Se il diritto all’aborto è il ponte per una parità di genere non è femminismo

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Diritto all'aborto
Diritto all'aborto

La regolamentazione della pratica dell’aborto, raggiunta in Italia con la legge 194 nel 1978, è stata una conquista sociale. Tuttavia, la situazione è ancora drammatica.

La conquista del diritto all’aborto

Quando le donne negli anni Settanta rivendicavano il diritto all’aborto, l’atteggiamento dei gruppi femministi era complesso e diversificato. Allo stesso modo, oggi, oltre i contro che fanno leva su una soppressione della libertà individuale, anche all’interno del movimento femminista esistono pensieri differenti. Tutti, però, sottolineano uno stesso problema sociale. Spesso le donne, le stesse a rivendicare la libertà in tema di aborto, sono spinte alla pratica da una conseguenza sociale. Se, infatti, le lotte all’aborto si concentrano sulla possibilità della pratica, raramente si parla del contesto nel quale si agisce.

Quando l’aborto smette di essere un diritto

Molto presente, oggi come allora, la convinzione che sono i figli ad impedire ad una donna la sua piena realizzazione ed emancipazione. Alle donne viene insegnato che la maternità non consente lo sviluppo di una carriera o, forse, sarebbe più corretto dire che alle donne non viene permesso di avere una carriera ed allo stesso tempo una famiglia. Secondo questa linea di pensiero, per garantire una parità di genere, si dovrebbero annullare tutte le differenze biologiche tra i due sessi, sacrificando in primis la maternità. Eppure, la lotta all’emancipazione, non dovrebbero essere un’altra? Non dovrebbe mirare ad una maggiore consapevolezza collettiva, agendo e cambiando il contesto sociale e permettendo alle donne di essere davvero libere? Non dovrebbe puntare a delle politiche economiche e sociali davvero inclusive e concrete?

Cambiare il contesto per una vera emancipazione

Una donna non dovrebbe sacrificare la maternità per una piena realizzazione, al contrario, si dovrebbe lavorare per ottenere una parità di genere includendo tutte le sfere della vita femminile, prima fra tutte la maternità. Da dove iniziare? Il lavoro è l’ambiente che più di tutti mette in evidenza la disuguaglianza tra uomini e donne. Un esempio è rappresentato dalla convinzione che le donne siano poco adatte al comando perché ritenute troppo emotive e, quindi, inadeguate alla leadership. Al pregiudizio si aggiunge poi la difficoltà reale di conciliare carriera e famiglia. A dimostrarlo è il tasso di occupazione che per le donne tra i 25 e i 54 anni che hanno figli piccoli è del 57%, a fronte dell’89% degli uomini. Allungare il congedo parentale e incentivare per entrambi i genitori la possibilità di essere più flessibili nell’astensione del lavoro per i figli sono possibili soluzioni per garantire una maggiore uguaglianza di genere a tutti i livelli aziendali.