Quinto Ghermandi e il respiro delle cose

Scultore che ha indagato la forma e messo in dubbio la stabilità

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Quinto Ghermandi
L'artista al lavoro su Largo Gesto per un Massimo Spazio presso la Fonderia Brustolin, Verona 1970. Ph. Erhard Wehrmann

La Galleria Open Art di Prato presenta, dal 3 dicembre al 25 febbraio 2023La Forma delle Cose di Quinto Ghermandi. Un artista anomalo all’interno di un contesto spesso ricco di pregiudizi e di preclusioni che ha attraversato con ammirevole determinazione e con sottile ironia il teatro delle forme plastiche per oltre un quarantennio.


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La mostra di Quinto Ghermandi è un percorso nell’intera sua carriera?

La mostra che sarà inaugurata domani alle 17.30, è accompagnata da una monografia curata da Mauro Stefanini con un testo di Beatrice Buscaroli. Il testo ricostruisce per la prima volta l’intera vicenda critica di Quinto Ghermandi, attraverso le partecipazioni alla Biennale di Venezia, le esposizioni internazionali, i premi. Contribuiscono a presentare la sua opere le collezioni, i lavori installate negli spazi pubblici e l’importante esperienza di Villa Baldissera a Pianoro.

Gli inizi

Dalla Babele dei linguaggi, Ghermandi emerge lentamente, dopo una formazione che lo vede allievo di due maestri, Cleto Tomba, Ercole Drei poi. Sono artisti che amano plasmare la materia, immergere con piacere fisico in essa le mani. La terracotta e la ceramica dei primi anni creativi sono debitrici dell’insegnamento. Un gusto, una piacevolezza che in realtà non abbandonerà mai il talento. Così come non abbandonerà il gusto di cimentarsi con le prove in apparenza meno “nobili” delle rappresentazioni tematiche dei carri carnevaleschi di San Giovanni in Persiceto. Scultore comunque e sempre, anche nei passaggi cruciali degli anni Sessanta. Un periodo in cui compie il passaggio dalle immagini metamorfiche di una natura che pare dissolvere ogni immediatezza a richiami empirici. Il rimando naturalistico si traduce in vago riferimento per liberare l’immagine nelle forme plastiche “pure” dei cicli delle “Foglie”, dei “Voli” e delle “Ali”.

Quinto Ghermandi e l’Informale

Con ogni probabilità Ghermandi non è mai conquistato dalle sollecitazioni dell'”ultimo naturalismo” profetato da Francesco Arcangeli. Ha vissuto il clima informale come una gabbia concettuale che lentamente, ma in modo inesorabile, si dissolve. Nella sua pratica è il tempo narrativo a dilatarsi. La ricerca è tesa a individuare strutture all’interno delle quali il valore “totemico” dell’immagine possa essere amplificato. Inoltre, realizza la costruzione di oggetti non consumabili dall’immediatezza della percezione. Nessun ritorno all’inquietudine di una natura tormentata, vitale, che sfugge alle certezze della ragione, travalica i confini della definizione concettuale a favore dell’imprevedibilità, del caso. Ma piuttosto sforzo teso a eliminare ogni determinismo, ogni “immediatezza” formale. Allo stesso tempo, è un tentativo di imporre all’opera una morfologia che metta in discussione ogni principio di organizzazione geometrica, ogni stabilità.

Scultore del tempo asimmetrico

I suoi oggetti instabili vivono all’interno di un tempo asimmetrico; progetto, creazione e percezione solo nell’opera possono rendere ragione del “respiro delle cose”. Il percorso espositivo comprende oltre venti sculture, alcune delle quali di grandi dimensioni, tutte realizzate negli anni Cinquanta e Sessanta. La Galleria Open Art promuove il lavoro di Quinto Ghermandi dal 2001, anno di inizio della propria attività, attraverso esposizioni collettive, fiere d’arte e pubblicazioni. La mostra è visitabile da lunedì a venerdì dalle 15 alle 19.30, sabato dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 19.30, chiuso domenica e festivi. Ingresso libero. Catalogo Edizioni Masso delle Fate, Firenze, 2022, con ampia antologia critica e apparato iconografico.

Immagine da cartella stampa.