Rabindranath Tagore: il 7 agosto 1941 muore il primo Nobel per la letteratura non occidentale

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Il poeta Rabindranath Tagore è morto il 7 agosto 1941.

Il 7 agosto 1941 si spegne a 80 anni, nei pressi della sua amata scuola di Shantiniketan, il poeta-filosofo Rabindranath Tagore. Ricordato e apprezzato ancora oggi come uno dei più grandi letterati indiani, è riuscito a far conoscere il suo pensiero e la sua poetica anche all’estero grazie alla profonda conoscenza dell’inglese che gli ha permesso di tradurre le proprie opere. È stato il primo non occidentale della storia a ricevere il Premio Nobel per la letteratura.

La motivazione del riconoscimento spiegava che era stato scelto Tagore «per la profonda sensibilità, per la bellezza e freschezza dei versi che, con consumata capacità, riesce a rendere nella sua poeticità». Tra i lavori più importanti che ha tradotto in lingua inglese e che gli hanno permesso di farsi apprezzare anche dalla cultura occidentale, ricordiamo «Lettere di un viaggiatore in Europa», «Canti del mattino», «Dono d’amore» e «Passando all’altra riva».

Tagore: primo non-occidentale a ricevere Nobel per la letteratura.

Il pensatore indiano però non è stato solo un grande poeta, infatti si è impegnato attivamente in politica, diventando un punto di riferimento per coloro che aspiravano ad avere un’India libera dal controllo inglese ma anche più indipendente. Nato da una famiglia aristocratica che era già attiva nella vita culturale, artistica, religiosa e politica del Bengala, forse Rabindranath Tagore è stato in un certo senso facilitato nello sviluppare una naturale tendenza all’impegno politico, anche se ovviamente con i suoi principi e valori che in quegli anni erano a dir poco innovativi, è stato un precursore e una voce autorevole del cambiamento.

L’impegno politico di Rabindranath Tagore per la nuova India

Nonostante abbia avuto una vita privilegiata grazie soprattutto alle nobili origini, Tagore ha comunque dovuto fare i conti con delle tragedie personali che lo hanno segnato e che probabilmente ne hanno acuito la sensibilità nelle riflessioni sulla vita umana. Infatti ha perso tragicamente la moglie e i due figli. Questo dramma però non lo ha mai allontanato dal suo attivismo politico, anzi, col tempo si è sempre più battuto per il bene dei suoi connazionali e del suo Paese.

L’impegno politico di Tagore.

Gli ideali del poeta di Calcutta erano differenti da quelli di Gandhi. Quest’ultimo ha portato avanti il valore della disobbedienza civile per rilanciare il nazionalismo indiano e fare indietreggiare l’influenza inglese sul territorio. Il filosofo, invece, ha voluto diffondere l’idea di una nuova India che fosse indipendente e tendente alla modernità, e per questa ragione coloro che ne hanno seguito gli insegnamenti ne hanno fatto un paladino dell’indipendenza dello Stato, un obiettivo che però Tagore non è riuscito a veder concretizzato con i suoi occhi perché è scomparso nel 1941.

Un poeta che ha fatto da ponte tra cultura orientale e occidentale

Rabindranath Tagore è stato soprattutto un poeta di altissimo livello, capace di diffondere i suoi ideali non solo tra le popolazioni orientali ma anche tra quelle occidentali. Come abbiamo accennato in apertura, la sua fama internazionale è legata anche alla capacità di tradurre in inglese gran parte delle sue opere. Inoltre ha operato la traduzione dei suoi versi in Bengali, una delle lingue più melodiose della tradizione indiana, e quest’operazione ha contribuito a dare unicità ai suoi lavori.

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Impegnato in politica, il poeta ha ricoperto un ruolo fondamentale anche nel sociale. Ha fondato la scuola di Shantiniketan che poi intorno al 1921 è diventata Università internazionale Visva-Bharati. L’istituto si è sempre proposto di impartire lezioni di cultura orientale e occidentale ma non nelle consuete aule, bensì all’aperto e sotto forma di cordiali chiacchierate e confronti tra docenti e allievi. Del resto, uno dei capisaldi della scuola è il concetto di Ashram, Santuario della foresta, un posto in cui gli uomini possano riunirsi e ritrovarsi circondati dalla pace della natura «dove la vita non sia solo meditativa ma anche attiva».


La vera essenza della vita


La poetica di Tagore.

Il pensiero di Tagore invita a scoprire il senso della vita in una sorta di fusione, di immersione nell’universo e in ciò che ci circonda. Tramite la contemplazione della natura è possibile scorgerne la presenza infinita di Dio e quindi il connubio tra assoluto e particolare, che altri non è se il rapporto tra l’essenza dell’uomo e quella del cosmo. La grandezza dell’artista è stata nell’aver dato lustro alla filosofia indiana, trovandovi però anche delle interpretazioni basate sulla cultura occidentale, creando quindi una sinergia tra questi due mondi che non sono poi così distanti e incompatibili.

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