Quando restare a casa è un lusso

Tra Lesbo e Kos, la situazione dei campi profughi durante l'emergenza sanitaria

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In questi giorni di quarantena, nei quali ci viene chiesto di restare a casa, ci sono migliaia di persone che non si possono concedere questo lusso; migliaia di persone che, la propria casa, l’hanno dovuta abbandonare.

Il sovraffollamento nei campi delle isole greche

Sono più di 37 mila le persone che vivono nei campi profughi greci, i quali, però, sono stati progettati per avere una capienza massima di circa 6095 posti. È evidente che, di fronte a questi dati, è impossibile che vengano rispettate le misure di distanziamento sociale necessarie a combattere il virus.

Nei campi di Lesbo, Chio, Samo, Kos e Leros sono tante le persone affette da malattie croniche che necessitano di cure, in questo momento più che mai.

Tra questi c’è Omar. Ha dieci anni ed è arrivato dalla Siria cinque mesi fa con la sua famiglia. Dopo che una bomba è caduta sulla sua casa, Omar ha parzialmente perso l’udito, soffre di insonnia e fa difficoltà a mangiare.

Il centro di Samos, dove si trova ora Omar, era stato pensato per ospitare 680 persone. Al momento ce ne sono più mille a cui si aggiungono le settemila che si trovano fuori dal campo.

La situazione è estremamente grave e non sono garantite nemmeno le condizioni d’igiene minime.

«In alcune parti del campo di Moria (a Lesbo) c’è solo un rubinetto ogni 1.300 persone e il sapone non è disponibile. Famiglie di cinque o sei persone devono dormire in meno di tre metri quadri. Questo significa che le misure raccomandate per prevenire la diffusione del virus, come lavarsi spesso le mani e la distanza sociale, sono semplicemente impossibili», riferisce la dott.ssa Hilde Vochten, coordinatore medico di Medici Senza Frontiere in Grecia.

Lo stop alle richieste d’asilo

A marzo, la Grecia aveva annunciato uno stop alle richieste di asilo, dopo che Turchia aveva aperto le proprie frontiere ai migranti.
Pochi giorni fa, però, la Grecia ha deciso di annullare questo provvedimento e di tornare alle “procedure normali”.

L’ha confermato il ministro per le Migrazioni Notis Mitarakis, spiegando che la decisione di fermare le domande era stata presa “a causa di una situazione eccezionale ai nostri confini, per proteggere la nostra sicurezza nazionale, l’ordine e la salute pubblici”.

La situazione dei campi profughi rimane comunque estremamente critica a livello sanitario.

Il 2 aprile è stato isolato un campo profughi vicino ad Atene dopo che 21 rifugiati sono risultati positivi al coronavirus. Tra questi vi era anche una donna aveva partorito da poco.

A questo proposito hanno discusso gli eurodeputati: ora più che mai è necessario un impegno a livello europeo per limitare il rischio di diffusione del virus all’interno dei campi.

Un primo passo si è avuto con la decisione di trasferire 1.600 minori non accompagnati dalle isole greche ad altri paesi europei, ma la situazione è estremamente grave ed un impegno coordinato a livello sovranazionale è più che mai necessario.

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