Rä di Martino: video della cultura di massa nei film

La mostra presenta le video installazioni dell'artista che rielabora i concetti della cinematografia di Holliwood

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Rä di Martino
Rä di Martino. "Play It Again". Installation view della mostra, Forte Belvedere Firenze. Ph Leonardo Morfini, ADRYA

Da oggi, 18 giugno, al 2 ottobre il Forte di Belvedere ospita la mostra Play It Again, personale di Rä di Martino, progetto di Museo Novecento a cura di Sergio Risaliti. Allestita anche l’esposizione FOTOGRAFE!, curata da Emanuela Sesti e Walter Guadagnini, promossa dalle Fondazioni Alinari e CR Firenze, in collaborazione col Comune.


Forte di Belvedere: in mostra Rä di Martino


Perché allestire a Forte di Belvedere le mostre di Rä di Martino e delle altre fotografe?

Sergio Risaliti, Direttore di Museo Novecento, parla del programma estivo nella struttura difensiva fiorentina. “Cinquant’anni fa inaugurava al Forte Belvedere la grandiosa mostra di Henry Moore, una tra le più celebrate e ricordate del XX secolo. Iniziava allora lo straordinario percorso nell’arte moderna e contemporanea del fortilizio, da allora definito e vissuto come museo a cielo aperto. In cinque decenni, ha consolidato la sua identità e la sua funzione espositiva a livello internazionale. Sull’orizzonte che si staglia nella vista posta innanzi ai bastioni, si sono susseguite importanti eventi di grandi artisti al culmine della carriera. I talenti hanno trovato nella cornice architettonica lo scenario perfetto per le loro installazioni.

Rä di Martino e le video installazioni

Il Direttore commenta le mostre estive. “I tempi cambiano e anche Firenze è cambiata. La culla del Rinascimento non è più solo attrattiva per il suo patrimonio storico-artistico, perché da qualche anno è anche un apprezzato e vitale laboratorio di contemporaneità. Oggi il Forte Belvedere ospita la personale di Rä di Martino, dando spazio per la prima volta a una giovane artista che, al posto di sculture monumentali, costruisce lo spazio on installazioni video dal carattere fortemente meditativo. Capace di condensare nella narrazione ciò che è desunto dall’immaginario cinematografico, rielabora gli archetipi della cultura filmica. Pone i visitatori di fronte alle sfide del nostro tempo, facendoli sentire nel vivo dell’attualità, anzi, della cronaca, attraverso la leggerezza e l’ironia che le sono proprie. La guerra e gli strumenti di morte, la violenza e l’orrore vengono depotenziati attraverso escamotage ludici che, almeno al Forte Belvedere, sembrano trascendere la barbarie dei conflitti”.

Forte di Belvedere, luogo di cultura

Il Responsabile del centro culturale commenta la scelta della sede espositiva. “Museo Novecento si fa portavoce del processo di contaminazione del contemporaneo in città, proseguendo il suo programma scientifico al di fuori delle mura delle ex Leopoldine. Un ringraziamento particolare va a Giorgio van Straten, Presidente di Fondazione Alinari per la Fotografia, con il quale abbiamo coordinato la linea editoriale del Forte Belvedere. Abbiamo concentrando l’attenzione sui materiali di archivio e le nuove produzioni elaborate da artiste che si sono distinte nel campo di fotografia e video. A dimostrazione che luoghi come il Forte Belvedere non sono vuoti contenitori, ma centri di arte e cultura che possono rispondere alle aspettative del pubblico. Una prova importante di collaborazione tra istituzioni e enti che ha coinvolto il Comune di Firenze, MUS.E, FAF e la Fondazione CR Firenze”.

FOTOGRAFE!

Sviluppata su due sedi, tra Forte di Belvedere e Villa Bardini, ha per protagoniste assolute le fotografe di ieri e di oggi. Un unico itinerario, ricco e suggestivo, che vede affiancarsi opere originali degli Archivi Alinari a produzioni contemporanee.

Rä di Martino

Artista tra le più apprezzate a livello nazionale e internazionale, Rä di Martino è la principale protagonista della mostra estiva al Forte Belvedere. Con Play It Again si inaugura un percorso scientifico con la regia curatoriale del Museo Novecento che prosegue nella sua delocalizzazione delle proposte al di fuori della sede in Piazza Santa Maria Novella. Una scelta in linea con la programmazione scientifica intrapresa da Museo Novecento. Alle mostre dei grandi artisti protagonisti del XX secolo ha sempre affiancato la scoperta e valorizzazione di giovani artisti del nostro tempo. Ha così incentivando le produzioni contemporanee e posto particolare attenzione ai linguaggi di fotografia e video installazione.

La cultura di massa

Le opere di Rä di Martino sono abitate dai personaggi della cultura pop che sembrano riemergere da angoli della memoria che pensavamo sepolti. Si riaffacciano sotto forma di caricature di loro stressi in bilico tra il grottesco e il pietoso, dando vita a questa sorta di archeologia del ricordo della cultura di massa. I personaggi, quasi “eroi” della nostra infanzia, sono catapultati in ambientazioni atemporali o in contesti totalmente differenti, frutto di un ironico citazionismo cinematografico. Entra così in gioco l’elemento destabilizzante che dopo un’iniziale attrazione disorienta il fruitore. Le citazioni hollywoodiane non si limitano alle scenografie o ambientazioni, ma si traducono nelle tecniche di ripresa o di illuminazione utilizzate. Il cinema americano è per l’artista una continua fonte di ispirazione per la visione consumistica delle grandi produzioni che contagiano la società che ne fruisce. Richiama anche le idee della pop art di Andy Warhol.

