Sciopero della fame messo in atto per salvare Radio Radicale dalla chiusura per via del taglio ai finanziamenti pubblici di cui la radio gode da molti anni

Per salvare Radio Radicale dalla chiusura Maurizio Bolognesi, giornalista che collabora con la medesima radio, digiuna da ben 45 giorni per convincere il Governo a tornare sui propri passi.

Radio Radicale, infatti, rischia seriamente di chiudere dopo 43 anni di attività a causa dei tagli all’editoria voluti dal nuovo Governo giallo-verde.

Ad unirsi alla protesta sono ora alcuni esponenti del Partito Radicale. Hanno deciso di tentare la via della protesta non violenta anche Rita Bernardini, Maria Antonietta Farina Coscioni e Irene Testa. Tra di loro c’è poi una storico militante dei radicali, Paola di Folco.

Ecco le dichiarazioni degli esponenti del partito:

“Per il momento constatiamo che 41 giorni di sciopero della fame di Maurizio Bolognetti “per la vita di Radicale Radicale e il diritto umano alla conoscenza” non sono bastati ai rappresentanti del Governo per corrispondere in qualche modo a questa rigorosa ed esemplare richiesta di dialogo”

Non c’è stata una risposta, pare, “nemmeno nella forma dell’incontro con il Direttore Alessio Falconio e dell’amministratore Paolo Chiarelli, che da tempo hanno richiesto di essere ricevuti dal Ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio”. Il Vicepremier è infatti interlocutore diretto della vicenda di Radio Radicale.

“Da parte nostra- dichiarano ancora – vogliamo continuare a nutrire questo dialogo con lo sciopero della fame, insieme a tutti coloro che vorranno aggiungersi anche solo per alcuni giorni. Siamo convinte che la democrazia senza conoscenza delle istituzioni non può esistere”.

Radio Radicale, infatti, è stata una delle prime emittenti radiofoniche ad occuparsi esclusivamente di politica. Non solo: si occupa di trasmettere in diretta sedute del Parlamento, congressi di partiti e processi rilevanti.

Il loro motto è, non a caso, “conoscere per deliberare”

Si tratta quindi di un servizio reso alla comunità, unico nel suo genere.

C’è chi poi polemizza con i 5 Stelle sottolineando le sue contraddizioni sul tema della trasparenza. Il Movimento 5 Stelle, infatti, ha da sempre sostenuto la diretta streaming delle sedute in Parlamento. Tuttavia il Movimento è in questo momento la forza politica che più spinge per il taglio ai finanziamenti che farebbe chiudere Radio Radicale.

L’8 aprile Vito Crimi, Sottosegretario con delega all’Editoria, ha pubblicato un post su Facebook:

post di Vito Crimi su Radio Radicale

Il Sottosegretario accusa, dunque, Radio Radicale di avere come socio una holding finanziaria dal fatturato elevato, la Lillo Spa.

Il Partito Radicale, tuttavia, ha invitato i suoi sostenitori a rispondere alle accuse di Crimi. Il partito ha chiesto, infatti, di commentare il post del Sottosegretario con il seguente testo:

“La presenza della Holding Lillo tra gli azionisti di Radio Radicale è nota da quasi 20 anni, cioè da quando Marco Podini, con la Pasubio Spa, acquistò la quota il 27 marzo del 2000 aderendo all’appello pubblico di Marco Pannella pubblicato a pagamento sul Corriere della Sera.

La Pasubio Spa acquistò una quota del 25% con un investimento che aveva chiara natura filantropica. Già allora, mirava a garantire la sopravvivenza del servizio pubblico di Radio Radicale.

La ripartizione azionaria è nota e pubblica sul sito della Radio.

P.S. L’importo ricevuto da Radio Radicale negli ultimi anni non è di 14 milioni ma di 12,1. Esso è composto da 10 al lordo dell’IVA (8,1 netti) corrispettivo per la trasmissione delle sedute parlamentari e 4 di contributo per l’editoria in quanto impresa di informazione che svolge attività di interesse generale in base alla legge 7 agosto 1990 n. 230″.

Maurizio Bolognetti, collaboratore di Radio radicale
Maurizio Bolognetti, collaboratore di Radio radicale

Maurizio Bolognetti, che già digiuna da 45 giorni, sembrerebbe cominciare ad aver problemi di salute legati al digiuno. Nonostante sia arrivato a pesare meno di 60 chili il giornalista non ha intenzione di smettere, così come gli esponenti del Partito Radicale.

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