapidità secondo Italo Calvino, si rifaccia anche alla vita di tutti giorni, egli desidera fare una distinzione. Spesso l’essere umano attribuisce all’inesorabile scorrere del tempo un’accezione negativa. Chi non ha mai desiderato che un dato istante durasse per sempre? O semplicemente, chi non ha mai pensato almeno una volta quanto sarebbe bello restare eternamente giovani? E’ vero. Il tempo passa, e noi non possiamo fare nulla per arrestarlo. Possiamo semplicemente tentare di evolvere insieme ad esso, nella maniera più armoniosa possibile.

Ecco perché noi umani siamo avari, per quanto riguarda il tempo. Desideriamo risparmiarne il più possibile, di modo da non vedere gli istanti che possediamo volare via, senza prima averi vissuti intensamente.

Non si può dire esattamente lo stesso della narrazione scritta. Calvino, invita gli scrittori a fare “economia del tempo“, poiché solo in questa maniera essi riusciranno a creare nuovi spazi temporali, nei quali nuovi personaggi e avvenimenti potranno comparire. D’altronde, gli stessi autori trovano il loro tempo durante la stesura di un racconto. Essi si fanno trascinare dalla loro penna. Alcuni di loro hanno in mente fin dal principio, l’idea di dove andranno a parare. Raramente però, arrivano esattamente lì. Oppure, se lo fanno, precedono alla meta almeno un miliardo di eventi inaspettati e varie disgressioni.

Una piccola correlazione

D’altra parte, è così che funziona la vita. Nonostante ognuno di noi abbia idee e ambizioni, si finisce per raggiungere la terraferma solo aver navigato oceani sconosciuti. Perdiamo il filo continuamente, nella speranza di riacchiapparlo il più rapidamente possibile: ma è solo perdendolo, che finiamo per esplorare l’inaspettato.
Questa è la rapidità che Italo Calvino, desidera augurare per il nostro millennio.

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