Il nome che più fa discutere nelle ultime ore è quello di Marcello Foa, il controverso candidato alla Presidenza Rai. Domani il Consiglio di Amministrazione Rai si riunirà per discutere la sua nomina e quella di Fabrizio Salini come Amministratore Delegato.

Marcello Foa, non gode certo dei favori dei giornali, che non si sono certo trattenuti nel puntualizzare le sue posizioni antieuropeiste e molto vicine a quelle della Lega e del Movimento 5 Stelle. Ma il futuro di Marcello Foa sembra essere ancora incerto. Si perché, in base alla legge 220/2015 ( riforma voluta dall’ex premier Matteo Renzi ed entrata in vigore nel Gennaio del 2016), spetta al Consiglio di Amministrazione Rai e alla Commissione Parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, la nomina di queste  due cariche.

Quale iter dovrà seguire la nomina di Marcello Foa? 

La prima tappa sarà far formalizzare domani, i nomi indicati dal nuovo esecutivo ai membri del Consiglio di Amministrazione Rai. Dei sette membri del Consiglio ne faranno parte: Rita Borioni (PD), Beatrice Coletti (M5S), Igor De Biasio (Lega) e  Giampaolo Rossi (FdI). Una volta conclusasi questa fase, spetterà alla Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai approvare i due nominativi, ed è qui che le cose sembrano volersi complicare per i due vice premier. Infatti,  i componenti della commissione sono 40 e per la notifica dei vertici, serve il voto favorevole ( votazione che avverrà con scrutinio segreto) dei 2/3, ovvero di 27 voti. La maggioranza controlla solo 21 voti, i 14 del Movimento 5 stelle e i 7 della Lega. Il Partito Democratico e Forza Italia esprimono 7 voti ciascuno, 2 Fratelli d’Italia e 2 Liberi e Uguali, infine un solo voto per l’esponente del Gruppo Misto. Forza Italia, come annunciato dal suo vicepresidente Tajani, sembra non voler sostenere il candidato della Lega, alimentando in questo modo i sospetti del vice premier Di Maio, che ipotizza la costituzione di un  “Patto del Nazareno 2.0”.

Certo è, che se Forza Italia piantasse in asso la Lega, si delineerebbe una spaccatura nel centrodestra che potremmo definire, definitiva.

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