Quel tahini che divide tutto e tutti in Israele

Il tahini può dividere ancora di più la comunità israelo - palestinese? Sembrerebbe proprio di sì. Storia di un atto di solidarietà impossibile in Israele.

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Una disputa politica che in Israele vede come protagonista qualcosa fino a questo momento inaspettato, il tahini, una salsa a base di semi di sesamo molto utilizzata nelle cucine dei paesi del Medio Oriente.

Il Tahini che divide

Una delle principali case produttrici nel paese, la Al Arz, ha annunciato negli scorsi giorni di voler sostenere economicamente alcuni progetti gestiti da un’associazione che lavora a supporto dei giovani appartenenti alla comunità LGBTQ dal nome Aguda.

Il cibo diventa così, nel complesso sistema israeliano, tema politico e occasione per manifestare la propria omofobia. Gruppi religiosi e politici hanno infatti, in poche ore, invitato i propri sostenitori e sostenitrici a non comprare i prodotti di Al Arz per evitare di finanziare indirettamente i movimenti a favore delle minoranze sessuali. Il disprezzo verso il brand ha cavalcato la rete, attraverso commenti sulla rete o foto e video dove le confezioni di tahini venivano distrutte.


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Ma il brand israeliano e la sua presidentessa, Julia Zaher famosa per finanziare da anni associazioni e progetti sociali, sono diventate in poche ore protagoniste non solo delle critiche del mondo conservatore, ma anche dello stesso mondo LGBTI, in questo caso quello palestinese.

Nel complesso mondo israelo – palestinese infatti, anche i movimenti per le minoranze sessuali spesso non collaborano tra loro. Al centro della disputa il fenomeno conosciuto come pinkwashing, cioè il nascondere la reale situazione di discriminazione delle comunità LGBTIQ, in questo caso quella palestinese, nascondendo i problemi attraverso una comunicazione ben studiata spesso per attirare turisti dove, come nel caso di Israele, si vuol far passare il messaggio di essere di fronte ad un piccolo paradiso per gli abitanti e i visitatori con identità omo, bi, transessuali.
Nelle ultime ore infatti una delle più visibili associazioni per i diritti umani LGBTIQ in Palestina, Al Qaws, ha deciso di non appoggiare l’organizzazione collega Aguda accusandola in passato di aver proposto solo progetti dedicati a utenti israeliani e con un approccio tipicamente occidentale, dimenticando così di dare voce alle reali lotte che devono vivere quotidianamente le persone omo, bi e transessuali in Palestina.

Il tahini della discordia è diventato così un caso nazionale arrivando in breve tempo ufficialmente un argomento al centro delle discussioni politiche. A favore di Al Arz la giornalista e parlamentare Aida Touma Suleiman del partito Joint List, arabo cristiana di Nazareth da sempre a favore dei diritti delle minoranze che ha espresso la sua vicinanza all’azienda ricordando sui propri social come “(…) noi per primi sappiamo cosa vuol die combattere anche solo per i diritti basilari. Sarebbe più adeguato indirizzare i nostri discorsi e le nostre energie verso il crimine organizzato e verso chi porta violenza nella nostra società. E’ più giusto per noi rispettare i diritti di tutte le minoranze all’interno della nostra comunità”.

La vicenda del tahini Al Arz sembra al momento essersi placata dopo una comunicazione ufficiale da parte dell’azienda che ha così ricordato la propria politica: “Amiamo le persone senza differenza d religione, sesso, genere o colore. Il cibo connette le persone e quindi facciamolo! Continueremo ad essere una realtà aperta a tutti e tutte continuando ad aiutare settori svantaggiati della società senza discriminare“.

Le polemiche al omento sembrano essersi placate. L’omofobia della vita quotidiana di Israele e in Palestina no.

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