Quorthon, all’anagrafe Ace Börje Thomas Forsberg, fu trovato morto in casa sua il 7 giugno del 2004, ben 15 anni fa.
Fu un polistrumentista, cantante fondatore e, sostanzialmente, l’unico membro del progetto Bathory. Della sua vita non si conosce molto, anzi, egli stesso ha fatto in modo di creare questo alone di mistero intorno a lui, si sa soltanto il suo nome, la sua provenienza (Svezia) e la sua data di nascita, il 17 febbraio del ’66.

Iniziò il progetto nel 1983, Sfornando 16 album (17 compreso il boxset realizzato in sua memoria).

Qualcuno mi ha spiegato che la scena black metal di oggi si è ispirata ai Bathory; com’è possibile? I Bathory non fanno black metal, i Bathory sono un gruppo che ha suonato death metal, poi epic metal e viking metal, ma non mi ricordo di aver mai fatto un disco black! Sono contento di essere un’influenza per qualcuno, ma continuo a non capire come!”*

Queste le parole dette in un’intervista. Effettivamente i Bathory non hanno mai suonato black metal se non per le tematiche, quelle si che sono appartenenti al genere. Piuttosto il suo genere variava dal viking, passando per il folk (sottogeneri per il quale lui getto le basi) arrivando al thrash.

La sua era una personalità che oserei definire contorta, non comprava riviste e dischi metal, si faceva ispirare dalla vecchia musica dei Bathory per creare anche se, come lui stesso afferma, non è che fossero meravigliosi, ma c’era quel quid giusto per partorire un qualcosa di unico.
In realtà si, qualcuno a cui si è sempre ispirato, o comunque che ha tenuto sempre in grande considerazione, sono i Motorhead.

Uno dei suoi album più cupi, dal suono ancestrale, con quelle sonorità così evocative è Nordland II (2003). E’ un album che arriva a riconquistare gran parte dei fan, è come se Quorton ci si fosse rannicchiato dentro. E’ un lavoro fatto da un sognatore, da chi si protegge dietro questi suoni, i cori, le percussioni (soprattutto dell’intro) sono un viaggio in un’era ormai passata. Lo sciabordio dell’acqua, un suono ancestrale che ricorda la vita ancora prima che prendesse…vita.

Facendo un passo indietro andiamo nel 1996 troviamo un altro grande lavoro Blood on Ice. Un album che vide la luce soltanto sette anni dopo averlo improntato, Quorthon non era mai sufficientemente soddisfatto di questo disco, era sempre li ad arrovellarsi per cercare di completarlo, o meglio, secondo la sua opinione era incompleto, ma dopo esser stato spinto dai fan, si decise a pubblicarlo. Un album cupo, inquietante, anche qui l’ancestralità dei suoni la fa da padrone, l’intro è spaventosamente “reale”, come se un’orda non si sa quali esseri sta per invadere un villaggio. Evocativo si, ma ansiogeno. Un progetto strano che difficilmente a primo acchito fa effetto “unghie sulla lavagna”. Davvero un album sperimentale, per come sono i Bathory, ma che sprigiona quel calore avvolgente in un’atmosfera fredda.

Ma non era solo la sua personalità magnetica a catturare, come si dice “anche l’occhio vuole la sua parte”. Quorthon era maledettamente affascinante e, se Peter Steele era il vampiro di Brooklyn, lui era altrettanto creepy, quando parlava la sua voce era corposa e profonda, come un demone. Il suo sguardo, il suo modo di guardare alla vita, il suo disprezzare il genere umano.

Nella stessa intervista, di cui sopra c’è uno stralcio, disse testuali parole: “Gli uomini sono coglioni. Siamo l’unica razza che uccide per divertimento. Non farti troppi amici se vuoi rimanere vivo. Non metterti in politica, non essere religioso, non ascoltare chi ti dice cosa fare. E’ pazzesco come qualche deficiente si sia ispirato ai Bathory per bruciare chiese o uccidere omosessuali.”

Quorthon fu trovato nella sua abitazione morto a causa di un attacco cardiaco, ciò che fu rivelato è che, l’artista, soffrisse di problemi cardiaci congeniti.
Il mondo della musica ed i fan stavano all’ora pian piano riprendendosi da un grande lutto che, solo tre anni prima, sconvolse tutta la comunità metal, il padre del death metal moriva giovanissimo a causa di un tumore al cervello.

*Sul sito di Metalitalia troverete l’intera intervista.

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