Chi non ha mai letto almeno una volta nella vita, o magari sentito anche solo parlare de “Il ritratto di Dorian Gray”? Dal Dorian Gray comincia tutto: la passione per Oscar Wilde, genio e sregolatezza dell’Inghilterra vittoriana, un esteta che fa vivere i propri personaggi con toni profondi, un dandy capace di minare alla base la società ottocentesca inglese, dando l’avvio al lento superamento di certi stereotipi.

 Come è possibile che la vita di Oscar Wilde si sia intrecciata con Genova? Possibilissimo, intanto perché nel’800 artisti e letterati erano soliti viaggiare, e l’Italia era un punto di riferimento imprescindibile. Poi, come non aver presente lo stretto legame che nei secoli ha unito gli Inglesi alla Liguria?

E’ capitato così che, durante un viaggio da Parigi via Torino, diretto in Grecia, un giovane Oscar Wilde passasse per Genova proprio nella Settimana Santa. Con attenzione, pare, si mise ad osservare i colori dei fiori e le immagini di Gesù nei Sepolcri delle chiese genovesi, ma anche le arance mature e i narcisi in fiore nei giardini dello Scoglietto, nel quartiere di Di Negro.

E alla sera, il successivo passeggio lungo Strada Nuova, per andare in quel Palazzo Rosso che offriva alla vista dei visitatori il San Sebastiano di Guido Reni, opera pittorica davvero notevole.

Era evidente il contrasto tra i colori sfumati della giacca del giovane scrittore inglese e quelli decisi di una città di mare che nella primavera registra il suo risveglio. E proprio questi colori, questi profumi primaverili stimolarono la sua mente in un componimento, “Sonetto scritto nella Settimana Santa a Genova”, voluto a metà strada tra un’esigenza di misticismo e una tentazione verso il paganesimo.

Questo è un giovane Oscar che visita Genova, prima della grande fama acquisita con il “Dorian Gray”, ma anche con le opere teatrali, prima dell’esperienza del carcere di Reading. Proprio da quest’ultimo tragico fatto prende l’avvio un’altra visita dello scrittore irlandese a Genova.

Oscar Wilde, sposato con Constance Mary Lloyd, figlia dell’agiata borghesia britannica, padre di due figli, viene accusato di omosessualità e condannato ai lavori forzati. Di conseguenza, Constance lasciava l’Inghilterra con i figli alla volta di Genova, ospite in un albergo di Nervi prima, a “Villa Elvira” a Bogliasco poi.

Costretta a un delicato intervento chirurgico alla schiena, morì il 7 aprile 1898 e venne sepolta nel cimitero inglese a Staglieno.

L’anno successivo, nel 1899, Oscar Wilde ritornò a Genova per portare dei fiori sulla tomba della moglie. Sicuramente provò profonda amarezza nel leggerne l’iscrizione: “Constance Mary figlia di Horace Lloyd”. Nessuna menzione a lui, cosa che, nonostante comprendesse le motivazioni, creò profondo dolore, tanto da concludere, in una lettera indirizzata a Ross, nella quale gli spiegava il fatto: “La Vita è una cosa terribile”.

 Due visite a Genova, quelle di Oscar Wilde, in due momenti della vita totalmente diversi, uno all’ascesa e uno in pieno in pieno declino, simboli di opposti stati d’animo e di diverse esperienza di vita.

  

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