Rä di Martino: colonne sonore per video concettuali

Da sempre influenzata dal dispositivo filmico, l’arte di Rä di Martino sembra tradurre in una sorta di kitsch elementi più raffinati dedotti dall’ambiente cinematografico. Usa quindi colonne sonore d’autore, senza però mai scadere nel vero e proprio cattivo gusto, ma anzi mutandolo in qualcosa di ricercato e concettuale. È proprio la musica un altro punto fondamentale della sua arte che riesce a disorientare l’osservatore. L’effetto straniante è uno dei tratti distintivi dell’opera dell’artista italiana, ottenuto anche con un utilizzo improprio e imperfetto degli effetti speciali. Pertanto è un’arte che inganna e incanta, lasciandoci perdere nei meandri della memoria frammentaria, avvicinandoci ad alcuni riferimenti e poi depistando.

Platonismo moderno

Esther Coen, parla dell’artista. “Rä di Martino appartiene a una generazione successiva a quella delle prime sperimentazioni, dei primi raffronti con le strutture tecnologiche, la computer science o la biotecnologia. Rä esplora territori di ipotetiche galassie e pianeti lontani, ombre umane ritagliate e puntellate sulla crosta lunare. Presenta tribù reinventate in un avvenire in cui forme e espressioni dell’universo terrestre germogliano tra cromie digitali ammalianti e fosforescenti. Si sposta all’interno di paesaggi esteticamente incantati. Una reinvenzione del mondo futuro che recupera i frammenti del passato che dell’alieno ricerca la psiche vibrante dell’origine, in un dialogo moderno dai fondamenti platonici”. 

Play It Again

La mostra è allestita nei due piani di Forte di Belvedere. Nelle ampie e suggestive sale al piano basso del bastione sono presentati quattro video. La maggior parte sono scelti tra quelli realizzati dall’artista a partire dal 2014, mentre The Laughing Dice è realizzato negli ultimi mesi per essere presentato nella struttura difensiva. Il filmato presenta un’inquadratura fissa, in cui si alternano una serie di dadi tirati su uno sfondo grigio, all’interno di una stanza disegnata in 3D monocroma e vuota. I cubi presentano su ogni facciata il viso di un uomo, l’attore Lino Musella, con un’emozione diversa: in una ride, nell’altra piange oppure fissa accigliato. Col primo il rapporto si sviluppa interamente tra la faccia e lo spettatore. L’attore guardando in camera stabilisce un contatto diretto con l’osservatore, in modo da farlo sentire intimamente coinvolto dalle emozioni.

Dadi e emozioni

Al succedersi dei dadi, aumentano le facce in gioco e dunque si moltiplicano le emozioni che intervengono anche tra i cubi. Si crea un gioco del destino che coinvolge la narrazione interna al video e la nostra esistenza, la nostra biografia. Come in una palla di vetro riconosciamo le nostre emozioni e sentimenti in uno scambio riflessivo continuo e intrecciato tra le tante possibilità messe a disposizione dal gioco della vita, di cui noi siamo attori attivi e passivi ad un tempo.  Il suono è semplice e ripetitivo, un tic toc sordo, che scandisce il tempo lentamente e ogni tanto un fischio lontano mostra le smorfie. Come piccoli cammei di ambra imprigionano volti che ridono, piangono, si disperano, si arrabbiano, vittime di un sortilegio o di un deus ex machina

Rä di Martino e la guerra

Il secondo piano è occupato da una sola grande installazione, costruita con una combinazione inedita composta da una serie di opere realizzate nel recente passato. L’artista le ha strutturate in un nuovo paesaggio, dando vita a una nuova narrazione. Lo spettatore si trova immerso in uno scenario di guerra totale, tra terra e cielo, tra realtà e finzione. Carrarmati reali e costruiti con il legno transitano per le città del mondo o sembrano occupare lo spazio extraterrestre, in una sorta di performance infantile. L’artista trasforma la guerra in un gioco, guarda agli eventi del mondo con ironia, trasformando uno scenario di paura e di angoscia, in una specie di messa in scena ludica e gioiosa. Pannelli bianchi, porta fondali e stativi creano uno spettrale, metafisico gioco di luci e riflessi creando un ambiente in cui si confondono la realtà e il mondo virtuale.

La creazione nei contrasti

A terra una serie di palle di cannone e piccole sfere, un universo che sembra coinvolto nel gioco della guerra, anzi nel conflitto. L’artista presenta la battaglia una categoria dello spirito e cosmologica. Play It Again, come recita il titolo, è la messa in scena di conflitti reali e fantastici, perché tutto ciò che esiste nasce da conflitti e contrasti, guerre e scontri tra opposti. Una disputa continua di elementi e concetti che appare allo stesso tempo bilanciata, armoniosa e persino bellissima. Come scrive Eraclito, infatti: “Ciò che contrasta concorre e da elementi che discordano si ha la più bella armonia”.  Un ringraziamento a Snaporazverein.

Immagine da cartella stampa.