Quarantena: perché si chiama così?

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Da dove deriva il termine quarantena: perché si chiama così?

Isolati, braccati in casa, rintanati: siamo tutti in Quarantena. L’Italia è definita ZONA PROTETTA, l’emergenza sanitaria ci costringe a cambiare le nostre abitudini di vita. Un tempo si incitava alla socialità, all’interazione faccia a faccia piuttosto che tramite le invadenti tecnologie: quel tempo era fino ad un mese e mezzo fa. Ora, nel periodo del divieto del contatto fisico, le nuove tecnologie sono la nostra salvezza, per ingannare il tempo, per non sprecarlo, per rendere vicini le persone al di fuori della nostra casa e non disperdere del tutto il contatto umano visivo.

Cos’è la quarantena?

Ma precisamente cosa si intende per quarantena? Siamo quasi tutti alle prime armi. Sinteticamente la quarantena è: un periodo di isolamento forzato che, durante il rischio di epidemie, è volta a limitarne il contagio.

Nella situazione attuale, di emergenza coronavirus, la quarantena è più che altro un isolamento precauzionale e la durata è inferiore ai 40 giorni. Il sospetto dell’epidemia porta alla necessità di un isolamento, sopratutto quando ci troviamo dinnanzi ad un virus asintomatico: i portatori sono silenti!

Da cosa deriva il termine quarantena?

40 giorni: il periodo considerato ideale per distanziare pazienti infetti e sani ed evitare che questi ultimi si contaminassero. La durata è dovuta alla credenza che al termine dei 40 giorni, un ammalato di peste non fosse più contagioso, eppure pulci e topi dopo la quarantena erano vivi e vegeti.

Il ricercatore e divulgatore scientifico Arnaldo D’Amico afferma che gli astronomi babilonesi i «associarono i 40 giorni in cui la costellazione delle Pleiadi non è visibile, tra aprile e maggio, con le piene e le inondazioni primaverili, spesso catastrofiche, ma vitali per l’agricoltura».
Dunque furono probabilmente i babilonesi a legarsi per primi al numero di 40 giorni.

Perché si dice Quarantena?

La spiegazione unanime fa riferimento ai fatti del XIV secolo: tra il 1348 e il 1359 un epidemia di peste uccise più di venti milioni di persone. Il mostro che divorò l’Europa è comunemente conosciuto con il nome di “Peste Nera“.

Lungi dall’essere un castigo divino, questo fenomeno era dovuto alle zecche trasportate dai ratti, viaggiatori usuali delle navi orientali.

Nel 1349, ai passeggeri atterrati al porto di Ragusa fu imposto un periodo di osservazione di trenta giorni, poi estesi a quaranta, prima di mettere piede sulla terraferma. Il rischio che infettassero la città diede vita alla prima quarantena. Seguita poi da molte altre: il Doge di Venezia impedì che la Serenissima venisse contagiata, negò dunque la discesa di mezzi e passeggeri dalle navi per 40 giorni.

Metodo efficace per tutte l’Europa: nacquero i lazzaretti, luoghi isolati dove vi erano posti gli appestati segregati.

Epidemie e quarantene

Un sistema semplice ed ingegnoso, forse l’unico per evitare la diffusione del contagio. La diffusione della peste e del colera furono in parte dovute alla mancata osservanza di questa regola.

La quarantena giunge anche negli Stati Uniti: diventa legge nel 1878. Tutti gli Stati applicarono l’isolamento contro il morbo, estendendolo ad animali e piante, ciascuno con specifiche leggi e periodi differenti.

La contumacia venne utilizzata come trattamento per la recessione di malattie contagiose, come la lebbra e la sifilide, per i tanti casi di ebola che hanno colpito l’Africa.
Nel 1999 si tentò di contenere in questo modo l’influenza A-H1N1; durante il 2003 lo stesso metodo ha combattuto la influenza aviaria; nel 2004 alla Sars, la Sindrome respiratoria acuta grave.

Attualmente il periodo di isolamento forzato è richiesto dalla diffusione dell’epidemia del COVID-19, che ha raggiunto numeri esorbitanti in Italia: possiamo evitare il peggio restando comodi e al caldo in casa!

Altri ambiti in cui si parla di quarantena

In informatica la parola quarantena indica la pratica di isolamento dei file corrotti da virus: anche in questo caso lo scopo è bloccale la proliferazione.

Negli Stati Uniti, il presidente Franklin Delano Roosevelt utilizzò il termine in un famoso discorso, in cui indicava i provvedimenti da attuare a livello politico internazionale.
Le malattie della guerra a cui si rivolgeva non avevano risvolti sanitari questa volta: si tracciavano misure contro le nazioni aggressive portatrici di intolleranza ed illegalità.